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TAURAN A VASTO: ''LA GUERRA UN'AVVENTURA SENZA RITORNO''

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Nonostante l'inclemenza del tempo, sono stati in molti ad accogliere nella Chiesa di Santa Maria Maggiore il Cardinale Jean-Louis Tauran. Tauran, dopo essere stato presentato dall'arcivescovo Forte, che lo ha anche ringraziato per la sua disponibilità a mettersi al servizio della Chiesa locale di Chieti-Vasto, utilizzando da una parte la sua profonda conoscenza della dottrina sociale cristiana e dall'altra la sua lunga esperienza diplomatica (ben 15 anni), in qualità di Segretario della Santa Sede con gli Stati, soprattutto in medio oriente, ha affrontato l'impegnativo tema ''La Chiesa al servizio della Pace''. Tauran ha subito precisato che avrebbe trattato solo due aspetti dell'argomento, che si presenta vasto e complesso, innanzitutto l'aspetto della Chiesa che annuncia la pace, e poi l'aspetto dell'impegno della Santa Sede per favorire la pace. Per quanto riguardo il primo punto il Cardinale ha chiarito che la Chiesa fin dalla sua nascita ha sempre annunciato la pace. Lo ha fatto e lo continua a fare: con la preghiera, con la celebrazione dei sacramenti, con la formazione delle coscienze, con l'invito ad essere fratelli e solidali con tutti. Affrontando il secondo punto, Tauran ha richiamato innanzitutto una frase del Card. Martini: ''Come la pace è simbolo e sintesi di tutti i beni, così la guerra è simbolo e sintesi di tutti i mali''. Ed ha aggiunto: ''La guerra si annida dentro di noi, attraverso tre atteggiamenti negativi: la paura della differenza, che porta alla ghettizzazione; la considerazione dell'altro come concorrente e come qualcuno da eliminare; la sete di possesso''. Di qui l'impegno della Chiesa a portare avanti la pastorale della Pace, invitando innanzitutto alla conversione personale (pentirsi ed essere in pace con se stessi) e poi proclamando alcuni valori, quali: il rispetto della persona umana, il servizio alla famiglia, la ricerca della giustizia, l'accettazione delle differenze e del pluralismo, la valorizzazione del diritto internazionale e il rifiuto della guerra. ''Non si può negare ai governi la legittima difesa, - ha detto a questo punto il Cardinale - ma i cristiani sono dei pacificatori, fondando la costruzione della pace sulla verità, la giustizia, l'amore e la libertà. Il cristiano, rifiutando l'intolleranza, deve ricercare la verità nel pluralismo. La guerra resta un'avventura senza ritorno, una sconfitta per l'umanità, lo strumento più inefficace per ottenere la pace''. Incisive sono state le applicazioni conclusive. Ognuno di noi non costruisce la pace, ha detto Tauran, quando non apprezza la virtù degli altri, quando lavora per due per avere il superfluo (togliendo ad altri il posto di lavoro), quando non perdona, quando pensa solo ai suoi interessi, quando si mette dalla parte del potente. La costruisce, invece, quando al posto del no mette il sì, quando al posto della morte mette la vita, quando al posto dell'io mette Dio. La misura dell'amore è amare senza misura: questo è impegno fecondo per la costruzione della pace!
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