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Primi rimborsi a 14 anni di distanza dal fallimento Iacovitti a Vasto

Arrivano gli acconti a chi aveva sborsato soldi per l’acquisto della prima casa

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Quando hanno ricevuto le raccomandate molti hanno pensato a uno scherzo di cattivo gusto, ma dopo aver aperto la busta si sono resi conto che l’assegno circolare era vero e che l’importo rimborsato (in alcuni casi anche 50 mila euro) non era affatto trascurabile.

Finalmente una buona notizia per una trentina di creditori chirografari che dopo tanti anni hanno riavuto indietro parte delle somme sborsate per l’acquisto della casa. Sono tutti quei cittadini incappati, loro malgrado, nel fallimento dell’impresa Iacovitti, un crac che fece molto scalpore nel 1999, anno in cui il tribunale di Vasto, dopo una serie di vicissitudini imprenditoriali, dichiarò fallite le cinque società del gruppo facente capo al costruttore Remo Iacovitti.

Una fine ingloriosa per un imprenditore che per oltre un decennio, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, realizzò centinaia di appartamenti pressoché in regime di monopolio.

«Le somme che i cittadini hanno ricevuto sono solo un primo acconto frutto della vendita di alcuni beni», spiega il curatore fallimentare, Antonio Cuculo, «nei prossimi mesi verranno messi all’asta altri immobili del gruppo che saranno oggetto di una successiva ripartizione. C’è da dire che nella quasi totalità dei tribunali italiani, in caso di fallimento di società o di ditte individuali, si riesce il più delle volte e solo in parte a rimborsare i creditori ipotecari, cioè le banche che hanno concesso i mutui, e in minima parte i creditori privilegiati. Quasi mai i creditori chirografari, circostanza che è stata invece possibile in un piccolo tribunale come quello di Vasto. Questo perché le decisioni sono state prese con immediatezza e competenza», aggiunge il commercialista, «riuscendo in tal modo a rimborsare tante persone che non si aspettavano nulla proprio in considerazione della loro posizione alla fine della graduatoria. È la dimostrazione che il tribunale vastese non deve essere chiuso perché si riescono a ottenere risultati che in uffici giudiziari di grandi dimensioni sono solo delle chimere», conclude Cuculo.

I cittadini che in questi giorni hanno ottenuto la prima tranche di rimborso si erano visti portar via appartamenti già integralmente pagati al costruttore. Dopo tanti anni dalla dichiarazione di fallimento della Iacovitti costruzioni avevano perso completamente la speranza di riavere i soldi investiti nel mattone. Invece grazie all’impegno del giudice delegato, del curatore fallimentare e del Comitato dei creditori sono state portate avanti e concluse positivamente una serie di transazioni per milioni di euro che hanno consentito di risarcire i creditori.

E proprio dal tribunale fanno sapere che altre società del gruppo Iacovitti, in questo periodo stanno portando a termine omologhe di concordato fallimentare tali da consentire altri rimborsi a creditori con delle percentuali di assegnazioni di somme non trascurabili.

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