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Arrivederci, Invincibile Madiba!

Il rapporto tra Nelson Mandela e lo sport

| di Fabrizio Ronzitti
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A chi di voi è capitato di emozionarsi e di rimanere particolarmente colpito guardando un film sullo sport, o in cui comunque lo sport ricopriva un ruolo importante? A me è successo diverse volte, soprattutto nel recente passato, e c'è un film in particolare che, a primo impatto, mi ha lasciato davvero il segno, mi ha fatto riflettere. Si tratta di Invictus, diretto qualche anno fa da Clint Eastwood, e interpretato in maniera superba da Morgan Freeman e da Matt Damon.

La trama è tutta incentrata sul periodo della Coppa del Mondo di rugby del 1995, tenutasi in Sud Africa e fortemente voluta ed auspicata da un uomo che puntava a questo grande evento sportivo per iniziare la sua opera di pacificazione e unificazione di un Paese tremendamente diviso al suo interno.

L'uomo, l'avrete capito tutti, era Nelson Mandela, uno dei personaggi secondo me più importanti e più significativi del secolo scorso, un esempio inimitabile di forza d'animo, amore di patria e desiderio di armonia e pace tra cittadini della stessa nazione. Madiba, come è stato sempre soprannominato dai suoi concittadini, si è distinto in particolare per il suo ruolo politico e sociale, per la lotta convinta e incessante per i diritti civili dei neri e contro il vergognoso regime dell'apartheid, che l'ha portato a trascorrere un lungo periodo della sua vita in carcere, subendo sulla sua pelle tutte le angherie e le sofferenze del suo popolo, sostanzialmente sottomesso dalla minoranza bianca. Il suo più grande merito è stato quello di non cercare il potere per una sorta di rivincita o di vendetta, bensì per promuovere con forza e convinzione il processo di parificazione dei diritti tra le diverse etnie del Paese e di pacificazione tra bianchi e neri, avviando una convivenza pacifica e una netta crescita economica per il Sud Africa.

Il "veicolo" scelto da Mandela per trasmettere nel miglior modo possibile il suo messaggio, guarda caso, è stato proprio lo sport. Subito dopo la sua elezione a Presidente del Sud Africa, ha concentrato tutta la sua attenzione nell'organizzazione della Coppa del Mondo di rugby, primo grande evento sportivo a cui la nazione africana era ammessa a partecipare dopo le esclusioni dovute alla politica dell'apartheid. Nel film Invictus tutto ruota intorno al rapporto tra Mandela e François Pienaar, capitano degli Springboks (le gazzelle, il soprannome della squadra di rugby) in occasione di quel torneo, e al di là delle parti romanzate o enfatizzate la trama rispecchia molto fedelmente la realtà di quei giorni. Il legame tra questi due uomini, così diversi in tutto, diventa sempre più stretto e amichevole, superando ben presto la mera realtà sportiva, con il Presidente che convoglia tutte le sue energie per far amare il rugby alla comunità nera, che fino a quel momento lo detestava perché era lo sport preferito dai bianchi, e il giocatore che sprona con l'esempio i compagni e svolge un grandissimo ruolo di propaganda e d'immagine con la popolazione. Pienaar e gli altri membri della squadra saranno così coinvolti dal suo entusiasmo da decidere spontaneamente di visitare le ormai abbandonate prigioni di Robben Island, in cui Mandela e altri dissidenti politici erano detenuti in celle piccolissime, spaccando pietre per tutto il giorno, rimanendo fortemente toccati da quel viaggio e da quell'esperienza. Il risultato di questa collaborazione è strabiliante: il Sud Africa, pur partendo senza i favori del pronostico, sorprende tutti e si aggiudica la Coppa del Mondo, battendo in finale i fortissimi All Blacks della stella nascente Jonah Lomu. Vedere tutto lo stadio in festa, con persone di etnie così diverse unite dalla gioia per questo grande successo sportivo, esemplifica il trionfo dell'idea di Mandela, che per l'evento veste proprio la divisa di Pienaar e a fine partita gli consegna il trofeo della vittoria, in una delle immagini più belle della storia dello sport mondiale.

Un anno dopo, il Sud Africa coronerà anche il sogno di vincere per la prima volta la Coppa d'Africa di calcio, in un altro evento fortemente voluto dal Presidente e ospitato in casa, a coronamento di un biennio che a livello sportivo sarà irripetibile per la Nazione. Lasciata la carica a più di ottant'anni, Mandela rimarrà comunque una figura di rilievo per il Sud Africa e per il Mondo in genere, continuando la sua battaglia contro l'oppressione e in sostegno dei diritti umani e civili da dietro le quinte, con la sua presenza silenziosa ma al tempo stesso possente. Nel 2010, quando il suo Sud Africa è diventato la prima Nazione del Continente Nero ad ospitare una Coppa del Mondo di calcio, tutti gli occhi del Mondo saranno puntati su di lui, che a oltre novant'anni riesce a presenziare alla Finale, con la solita incrollabile forza di volontà che tante volte lo ha trascinato e spinto ad andare avanti nella vita. Sarà proprio quella l'ultima apparizione pubblica di Madiba, che se n'è andato nella notte di mercoledì, a oltre novantacinque anni, padrone del suo destino, capitano della sua anima, proprio come recita la poesia Invictus, che tanto ha apprezzato e a cui si è ispirato nei durissimi anni della prigionia, titolo del film da cui siamo partiti per questo nostro racconto.

Arrivederci Madiba, ci mancherai.

Fabrizio Ronzitti

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