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Il grande presepe in casa, la tradizione continua

| di Luigi Medea
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Papa Francesco all’inizio dell’Avvento 2019 si è recato a Greccio, in provincia di Rieti, nel luogo dove San Francesco fece il primo presepe.

A Greccio il Papa ha firmato una lettera apostolica “Admirabile signum” sul significato e il valore del presepe che, “caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia”. Composto da dieci punti il testo ha l’intento di “sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza”.

Vasto è da sempre legata alla tradizione del presepe. Soprattutto le parrocchie della città lo hanno allestito con architetture diverse, ma che hanno tutte la finalità di indicare ai fedeli la rappresentazione visiva del Mistero del Figlio di Dio che viene fra noi. Ma sono da lodare anche le singole famiglie vastesi che, piccolo o grande, il presepe lo hanno fatto, secondo le indicazioni del Papa, nella propria casa.

È ancora una volta da segnalare quello preparato nella veranda di casa dalla prof.ssa Angela Tommasi, già docente di Arte e Immagine nella Scuola Media “Rossetti”.

Un presepe grande (più di cinque mq) costruito con dovizia di particolari e con centinaia e centinaia di luci, che illuminano il cielo e i numerosi paesaggi, realizzati tutti a mano.
“Il presepe della nostra famiglia - dichiara la prof.ssa Tommasi - oltre a contenere alcune vecchie statuine, che ho ereditato ad Isernia da mio padre Michele e la cui manifattura risale a 65 anni fa, presenta quest’anno anche scene con personaggi che si muovono nel compiere i loro mestieri (fabbro, lavandaia, pizzaiolo, contadina, fabbricatore di mattoni, pescivendolo, la donna con le galline, l’uomo che tira il secchiello dal balcone)”.
“Lo faccio da tanto tempo, - ha aggiunto la prof.ssa Tommasi - ma quest’anno sono stata invogliata maggiormente dalle parole di Papa Francesco inserendo tutti i segni da Lui indicati nella sua Lettera Apostolica: la grotta, Maria e Giuseppe, la statuina di Gesù Bambino e poi il cielo stellato nel buio e nel silenzio della notte; le rovine di case e palazzi antichi; montagne, ruscelli, pecore, pastori; angeli e stella cometa; statuine simboliche: i poveri prima di tutto e poi gli altri che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici, ma che esprimono in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù che c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura”.

Luigi Medea

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