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Trentesimo anniversario della strage di Capaci, il ricordo del giudice Falcone e le orme del cammino doveroso oggi come nel 1992

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Strage di Capaci, la giornata di oggi resterà per sempre legata a quanto accadde quel maledetto pomeriggio di ormai 30 anni fa. In un devastante attentato la mafia assassinò Giovanni Falcone, la moglie (anch’essa magistrato) Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Sopravvissero all’esplosione dell’autobomba che sventrò l’autostrada solo gli agenti della scorta che si trovavano nella terza auto Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Trent’anni, esattamente sei lustri, son passati dalla strage di Capaci. Viva è la memoria e in tutta Italia innumerevoli sono le cerimonie, le commemorazioni, le celebrazioni e i ricordi. Occasioni di forte commozione e gratitudine e d’impegno a proseguire sulla strada tracciata in quegli anni dal pool antimafia in cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano i magistrati più conosciuti. “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”, ad una celebre frase di Falcone ha affidato questa mattina sui social il ricordo del trentennale della strage di Capaci la vicesindaca di Casalbordino Carla Zinni. “A trent'anni dalla strage di Capaci, dove perse la vita il Giudice Giovanni Falcone insieme alla sua scorta, ricordare è importante, ma è necessario seguire le orme tracciate verso un cammino di libertà, senza più mafia – il commosso pensiero della delegata della giunta Marinucci - #FalconeVive”. 

Le orme di Falcone, il cammino tracciato in quegli anni dal pool antimafia di Palermo, non è stato interrotto dalla strategia stragista di Riina. I suoi frutti, il “metodo Falcone” di indagine studiato e applicato già in quegli anni anche dall’FBI, vive e prosegue nelle grandi intuizioni e strategie che il giudice portò avanti ad ogni livello istituzionale. Il “metodo Falcone”, il suo impegno e le strategie del pool (all’epoca guidata da Antonino Caponnetto) portarono alla creazione della Procura Nazionale antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia(DIA). Le mafie mutano, hanno cambiato pelle, “follow the money” (seguire il denaro come indicava proprio Falcone) oggi porta a conoscere, contrastare e combattere mafie che non sono più solo quelle di trent’anni fa. E uno degli strumenti più importanti, degli avamposti di questa lettura e azione sono proprio la Procura nazionale antimafia e la Direzione Investigativa Antimafia. Le pubblicazioni semestrali delle relazioni  su attività svolta e risultati conseguiti ne sono importante dimostrazione. Anche sul nostro territorio.

L’ultima relazione pubblicata è relativa al primo semestre dell’anno scorso. Nel capitolo dedicato all’Abruzzo un focus è dedicato anche al vastese. Notevole attenzione alle presenze della camorra campana e delle quarte mafie foggiane. Attive, queste ultime, soprattutto sul traffico di droghe, sul riciclaggio di capitali e sul traffico di rifiuti. È datata primavera dell’anno scorso l’inchiesta partita dalla Puglia, che ha coinvolto anche Campania e Vasto, su un traffico di rifiuti la cui destinazione era un capannone a Punta Penna. Gli inquirenti hanno sottolineato che le ecoballe stoccate qui emanavano anche fortissimi sgradevoli odori, vere e proprie puzze. Riciclaggio di capitali e traffico di droga negli anni hanno visto importanti maxi operazioni coinvolgere vari comuni del comprensorio, Vasto e per esempio San Salvo e Casalbordino. Quest’ultima le ultime volte nel novembre scorso e nell’aprile scorso. Le relazioni semestrali della DIA, compresa l’ultima pubblicata, hanno sempre sottolineato che l’Abruzzo e il nostro comprensorio non sono zone a tradizionale e radicata presenza mafiosa. Ma i rischi ci sono, esistono e sono sempre in agguato. Sui reati più diffusi da parte delle mafie foggiane - predatori come rapine e assalti a portavalori, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio e traffico di stupefacenti – ha acceso i riflettori il procuratore aggiunto di Foggia Antonio Laronga. Autore del libro “Quarta mafia. La criminalità organizzata foggiana nel racconto di un magistrato sul fronte”, presentato l’estate scorsa in una serata organizzata dalla “Nuova Libreria” di piazza Barbacani a Vasto. Intervistato nell’occasione il procuratore Laronga condivise una riflessione e un monito: il vastese e tutto l’Abruzzo sono terre bellissime che dobbiamo difendere con amore. Un impegno importante, ancor di più alla luce del trentennale della strage di Capaci, che sarebbe la miglior maniera per commemorare Giovanni Falcone e proseguire sulle sue “orme”. 

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