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A proposito di sanità

Le riflessioni della dott.ssa Maria Amato

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Io non devo difendere nessuno, né la Regione e né il DG, ma i risvegli a tempo come le bombe a orologeria qualche dubbio me lo sollevano sempre.

Sono passate sotto silenzio negli anni le differenze di allocazione di risorse tra pubblico e privato, e ora, dopo due anni e più di Covid si soffia sul fuoco delle liste d'attesa, ovviamente non una parola sull'appropriatezza delle prestazioni, troppo impopolare dire alle persone che devono essere giustamente sottoposte a una prestazione che a fare la fila davanti a loro ci sono quelli a cui si dovrebbe dire "questa prestazione non ti serve oppure tu puoi aspettare".

Parlano di tecnologie come se la questione risorse per il parco macchine e per l'ammodernamento tecnologico negli anni prima di Thomas Schael fosse stata affrontata non dico con equità, la parola è troppo grossa, ma in scienza e coscienza.

L'ospedale di Vasto si è impoverito da anni, serve una pianificazione vera ma quella davvero fatta con equità e dopo aver definito sulla carta le priorità nessuno dovrebbe tirare separatamente per la giacca il dg, perché il policlinico di Chieti ha bisogno..., perché a Chieti bisogna investire..., perché Chieti è il centro hub..., perché Chieti... 

Non una parola da parte dei Sindaci sul Dea di II livello, su Chieti e Pescara, no quello resta un tabù, non sia mai ad avere il coraggio dell'ospedale di area metropolitana che, allora si, potrebbe essere riferimento per tutti, lasciando crescere ed operare gli ospedali della provincia per quello che è loro compito e riconoscendone la vocazione.

Dov'è l'appello per la nomina dei primari, per una equa rappresentanza dei territori negli organismi sanitari aziendali?

Il disegno delle Province, il rapporto di dualità Chieti e Pescara lo paghiamo tutti, lo pagano loro con quei due baluardi antichi in concorrenza tra di loro e col privato, ma lo subiamo soprattutto noi, ridotti a fare "i cugini di campagna", quelli che per parlare con la direzione si devono prendere le ferie.

C'è un cartello davanti alla direzione a Chieti che dice che bisogna almeno togliersi la divisa ospedaliera per entrare lì, la dice lunga sui frequentatori che non sono certo i vastesi.

Non una parola sui palazzetti e sui vaccini, un potentissimo strumento di cui vantarsi da parte del Comune e da non considerare tra gli elementi positivi per questa direzione che per la lotta è l'assistenza al Covid in questi anni ha investito tantissime risorse e aggravato il debito. 

Il debito è della sanità regionale ripartito sulle Asl, certo con qualche magheggio, con qualche artificio contabile che in altre regioni è stato fatto, forse i numeri sarebbero stati migliori.

Forse se per tempo si fosse investito sulla medicina del territorio, non staremmo a dover decongestionare gli ospedali, perché non sono le ore di assistenza domiciliare a fare la differenza come dice qualcuno, ma la organizzazione della rete della assistenza territoriale, l'utilizzo razionale della telemedicina e la professionalità di medici e professioni sanitarie.

Il grido di dolore della montagna è lo stesso se non più forte di quello del sud, e su questo l'appello al direttore dovrebbe essere accompagnato dal "vieni a vedere con i tuoi occhi, non di passaggio, toccata e fuga, vieni e ascolta la paura di chi è passato attraverso malattie tempo dipendenti, un ictus, un infarto.

Vieni direttore e guarda negli occhi chi ha perso una persona cara per un tempo troppo lungo". 

Mi viene da fare sempre lo stesso pensiero, molti degli attori, non tutti, sono gli stessi prima e dopo Schael e se ci si mettesse con pazienza a cercare tra le carte se ne troverebbero tante del 2018, 2019, qualcuna anche del 2017 per cui stiamo pagando le conseguenze ora.

È già la seconda volta che il Sindaco di Vasto non partecipa ai lavori di questo organismo eppure con la sua esperienza di segretario dell'assessore della Sanità dovrebbe essere un fine conoscitore delle questioni e dare il suo contributo. 

Il diritto alla salute è una cosa troppo preziosa per usarlo in modo pretestuoso come una clava per la propaganda e il sistema sanitario nazionale troppo delicato, sull'orlo del burrone per essere tirato a destra e a manca e per essere trattato come si fa con gli asfalti.

Che grande rivoluzione se invece di cercare tra il mio, il suo, si cercasse per trovare il più bravo, uno con cui non giocare al tiro al bersaglio a ogni elezione!

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