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"Nella mia debolezza estrema ero molto più forte del mio assassino" (Liliana Segre)

Cerimonia in piazza Umberto I a Casalbordino per la Giornata della Memoria

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“L’Olocausto è quella pagina del libro da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria” scrisse Primo Levi. L’importanza della memoria, ricordare quel che è stato perché non accade mai più, non cancellare gli orrori del passato per imparare a non essere indifferenti nel presente. È l’importante lezione della Storia ribadita nei saluti iniziali dal vicesindaco Carla Zinni durante la toccante e sentita cerimonia di questa mattina in piazza Umberto I a Casalbordino.

 Una cerimonia che ha visto protagoniste le scuole e a cui hanno partecipato le associazioni combattentistiche del territorio, l’amministrazione comunale rappresentata dal Vicesindaco, dalla Presidente del Consiglio Comunale Alessandra D’Aurizio, dagli assessori Umberto D’Agostino e Paola Basile e dai consiglieri Valeria Bucciarelli, Francesco Di Cocco e Maurizio Di Rito. Gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Casalbordino hanno condiviso riflessioni sulla Giornata della Memoria, sull’Olocausto leggendo alcuni testi di Liliana Segre, Charlie Chaplin e Salvatore Quasimodo.

Scolpitelo nel vostro cuore”, il libro della senatrice a vita sopravvissuta ai campi di concentramento Liliana Segre, è stata la testimonianza letta in piazza dai bambini. “Quando il mio carceriere buttò la pistola ai miei piedi, io la vidi e pensai: ‘Adesso lo uccido’. Mi ero nutrita di odio e di vendetta, per tutto il male altrui che avevo visto. Mi sembrava il giusto finale di quello che avevo sofferto. Fu un attimo irripetibile.  Ma capii che non avrei mai potuto uccidere nessuno e che ero tanto diversa dal mio assassino. Io nella mia debolezza estrema ero molto più forte del mio assassino, non avrei mai potuto raccogliere quella pistola.  Avevo sognato di vendicarmi, ma ho scelto la vita. Chi sceglie la vita, non la può togliere a qualcun altro. Da quel momento sono stata libera”. Così Liliana Segre ha raccontato uno dei momenti più drammatici e terribili della sua prigionia, parole che trasmettono tutto l’orrore dei lager e che ancora oggi giungono dritti al cuore e alle menti.

Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell'odio, condotti a passo d'oca verso le cose più abiette”. Sono questi i primi passi del Discorso all’Umanità pronunciato da Charlie Chaplin nella scena finale del film “Il Grande Dittatore” (1940) letto dai bambini in piazza. “Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente”, parole di Chaplin che descrivono profeticamente quel che stava iniziando ad avvenire nel cuore dell’Europa dominata dai nazisti.

Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l'avidità e l'odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti”. Così concludeva Chaplin ottantadue anni fa, parole che sono risuonate – forti e attuali, vibranti ed emozionanti – questa mattina nella cerimonia dalla voce dei bambini.

 

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