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Chi ha ancora paura dello psicoterapeuta?

Intervista a Giovanni Ruggiero

| di Rosaria Spagnuolo
| Categoria: Informazione Aziendale
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Nonostante siamo nel 2021 e la cultura psicologica continui a crescere, a svilupparsi e a rendere evidenti i suoi benefici, ancora oggi troppo spesso fa ancora paura. Infatti, mentre non esitiamo affatto a richiedere un consulto specialistico per una problematica dermatologica, un mal di denti, una fisioterapia, una visita ginecologica, ecc. e a pagare profumatamente per questo, andare dallo psicoterapeuta per un disagio psicologico o nel modo di vivere resta ancora un gradino scomodo da superare. Lo psicoterapeuta spesso finisce per far paura ed è percepito come una figura ambigua. Per affrontare questa tematica abbiamo chiesto a Giovanni Ruggiero, psicoterapeuta di Vasto di dirci il suo punto di vista, tenendo conto della sua decennale esperienza sul campo.

“C’è ancora lo stigma che chi va dallo psicoterapeuta è pazzo.” Dice Giovanni Ruggiero, “ma la pazzia non c’entra nulla. Mi piacerebbe che la gente capisse che dallo psicoterapeuta non vanno le persone che hanno problemi. I problemi li abbiamo tutti. Dallo psicoterapeuta vanno solo le persone che i problemi li vogliono risolvere. In tutte le dinamiche che si istaurano nella vita quotidiana con gli amici, i colleghi di lavoro, con i familiari, ecc. le matrici, il modo con cui ci si relaziona è sempre lo stesso. Cominciare una terapia psicologica significa darsi una possibilità di fare le cose non più seguendo il proprio automatismo, ma iniziando ad acquisire una certa libertà di scelta. La scelta diventa sempre la cosa più difficile perché abbandonare le consuetudini, rispetto al nuovo è sempre problematico, spaventa, ma è solo uscendo dalla propria Confort Zona che si possono sperimentare percorsi nuovi che possono produrre grandi cambiamenti.”

Dice Giovanni Ruggiero che i sintomi sono tantissimi, ma spesso non vengono considerati, sono tanti piccoli indicatori, come ad esempio una maggiore irritabilità, mal di testa, difficoltà nel dormire, esprimono un disagio. E’ necessario però, per seguire un percorso, amarsi, avere coraggio e sentire la necessità di abbandonare vecchi schemi, per iniziare a maturare nuove decisioni, un nuovo percorso, un nuovo ecosistema che si regge su nuovi equilibri.

Rispetto alla durata della terapia, Giovanni Ruggiero dice che può variabile, può essere più o meno breve, ma anche più lunga se implica tante situazioni, malesseri profondi, eventi traumatici molto intimi che hanno bisogno di una elaborazione più lunga, e comunque finisce quando si è introiettato la funzione curativa del terapeuta, cioè quando il paziente dovrebbe essere in grado di affrontare le sfide della propria esistenza con una maggiore autonomia, poiché è in grado di recuperare dentro di sé le risorse necessarie, costruite in precedenza nel percorso di terapia.

“C’è anche da dire che la pandemia, con le mascherine, con l’impossibilità dell’abbraccio ha reso tutto più difficile, portando conseguentemente un senso di inquietudine, incrementando sintomi già presenti, ampliando quel senso diffuso di individualismo che ci pone a non porre più l’attenzione verso l’altro, senza considerare che quell’altro siamo anche noi, diminuendo il senso di solidarietà e di vicinanza.”

“Il mio approccio”, continua Giovanni Ruggiero “è quello Gestalt, ad indirizzo Fenomenologico esistenziale e per le sue caratteristiche si presta a tutte le contaminazioni, con la musica, con il corpo, con i sogni. Focalizzo l’attenzione sulqui ed ora, eliminando le interpretazioni e centrando l’attenzione sulla persona e sull’assunzione di  responsabilità delle cose della sua vita, sviluppando l’autonomia e la capacità di “aiutare ad aiutarsi”: lavoro per far emergere le risorse partendo da una necessaria base di consapevolezza. È un approccio che poggia le sue fondamenta sull’assoluta necessità della relazione, come condizione necessaria per la genesi e lo sviluppo del processo terapeutico. Le tematiche affrontate sono molte, come le ansie, le depressioni, gli attacchi di panico. Integro la mia pratica clinica con l’approccio della Gestalt Body Psychoterapy, ovvero il lavoro terapeutico gestaltico incentrato sulla stretta e imprescindibile connessione tra corpo, mente ed emozioni. Seguo anche l’EMDR, dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico. Molto spesso questi eventi costringono la persona che li subisce a trasformare la propria vita in modo molto negativo: ansia, insonnia, tensione continua, agitazione, disturbi psicosomatici, sono solo alcune delle drammatiche conseguenze, che spessissimo insorgono a seguito di eventi stressanti e non digeriti.

“Quando ho preso l’ufficio a Vasto, in Piazza della Concordia 15, mi sono posto l’obiettivo di consentire la massima privacy delle varie persone che seguono la terapia, infatti, lo studio ha due porte una per entrare e una per uscire, così che nessuno si incontra all’ingresso. Inoltre, c’è ampio parcheggio. Ho deciso inoltre di proporre un primo incontro gratuito, di conoscenza, per vedere se il tema che si porta può essere veramente affrontato nella terapia. “

Per info: 328 0140821

https://www.psicoterapeutavasto.it/web/

 

"Il fine della terapia consiste nel far sì che il paziente non dipenda dagli altri e scopra fin dal primissimo momento che può fare molte cose, molte più cose di quelle che crede di poter fare."

F. Perls

 

Rosaria Spagnuolo

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