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Motomondiale al via senza Andrea Iannone: ecco perché la sua carriera è a rischio

Il pilota vastese, squalificato per doping, è ancora in attesa della sentenza del Tas di Losanna

| di Nicola Di Santo
| Categoria: Sport
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Foto tratta da corsedimoto.com

Il Motomondiale ai tempi del Covid-19, in un mare di dubbi e anomalie, vanta almeno una certezza: Andrea Iannone non sarà ai nastri di partenza della prima gara di MotoGP, in programma questo weekend sul circuito di Jerez de la Frontera. Il Tas di Losanna, come prevedibile, non ha deciso in tempo utile sulla condanna a 18 mesi per doping inflitta lo scorso aprile al pilota di Vasto, rimandando la sentenza presumibilmente alla fine dell’estate.

Eppure sull’innocenza di Iannone non ci sono stati mai dubbi, sin dalle fasi iniziali della vicenda. Persino la stessa Fim, che gli aveva comminato la sospensione dalle competizioni, gli aveva contestualmente riconosciuto l’involontarietà dell’assunzione di steroidi anabolizzanti, dovuta a una bistecca consumata lo scorso novembre a Sepang durante il weekend del Gp di Malesia. Come sottolineato anche dall’ad di Aprilia Massimo Rivola, la Federazione aveva infatti “sancito che non c’è stata un’assunzione prolungata. Tanto più che è accertato come la sostanza incriminata non migliori le performance nel motociclismo”.  

Sul “Maniaco” però pende una scure non da poco: la Wada, l’Agenzia Mondiale Anti-Doping, ha chiesto infatti una squalifica di ben 4 anni. Nulla di particolarmente sorprendente, se si considera che questa sorte finora è toccata ai tutti gli atleti recentemente risultati positivi alla medesima sostanza, il drostanolone, e che non erano stati in grado di dimostrarne l’introduzione accidentale nei loro organismi. Soltanto in questo caso, per Iannone si potrebbe immaginare una forte riduzione della pena. Ma finora a nulla sono servite le prove portate in tribunale a sostegno dell’innocenza del pilota, al cui fianco si sono schierati anche ex colleghi eccellenti come Biaggi, Lorenzo e Capirossi.

L’ex manager di Iannone, Carlo Pernat, in un’intervista dello scorso giugno aveva lanciato un fortissimo campanello d’allarme, dichiarando che la richiesta della Wada “non sta né in cielo né in terra. […] In questo momento anche se gli dessero due anni sarebbe troppo. Purtroppo ho l’impressione che si vada verso quella strada lì, perché la Wada vuole creare un precedente”.

A preoccupare, inoltre, è il continuo e inspiegabile dilungarsi dei tempi sulla decisione definitiva, che si protrae ormai da molti mesi. Per Rivola, come dichiarato un paio di settimane fa, non è un buon segno: “Siamo stati informati a metà dicembre 2019 e non abbiamo ancora un risultato finale a giugno. Se voglio lamentarmi di qualcosa, riguarda i tempi delle autorità competenti. Si spera che il processo venga abbreviato”.

Intanto, a sostituire il pilota di Vasto toccherà al collaudatore dell’Aprilia Bradley Smith. Se dovesse essere confermata la squalifica di 18 mesi, il n. 29 sarà costretto a prendersi un anno sabbatico, e la casa di Noale dovrà di conseguenza guardarsi intorno in sede di mercato. Cosa che finora non è stata fatta, come ha assicurato il direttore tecnico Romano Albesiano, il quale ha invece ribadito la totale fiducia di Aprilia nei confronti del suo alfiere: “Abbiamo lavorato anni per costruire una formazione di piloti forti come quella che abbiamo, ora ci troviamo in questa situazione folle. Ci fidiamo di Andrea, vogliamo confermarlo per il futuro”.

Un futuro che però pare pieno di nubi oscure e pesanti per Iannone, che dovrà guardare da casa la gara di Jerez e rinunciare all’evoluzione della sua RS-GP 2020, moto sviluppata principalmente in base alle sue indicazioni. La sua carriera pare davanti a un bivio, o meglio davanti a uno stop in ogni caso lunghissimo e irrimediabile, sul quale ogni ulteriore riflessione è per ora rimandata. Esattamente come la sentenza del Tas di Losanna, che si spera possa mettere al più presto la parola “fine” a questa vicenda dai toni kafkiani.

Nicola Di Santo

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