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Dario Leone: “La stimolazione sensoriale e cognitiva per rallentare le patologie neurodegenerative dell’anziano”

“Il futuro non troppo lontano per gli anziani autosufficienti è vivere nelle residenze diffuse per ritrovare il tessuto comunitario e ritrovare la felicità”

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Dario Leonescrittore, sociologo, attualmente anche portavoce nazionale del movimento politico che promuove l’unità dei comunisti in tutt’Italia “Costituente Comunista”, è anche amministratore unico della Residenza per anziani “Villa delle Rose” a Pollutri. Racconta che ha da subito attuato una sfida, quella di portare lo studio sociologico all’interno della struttura, in particolare la socioterapia, considerando che gli anziani non sono solo portatori di patologie, ma ricchi di competenze che possono essere valorizzate e condivise a favore di una migliore relazione tra gli ospiti. Propone attività di stimolazione sensoriale e stimolazione cognitiva, per esempio con un visore tridimensionale, per immergersi virtualmente nei luoghi della propria memoria. “Ci sono tantissimi studi”, spiega Dario Leone, “che chiariscono come queste attività possono avere un ruolo importantissimo nel rallentamento delle patologie neurodegenerative degli anziani. La terapia farmacologica non è da sola la soluzione, è l’architrave, ma va stimolata la persona.” D qui tante esperienze proposte, anche in base alle stagioni, dal realizzare cesti, al lavoro a maglia, alla scultura, all’orto sociale che creano un miglioramento del benessere dei 25 anziani ospiti della struttura. 

“A questo si aggiunge l’assistenza e il monitoraggio continuo degli ospiti con la convenzione dei migliori professionisti del territorio. Siamo considerati tra le 800 migliori case di riposo d’Italia e spesso arrivano anche ospiti da altre regioni, con una formazione continua del personale.” Racconta Dario Leone. “Tanti sono gli studi su come potrà essere la vita futura degli anziani autosufficienti. Ci aspettiamo tutti una vita senile protratta nel tempo, ma con quali modalità? Si sta parlando molto ora di residenza comunitaria diffusa, che permette agli anziani di mantenere la propria intimità e indipendenza, condividendo con gli altri spazi e servizi comuni. Un borgo che diventa a misura di anziano, mantenendo l’autonomia in un circolo virtuoso in cui l’accoglienza e la solidarietà diventano il fulcro per realizzare una convivenza basata sull’ideale di una società giusta e felice. Abitazioni adeguate e servizi centralizzati, senza tralasciare la presenza continua di assistenza infermieristica e medica, restituendo a questi luoghi il loro maggior valore: il senso di comunità. Riusciremo a creare strutture così anche nei borghi abruzzesi?” 

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