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Italia Under 19 in semifinale: i ragazzi battono la Serbia 2-1 e adesso sognano in grande

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Una partita tutt'altro che semplice

Diciamo la verità: nessuno si aspettava una passeggiata. La Serbia non è mai una squadra da sottovalutare, nemmeno a livello giovanile, anzi forse proprio a livello giovanile ti mette in difficoltà in modi che non ti aspetti. E infatti la partita è stata esattamente quello che temevi che fosse: complicata, nervosa, con quel sapore amaro di quando le cose non girano come vorresti e devi trovare dentro di te qualcosa di extra per venirne fuori. Alla fine però l'Italia Under 19 ce l'ha fatta. 2-1, semifinale conquistata, e un gruppo di ragazzi che adesso ha tutto il diritto di sentirsi qualcosa di speciale.

Il primo tempo che non ti aspetti

Partiamo da un dettaglio che mi ha colpito.

Il primo tempo non è stato bello. Punto. La Serbia pressava alto, chiudeva le linee di passaggio con una disciplina tattica francamente sorprendente per una squadra under 19, e l'Italia faceva fatica a trovare gli spazi che cercava. C'era un po' quella sensazione scomoda di quando guardi una partita e pensi "ma dove vuole andare questa squadra?" Eppure, e questo è il bello, gli azzurrini non hanno mai smesso di provarci. Niente panico, niente testa bassa. Hanno continuato a giocare il loro calcio, ad aspettare il momento giusto, e alla fine il momento è arrivato.

Il gol che ha cambiato tutto

Il primo gol è nato da un'azione costruita con pazienza, uno di quegli inserimenti ben temporizzati che ti fanno capire che chi gioca sa esattamente cosa sta facendo. Non un tiro dalla distanza, non un episodio casuale. Qualcosa di pensato. E quando una squadra giovane segna in quel modo, capisci che dietro c'è un lavoro serio.

Il pareggio della Serbia e la risposta azzurra

Ma la Serbia ha pareggiato. Ovvio, quasi inevitabile.

E lì è venuto fuori il vero carattere del gruppo. Perché dopo il pareggio avversario c'è sempre quel momento di smarrimento, quella finestra di cinque o dieci minuti in cui una squadra può perdere il filo completamente. L'Italia invece ha stretto i denti, ha tenuto il campo, e nella ripresa ha trovato il gol della vittoria nel modo più convincente possibile. Costruito, voluto, cercato. Non regalato dall'avversario.

Una generazione che ha cambiato il racconto

Beh, guardando questa generazione mi viene da pensare a quanto sia cambiato il racconto attorno al calcio giovanile italiano negli ultimi anni. C'era un periodo, neanche troppo lontano, in cui le nazionali under sembravano quasi un argomento da evitare. Risultati deludenti, uscite premature agli Europei, e quella narrazione pesante del "i giovani italiani non sanno più giocare a calcio". Una cosa che sentivi ripetere ovunque, dai bar agli studi televisivi, con quella rassegnazione collettiva che dopo un po' diventa quasi profetica.

Adesso il racconto è diverso. E questa semifinale lo dimostra in modo abbastanza netto.

Il segreto di questo gruppo

Quello che mi ha convinto di questa squadra, più del risultato in sé, è la mentalità collettiva che si percepisce. Non c'è un fuoriclasse che trascina tutti sulle spalle, non c'è quel singolo nome che campeggia sopra agli altri e senza il quale la squadra smette di funzionare. C'è un gruppo vero, nel senso più concreto del termine. Ragazzi che difendono insieme, che attaccano insieme, che quando le cose si complicano non si guardano intorno cercando qualcun altro che risolva il problema.

Il lavoro del ct e la gestione dei cambi

Costruire una cosa del genere in una nazionale giovanile, dove i ragazzi si ritrovano solo per le finestre delle competizioni e hanno pochissimo tempo per amalgamarsi, è tutt'altro che scontato. Il ct ha fatto qualcosa di importante, anche nella gestione dei cambi in un momento delicato della partita. Cambiare l'inerzia dalla panchina quando hai venti minuti a disposizione e l'avversario ha già studiato ogni tuo movimento non è banale. Ma ha funzionato.

I vivai italiani e il calcio che cresce dal basso

C'è anche un discorso più ampio che vale la pena fare, quello dei settori giovanili italiani nel loro complesso. Questi ragazzi vengono da club diversi, contesti diversi, alcuni già proiettati verso il calcio professionistico, altri ancora immersi nella realtà delle giovanili. Il fatto che riescano a integrarsi così rapidamente quando indossano la maglia azzurra dice qualcosa di positivo su come si sta lavorando nei vivai. È un segnale che forse, finalmente, qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta. Anche nelle realtà territoriali, del resto, si costruisce futuro: storie come quella dei nuovi innesti Lanziani ed Hernandez alla Pro Vasto ricordano che il calcio italiano cresce anche dal basso, mattone su mattone.

Adesso testa alla semifinale

La semifinale adesso è l'orizzonte immediato. Sarà un'altra storia, contro avversari che sono arrivati fin lì per le stesse ragioni per cui ci siamo arrivati noi: hanno vinto le partite difficili, hanno gestito la pressione, hanno qualcosa in più. Servirà probabilmente più fluidità nella manovra, meno sbavature nella fase di costruzione, e quella cattiveria agonistica che nelle grandi partite fa sempre la differenza tra il vincere e il perdere. Ma questo gruppo ha già dimostrato di saper trovare le risorse quando servono davvero. E questo, credo, è la cosa che conta di più. Per seguire le quote e le news sportive legate a queste competizioni, https://www.supabet.it.com/ offre aggiornamenti e approfondimenti utili per chi vuole restare sempre informato.

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