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'E' tempo di seminare benessere', l'incontro con due giovani 'operaie della terra'

Al mercato di Santa Chiara a Vasto con Daniela e Simona Antenucci

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E’ sabato mattina ed il mercato di Santa Chiara a Vasto offre ai visitatori un mondo pieno di autentiche “bellezze della natura” in nutrienti colori e genuini frutti di stagione.

I fasci di verdure particolarmente nostrani, raccolti dalle mani degli ortolani, sono direttamente in vendita, a chilometro zero, nelle cassette e cesti del mercato ortofrutticolo e spingono il cliente alla riscoperta del valore più profondo del prodotto in un ancoraggio ad una memoria di relazioni umane di stampo autenticamente contadino. Storie popolari in una ricercata vastesità rivivono nei racconti delle anziane ortolane, scrigni malinconici di un mondo avanti negli anni e dal mancato ricambio generazionale.

Proverbi, dicerie ed inconsueti soprannomi si legano alle usanze e alla peculiarità e caratteristica dei prodotti ortofrutticoli.

Con meraviglia e stupore sono catturata dalla luminosità della “bellezza” di due giovanissime ortolane dop che vendono, a destra dell’ingresso principale del mercato ortofrutticolo, floreali carciofi dalla ridondante bontà. Le due giovani ambulanti sono le sorelle Daniela e Simona Antenucci, di 26 e 24 anni, figlie dell’agricoltore Rocco Antenucci, originarie di Cupello. Sorridenti e affabili sono l’immagine di un “benessere” germogliato dal primordiale ed ancestrale rapporto dell’uomo con la natura.

Alla domanda “Da dove nasce la scelta del mestiere dell’ortolana?” le due giovani rispondono: “Tutto è cominciato con il lavoro agricolo di papà con i carciofi. Mamma lo aiutava negli orti e noi, sin da piccole, giocando, abbiamo imparato da lei. Il  primo prodotto è stato il locale carciofo e la buona qualità della terra ben coltivata e l’eccellenza della nostrana produzione ci ha fatte, un poco alla volta, conoscere sul territorio ed adesso abbiamo anche una piccola fattoria di animali tutta a conduzione familiare. Siamo  nate in campagna e non abbiamo mai abbandonato la terra. Ci definiamo ortolane e non commercianti. Siamo, semplicemente, le operaie della terra. Coltivarla, per noi, non è un lavoro ma un passatempo, un quotidiano aiuto che diamo all’azienda della nostra famiglia. Una mano lava l’altra e ci sentiamo forti nell’unione del lavoro di braccia 'laboriose'. Certo, da giovani mamme la mattina ci alziamo molto presto per organizzare la nostra duplice attività, ma vogliamo che i nostri figli crescano nella serenità che la natura ha donato a noi e alle nostre famiglie”.

Orgogliose affermano: “Non abbiamo un marchio che ci identifichi, se non nella qualità del prodotto e nei valori racchiusi nell’onestà del cognome della nostra famiglia”.

Il buon terreno coltivato con condivisione e sinergia, intrecciato in un fascio di salutari radici ha unito ancora di più questa famiglia dando ottimi risultati. L’azienda, infatti, dalla quantomai, Denominazione di Origine Protetta, si è sviluppata e da monofamiliare adesso da lavoro alle loro quattro famiglie. Responsabilità e sacrificio quotidiano alimentano le giornate di queste lodevoli giovani ortolane incontaminate ed avulse dall’ omologato, e quanto più attuale, modello consumistico. Desiderano che i loro figli  crescano in un sano ambiente e siano il frutto di un benessere germogliato in una salutare vita a diretto contatto con il “benessere” della natura.

Fortunatamente ci sono ancora modelli originali ed unici che sopravvivono a stereotipi di “benestanti” giovani identitari di un esclusivo mondo di marche. Famiglie sempre  più disgregate e disfunzionali dove i valori sono parole formali da rispolverare nelle ricorrenze e nei giorni festivi.

Dalla stupida domanda ”Non pensate di essere giovani fuori moda?”, le ragazze saggiamente rispondono: “La campagna è sempre di moda!”.

Intelligenti e rigeneranti, le due giovani hanno dato una lungimirante e costruttiva direzione alla vita della loro famiglie. Due genitori, i coniugi Antenucci, figure di genuina saggezza popolare, che hanno saputo tramandare l’amore per il nobile mestiere di ortolano alle loro tre figlie nella ricchezza di valori che il mondo agreste custodisce. E’ necessaria una significativa e, quantomai inevitabile, svolta per i numerosi giovani catturati dal malsano ”mondo di balocchi” sempre più virtuale che li porta velocemente verso un inesorabile e cieco salto nel vuoto. 

La grande crisi offre ai giovani e alle loro famiglie una straordinaria opportunità di rinascita nella prospettiva  el cambiamento di stili di vita più “sobri”  e “salutari”, in un lavoro sempre più “attuale”, come quello nei campi e in consumi più consapevoli e responsabili. La salute si conquista giorno dopo giorno era un vecchio detto dei nonni che ci invitavano a  tavola ad assecondare la natura, senza violarla, scavalcandone i cicli delle stagioni, ma vivendola e rigenerandosi in essa. La vita semplice dei campi racchiude il seme di un “benessere” che germoglia dall’amore e della ricchezza di relazioni che traggono forza da radici sentite, curare e protette.

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