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Prezzo petrolio, ecco perché non ci sarà alcun tipo di ribasso

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Il tentativo che è stato fatto da parte di Giappone, India e Stati Uniti non ha portato ad alcun risultato utile, visto che l’OPEC non ha alcuna intenzione di aumentare ancora di più la produzione e questa decisione si può considerare come una sorta di via libera per un nuovo rally delle quotazioni.

Il prezzo del petrolio e la decisione dell’OPEC+

Il prezzo petrolio potrebbe in breve tempo ricominciare ad aumentare e magari provare a raggiungere quota 100 dollari al barile che, in base ad un gran numero di previsioni, rappresentano l’obiettivo di fine 2021 per quanto riguarda il greggio. Si tratta della logica conseguenza che si può immaginare in seguito alla scelta dei Paesi OPEC+ di non considerare nemmeno l’opzione di un incremento di carattere straordinario dei livelli produttivi.

Una richiesta, quella che si riferisce all’aumento della produzione, che era stata fatta da parte di tre Stati in modo particolare, ovvero il Giappone, gli Stati Uniti e l’India e che aveva portato a una lievissima flessione del greggio nel corso degli ultimi giorni. La chiusura dell’OPEC+ a ogni tipo di considerazione del genere non può che azzerare ogni speranza di ribassi, alimentando di conseguenza il trend rialzista.

Non è un caso, infatti, che nel corso degli ultimi giorni la quotazione del petrolio è strutturata verso un nuovo aumento. Il WTI, quindi, ha fatto registrare un incremento pari allo 0,72% toccando quota 79,38 euro, mentre il Brent aumento dello 0,5%, arrivando alla soglia di 80,94 euro. L’indicazione principale che si può ricavare da tutte queste variazioni non presenta particolari difficoltà, visto che il mercato ha ben compreso come l’OPEC+ abbia posto un vero e proprio veto ad ogni tipo di pensiero circa l’incremento della produzione.

Cosa è successo nel dettaglio

Nel corso degli ultimi giorni, diversi Stati importanti consumatori di petrolio, come i tre che abbiamo citato in precedenza, hanno fatto delle pressioni vistose ed esplicite per fare in modo che tutti quei Paesi che sono produttori e che fanno parte del cartello OPEC+ potessero valutare l’opportunità di incrementare la produzione per porre un limite al trend in continuo rialzo del rincaro del prezzo dei carburanti. C’è da dire come le chances che tale appello potesse non cadere nel vuoto erano già in partenza veramente basse.

Il no dell’Opec+

Difatti, appena la scorsa settimana, la Commissione Tecnica Congiunta dell’OPEC+ aveva modificato, al ribasso, le stime in riferimento alla domanda di petrolio nel corso degli ultimi tre mesi del 2021. Gli esperti erano d’accordo nel riconsiderare il passaggio da una carenza intorno a 1,1 milioni di barili al giorno fino a una carenza stimata all’incirca in 300 mila barili al giorno.

Una revisione al ribasso che, come si può facilmente intuire, aveva portato in dote un messaggio inequivocabile. Ovvero che le intenzioni dell’OPEC+ sono ben chiare e prevedono il rispetto completo dell’attuale programma di sviluppo, in cui è previsto un incremento della produzione solo ed esclusivamente di 400 mila barili al giorno per quanto concerne il mese di dicembre.

È chiaro che, di fronte a un simile scenario, la richiesta avanzata da India, Stati Uniti e Giappone aveva chance di successo quasi pari a zero e, in effetti, ci è voluto poco per avere la risposta, negativa, ufficiale da parte della Russia.

È stato lo stesso ministro per l’Energia della Federazione russa, ovvero Alexander Novak, a mettere in evidenza come la scelta di incrementare la produzione di petrolio di 400 mila barili mensilmente fino al termine del prossimo anno, non verrà modificata in alcun modo. Non solo, dal momento che Novak, per rinforzare tale concetto, ha voluto chiarire come il cartello OPEC+ abbia scelto di conservare i parametri attuali che sono stati stabiliti in precedenza.

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