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Travolto sull'A14, condanna per la morte dell'operaio vastese

Omicidio stradale l'accusa contestata ad un 56enne per la tragica fine di Paolo Palucci

| di redazione
| Categoria: Attualità
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Nulla e nessuno potranno mai restituirgli il loro caro, ma hanno almeno ottenuto un po’ di giustizia i familiari di Paolo Palucci, l’operaio stradale di 56 anni di Vasto travolto da un articolato in autostrada mentre stava lavorando per un cantiere, il 31 luglio 2019, e che peraltro ieri, 17 dicembre 2020, avrebbe compiuto 58 anni. 

In Tribunale a Vasto, davanti il Gup Fabrizio Pasquale, il conducente del mezzo pesante, pure lui di 56 anni, ha patteggiato ed è stato condannato alla pena di undici mesi (con la sospensione condizionale) per il reato di omicidio stradale: gli è stata comminata anche la sanzione accessoria della sospensione della patente per sei mesi.

Il dramma si è consumato sull’Autostrada A14, in carreggiata nord, al km 438+464, nel territorio di Vasto. Come ricostruito dagli agenti della Polstrada di Vasto, intervenuti per i rilievi, Palucci e altri due colleghi, dipendenti della società 3S Safety, si erano fermati in corsia di emergenza con un autocarro Daily Iveco, erano scesi e stavano scaricando il materiale per la segnaletica di un cantiere stradale che doveva essere aperto in serata: cartelli, birilli, cavalletti… E’ allora che è sopraggiunto il conducente dell’autoarticolato che procedeva in direzione nord, Bari-Pescara, a una velocità di 90 km/h come sarebbe poi emerso dai riscontri sul cronotachigrafo. Alla vista degli operai l’autotrasportatore ha frenato bruscamente lasciando sull’asfalto una traccia gommosa di 32 metri: è riuscito a evitarli con la motrice, ma ha urtato con la parte posteriore destra del rimorchio il Daily e successivamente investito anche la vittima, che si trovava accanto al furgone. Il povero operaio è stato sbalzato in avanti di alcuni metri, rovinando esanime a terra e riportando gravissimi politraumi che gli sono stati fatali: trasportato in elisoccorso, in condizioni disperate, all’ospedale di Teramo, sarebbe spirato sei ore dopo.

La Procura di Vasto, attraverso il Pubblico Ministero Michele Pecoraro, da prassi ha aperto un procedimento penale per il reato di omicidio stradale iscrivendo nel registro degli indagati il camionista: i familiari della vittima, per essere assistiti, fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, si sono affidati, attraverso il consulente legale Mario Masciovecchio, a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Gli esperti di Studio3A, analizzando i verbali dell’incidente, hanno subito rilevato svariate responsabilità in capo all’investitore, evidenziando, ad esempio, come l’Iveco si trovasse correttamente posizionato all’interno della corsia di emergenza, come l’autotrasportatore che lo precedeva fosse transitato senza alcun problema e, non ultimo, come la presenza del cantiere e relativi addetti fosse segnalata. Ed è stata subito presentata una richiesta di risarcimento alla compagnia assicuratrice del mezzo pesante.

Considerazioni confermate dalle conclusioni della Procura, che ha chiesto il processo per l'autotrasportatore “perché investiva Palucci, cagionandone la morte, avvenuta per shock emorragico conseguente al grave politrauma, per colpa generica consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, nonché per colpa specifica consistita nella violazione delle norme del codice della strada” si legge nella richiesta di rinvio a giudizio. All’imputato che, come detto, viaggiava a 90 km/h, il Pm ha contestato di aver “violato il limite di velocità vigente per l’autoarticolato che conduceva” (80 km/h), e di aver “omesso di regolare la velocità avendo riguardo alle caratteristiche del mezzo e del carico che trasportava, alle caratteristiche e alle condizioni della strada e del traffico, alle circostanze rappresentate dal fatto che l’autocarro Daily stazionava sulla corsia di emergenza, unitamente a tre persone vicine al veicolo, e che la segnaletica al precedente km 441 indicava “rallentare uomini in strada”, o comunque in presenza di un’insufficiente visibilità dovuta a veicoli che lo precedevano”.

Con la conseguente fissazione dell’udienza preliminare, in prospettiva della quale l’imputato ha chiesto e ottenuto di patteggiare: un’assunzione di responsabilità che ora ci si aspetta anche dalla compagnia di assicurazione del camion, la quale finora non ha risarcito un solo euro ai familiari.

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