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A Cupello confronto tra due antichissimi ferri per pizzelle dell'800

L’assessore Giuliana Chioli promuove la riscoperta delle antiche tradizioni con i ferri di Palazzo Boschetti datato 1852 e di Palazzo Chinni 1878 con stemmi distintivi e rispettive iniziali di famiglia

| di Rosaria Spagnuolo
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Tutti abbiamo avuto il piacere di assaggiare il più celebre dolce abruzzese la pizzella o ferratella. Numerose fonti vogliono che l'origine risalga addirittura al tempo dei romani, quando era in uso preparare il Crustulum, un biscotto molto simile al famoso dolce per celebrare occasioni speciali.

E’ chiamato in molti modi a seconda del paese o della zona di provenienza: pizzelle, ferratelle, cancellate, neole o nevole, tante varianti per un dolce con una lunga tradizione. Una ricetta semplice fatta di pochi ingredienti: uova, zucchero, olio e farina e aromi. La differenza più importante si deve ricercare però soprattutto nel “ferro” che si utilizza per la loro preparazione: da quelli storici, antichi patrimonio della tradizione Abruzzese, che si mettevano “a cuocere” direttamente sul fuoco, personalizzati da stemmi e simboli della famiglia, fino ad arrivare a quelli moderni elettrici.

“A Cupello nuove idee prendono forma”, annuncia l’assessore Giuliana Chioli,” esattamente come i due straordinari ferri per catarrette o pizzelle (che dir si vogliano) in tema di rievocazioni di antiche tradizioni e sapori d'altri tempi. Sono stati messi a confronto: quello di Palazzo Boschetti datato 1852 e quello di Palazzo Chinni 1878 (gentile concessione di Pietro La Torriera) con stemmi distintivi e rispettive iniziali di famiglia.

Questi due meravigliosi reperti, a differenza di quelli odierni che per praticità sono anche elettrici, hanno un’apertura “a forbice” in quanto anticamente venivano utilizzati nel camino, sistema che permetteva di rilasciare la pizzella in maniera più agevole da chi aiutava la persona impegnata nella cottura. “

Il ferro per le pizzelle, un tempo, era considerato un oggetto di valore veniva dato in dote alle future spose come simbolo di prosperità e benessere della famiglia di origine. La particolarità della tradizione è che dopo aver lasciato riposato l’impasto per il tempo necessario che serve a far scaldare la piastra si mettono due cucchiai lasciando in cottura il tempo necessario per recitare un “Ave Maria” da un lato, e un “Padre Nostro” dall’altro!

Attendiamo le prossime iniziative di Cupello per valorizzare questi antichi ferri e assaporare i sapori antichi della tradizione.

 

 

Rosaria Spagnuolo

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