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Intitolazione del Belvedere Romani a Silvio Petroro

Il punto di vista di Luigi Murolo

| di Luigi Murolo
| Categoria: Attualità
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E’ semplice dir male delle cose che si fanno come è semplice dir male di quelle che non si fanno. Difatti, non è questo il senso del presente intervento. Per quanto mi riguarda, voglio semplicemente porre l’attenzione su di una vicenda che ho avuto occasione di leggere sugli organi di informazione cittadini. Parlo dell’intitolazione del Belvedere Romani a Silvio Petroro. Un eventuale visitatore del luogo avrebbe il piacere di conoscere dalla targa notizie minime sul personaggio ricordato: almeno data di nascita e morte. Ma niente (provvedo io: 1930-2009). Nemmeno una rapida notiziola sulla motivazione del tipo: «ambasciatore dell’emigrazione vastese» o qualcosa di simile. Insomma, che cosa resta? Un nome, soltanto un nome, di cui si presuppone che tutti sappiano chi sia. Quasi a dire che tutti – dico tutti – siano tenuti a sapere chi fossero – tanto per fare qualche esempio – Ettore Janni, F. Ritucci Chinni, Luigi Anelli, Mario Molino ecc. –. Una pessima abitudine che dura da sempre. Tanto per sottolineare qualche aspetto, la denominazione di strade ottocentesche come Buzio, Eloidia, Sestia, Nirico ecc. di cui, oggi, nessuno sa più nullad E poi, che cosa dire di via Umile di fronte all’ingresso dello Stadio? Che se non ci fosse una targa commemorativa nei giardini di piazza Rossetti (e lo si deve sapere!) rimarrebbe una denominazione sconosciuta. Ch’io sappia (salvo errori), l’unico personaggio che fortunatamente sfugge a questa assurda regola locale è lo scrittore italo-americano Pietro Di Donato.

Ecco allora il punto: Silvio Petroro. Il nome di un personaggio della vita sociale del Novecento che, nella toponomastica cittadina, viene sovrapposto ad un altro esistente, sostituendolo? E in base a quale criterio? Perché ha realizzato un Monumento all’emigrante allocato in quell’area? Se vale questa regola perché non intitolare piazza Del Popolo a Giuseppe Spataro perché colà esiste un suo busto? E perché non intitolare a Roberto Bontempo il tratto di lungomare a Scaramurza per il Monumento alla Bagnante? E poi, perché non dedicare al grande filantropo Carlo Della Penna via Madonna dell’Asilo per il fatto di aver finanziato, nel suo asilo per l’infanzia donato alla città, il pannello bronzeo dal titolo Il trionfo del lavoro?

Insomma, un brutto precedente quello creato con l’intitolazione del Belvedere Romani a Silvio Petroro. Non certo per quest’ultimo, che merita il riconoscimento di una strada dedicata al suo nome. Ma perché ciò avviene in sostituzione di un altro nome, Francesco Romani, (1785-1852) grandissimo filantropo del XIX secolo, medico di risonanza internazionale, promotore delle cure omeopatiche nel Regno delle Due Sicilie. Il quale, tra l’altro, risulta essere il più antico scrittore in dialetto vastese. Il suo sonetto, Sciaraballёine, è pubblicato da Luigi Marchesani nella Storia di Vasto (p.17). Ma in che cosa consiste la donazione del Romani? E’ sufficiente leggere il chirografo di notar Giovanni Conte datato 18 novembre 1852 conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli. Tra l’altro risulta pubblicato dai suoi amici in un opuscolo di 78 pagine conservato nell’attuale Polo Bibliotecario di Vasto. Quasi non bastasse, lo stesso opuscolo è disponibile sul Web e può essere tranquillamente scaricato. In ogni caso, i punti 1, 10, 11, 12 del rogito notarile sono pubblicati in un mio volumetto dal titolo Cosa strana e nuova. Istruzione tecnica e territorio: un caso abruzzese tra Otto e Novecento, Vasto, Il Torcoliere, 2002, pp. 30-31. Il testo è disponibile per la consultazione gratuita presso la biblioteca dell’Agenzia per la Promozione Culturale (chiusa purtroppo) oppure presso la Biblioteca vastese allestita presso la Libreria in via Cavour.

Ma già mi sento dire: “guarda, queste cose noi le conoscevamo”. Ciò che noi abbiamo non è la sostituzione di un nome. Ma l’apposizione di un nuovo nome perché non esiste alcuna targa toponomastica ufficiale con l’intitolazione Belvedere Romani. Ma come aggiungo io: non avete provato a scandagliare l’Archivio Storico Comunale di Vasto? Sappiamo che è chiuso e ignoriamo se e quando riaprirà. Ma voi dell’Amministrazione Comunale di Vasto avreste potuto chiedere l’autorizzazione alla stessa Amministrazione Comunale di Vasto per procedere alla ricerca, rivolgendovi magari all’archivista oggi in pensione. Avreste sicuramente trovato la delibera comunale con cui la città intitolava a Romani. Presenterò la fotocopia della delibera in una conferenza stampa che devo ancora fissare e volendo, se avrò l’autorizzazione, a visionare il faldone con l’originale. Sarà mia premura consegnare al Prefetto copia del documento. Ma se poi vogliamo dirla tutta, esiste la prova delle prove nella mappa catastale del 1870 conservata presso l’Archivio di Stato di Chieti. Come tutti sanno il Catasto vale per l’individuazione ufficiale della proprietà privata. E lì con bei caratteri, spicca la denominazione Belvedere Romani.

Ora io non so chi ha proceduto a tale operazione. E nemmeno mi importa. Aggiungo: avrà sbagliato in buona fede. Va bene così. A me interessa correggere un errore madornale e restituire l’antica denominazione al luogo. Se poi si vuole intitolare la sola piazzola del Monumento all’Emigrante a Silvio Petroro nessun problema. Ciò che conta è che il Parco ritorni ad avere una e una sola denominazione: Belvedere Romani.

 Mi chiedo: un tizio non di Vasto che passa da quelle parti ha il diritto di sapere chi fosse Silvio Petroro? Proprio come è capitato al grande medico

– così è scritto sulla targa toponomastica – senza nemmeno indicare il nome del personaggio cui il sito è dedicato. Di solito si usano nome e cognome con data di nascita e morte per individuare il soggetto ricordato, magari con la stessa motivazione dell’intitolazione. Diversamente, tra qualche anno nessuno più conoscerà il significato di quella denominazione. Proprio come «Romani»

Ciò che non capisco è perché la scelta di questo luogo. Avrei capito l’opzione per la stessa piazzola in cui è allocato il Monumento all’Emigrante. Ma non per l’intero luogo.

E’ vero. Non esistono al presente targhe toponomastiche che ricordano il nome di Francesco Romani. Ma vi sono documenti storici che lo attestano. A partire dal 1854 (anno successivo alla morte del grande medico vastese) in cui per la prima volta vengono installate le denominazioni della città. Sarà mia premura fornire alla Prefettura copia della delibera comunale che ci riguarda il cui originale è conservato nell’Archivio Storico Comunale di Vasto (la cui gestione è del Comune sotto la supervisione tecnica della Soprintendenza archivistica). Sarà altresì mia premura fornire la copia alla stessa Amministrazione Comunale. Non solo. Ma accompagnare gli stessi interessati a visionare il faldone in cui essa è conservata. Sarebbe stato sufficiente rivolgersi allo stesso personale oggi in quiescenza per evitare un errore così madornale.

Perché si tratta di un grave errore di superficialità dell’Amministrazione che nulla ha da dividere con il nome onorato del Petroro.

Luigi Murolo

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