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La presenza... dell'assenza

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Si sta riavvolgendo il nastro dei ricordi in una memoria ancora viva in noi. Una memoria maestra di vita in valori legati all'incontro. Dare spazio a pensieri che allontanano tutti dall'amica solitudine e dalla paura di eventi minacciosi ci apre nuove modalità di comunicazione.

Il bicchiere pieno è la forza di sentire la "presenza dell'assenza", un "noi" differentemente vivente. Siamo chiusi in casa in attesa di eventi rassicuranti. Ci si sintonizza con se stessi e i valori di una comunicazione molte volte sottovalutata. Stiamo dando respiro alle nostre emozioni risentendole nella loro assenza.

Un abbraccio è spesso l'inizio di una storia d'amore, il passeggiare mano nella mano, la carezza che tocca il cuore, ed il bacio che apre le danze di corpi che donano respiro, calore e gioioso amore. Sono gesti dono di "amore". Il virus dà spazio ad un nuovo linguaggio, quello di cui la nostra società è deficitaria, le parole sono presenti nel vocabolario delle parole astratte, quelle che non si toccano come un vestito, una macchina, una bella villa, ma si sentono, come “generosità, gentilezza, altruismo". Sì, stiamo imparando ad essere differentemente "disponibili".

Amo ricordare la frase del filosofo francese Marcel che affermava: "La disponibilità è l'essere tutto intero per l'altro quando questo ha bisogno di noi". Lo scrittore Antonio Galdo, nel libro "L'egoismo è finito", fotografa le modalità di un vivere che va "oltre" e supera i limiti di un io poco sintonizzato con se stesso e sempre in corsa.

Vorrei concludere ricordando un libro a me molto caro di Tiziano Terzani, dal titolo "Un Indovino mi disse": “Più ci si guarda attorno, più ci si rende conto che il nostro modo di vivere si fa sempre più insensato. Tutti corrono, ma verso dove? Perché? Molti sentono che questo correre non ci si addice e che ci fa perdere tanti vecchi piaceri. Ma chi ha ormai il coraggio di dire: 'Fermi! Cambiamo strada'?

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