Rimani sempre aggiornato sulle notizie di histonium.net
Diventa nostro Fan su Facebook!
Spazio Aperto è uno spazio offerto alla città, alle associazioni, agli enti, a quanti intendono partecipare alla vita sociale e culturale del territorio. Scopri di più.

La coltivazione del grano ieri e oggi

Semina del grano e uccisione del maiale, tra tradizione e modernità

| di Selim Squillace
| Categoria: Territorio | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
STAMPA

La semina del grano nella zona dell’Alto Vastese avviene in autunno inoltrato, precisamente dalla metà di novembre alla metà di dicembre. Quest’anno, purtroppo, non è andata come si pensava a causa delle frequentissime piogge, così da allungare notevolmente i tempi di preparazione del terreno.

A partire dai primi anni dopo la seconda guerra mondiale la tecnica di coltivazione del frumento ha subito profonde trasformazioni grazie all’avanzamento della ricerca scientifica e al massiccio impiego di diserbanti e fungicidi per mantenere alte le proprietà organolettiche del grano.

Il primo passo è quello dell'aratura del campo dove vengono smossi piccoli canali di terra chiamati solchi. In seguito, utilizzando l'erpice il terreno viene spianato e le zolle di terra formatesi con l'aratura vengono sminuzzate e frantumate. L'operazione di semina viene fatta con la seminatrice, con la quale l'agricoltore depone i semi nei solchi precedentemente preparati, ricoprendoli poi con altra terra. Questo è il metodo moderno, quello utilizzato negli ultimi decenni dagli agricoltori, e che a causa alla meccanizzazione hanno sostituito gli agricoltori stessi: per farci un’idea concreta della situazione dove prima dovevano essere impiegate le braccia di dieci contadini ora ce ne vogliono tre. Prima invece il procedimento di aratura avveniva con strumenti rudimentali, la semina veniva eseguita ponendosi sulla schiena un pesante sacco con delle corde che fasciavano a croce il torace e il seme veniva sparso a mano. In seguito chi se lo poteva permettere procedeva con l’ erpice, strumento considerato all’avanguardia in passato e quindi per pochi, altrimenti a semina terminata si facevano passare le pecore che concimavano. Per la raccolta invece si impiegava la falce e con i filamenti del grano si facevano i legacci per i covoni pronti per la trebbiatura che avveniva dopo aver completato la mietitura di tutto il campo, in un posto scelto a priori dove fosse presente una sorgente d’acqua come un pozzo o nei pressi di una masseria, comunque in una posizione ventilata. La trebbiatura consisteva nel trasportare i covoni di grano nella posizione stabilita mediante l’uso dei traini; il carico e lo scarico avveniva tramite le forche.

Una grande attenzione veniva posta sulla fasi lunari. Se la luna era crescente era segno di buon auspicio e sicuramente il terreno avrebbe fruttato genuini risultati, con la luna calante invece, si cercava di evitare ogni possibile semina. La festa finale, premio per tanta fatica, era l’uccisione del maiale una festa familiare strettamente collegata alla semina, che coinvolgeva tutta la famiglia.

Oggi è tutto meccanizzato e di suggestivo rimane solo il paesaggio estivo contornato da campi dai toni dorati delle balle di fieno.

Silvano, agricoltore da 50 anni afferma che: “Si sta assistendo ad un ritorno all’agricoltura da parte dei giovani ma molto molto lento, a causa dell’investimento economico che bisogna impiegare per l’acquisto di macchinari”.

Selim Squillace

Contatti

redazione@histonium.net
tel. 0873.344007
fax 0873.549800
Via Duca degli Abruzzi, 54
66050 - San Salvo
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK