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Coronavirus, siamo in grado di reggere il picco? Risponde il fisico vastese Giulio Rossi

“In provincia di Chieti c’è solo lo 0,1% dei casi nazionali. Niente panico, ma rispettare le regole”

| di Nicola Di Santo
| Categoria: Attualità
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Con il bombardamento gigantesco e incessante di notizie sul coronavirus, diventa ancora più complicato orientarsi tra i dati forniti dalla comunità scientifica e interpretarli correttamente. Ci viene in soccorso il fisico vastese Giulio Rossi, attualmente impegnato presso la Clinica universitaria di Friburgo, in Germania, che ha realizzato due grafici che mostrano l’andamento della diffusione del coronavirus sul territorio nazionale dallo scorso 25 febbraio.

Un focus necessario per capire qual è la situazione attuale, cosa ci aspetta nella prossima settimana, periodo in cui è atteso il cosiddetto “picco”, e se le misure restrittive decise dal governo cominciano a funzionare.

GRAFICO N.1 "TOTALE"

A quali conclusioni sei giunto?

«Ho svolto una serie di calcoli sulla base dei dati resi noti dalla Protezione Civile aggiornati al 17 marzo. Come si evince dal grafico sui casi totali, il numero dei decessi non cresce più esponenzialmente ma secondo un'equazione cubica. Questo potrebbe essere un primo segnale rassicurante».

Perché?

«Fino a pochi giorni fa il numero dei morti era esponenziale, adesso invece è cubico. In parole povere, un andamento esponenziale è ancora più veloce di quello cubico. C'è stato effettivamente un rallentamento, ma potrebbe anche non essere una bella notizia. Ad esempio, potrebbe significare che in Lombardia sono già morti tanti anziani a causa del coronavirus e rimangono solo gli infetti più giovani che non muoiono, e per questo la curva va giù».

Sul numero dei contagi, invece?«Anche questo segue pressappoco un’equazione cubica. Per domani (oggi 18 marzo, ndr), potremmo avere 36.500 contagi totali, nei quali, è bene ricordarlo, si devono considerare tutti coloro che sono stati contagiati ufficialmente dal 25 febbraio, quindi anche le persone decedute o quelle che sono guarite. Su questa cifra c'è un margine di incertezza di 3.000 unità. I decessi, invece, potrebbero essere circa 2.950, con un margine di incertezza di 300 unità. I dati sono comunque da prendere con le pinze, considerando che si basano soltanto sui contagi registrati e non su quelli effettivi, come ad esempio gli asintomatici che hanno contratto il virus».

A quale numero massimo di contagi si potrà arrivare?

«Secondo questo modello, se questo trend rimane stabile fino ai giorni della prossima settimana (quella del presunto picco) dovremmo arrivare a circa 59.000 contagi. Ma questo numero è molto impreciso, contiene un margine di incertezza di circa 3.000 unità. Il modello matematico riesce a prevedere bene il numero dei morti, quello dei contagi un po’ meno».

GRAFICO N.2 "CASI GIORNALIERI"

Diamo uno sguardo ai dati giornalieri. Secondo te, stanno funzionando le misure restrittive decise dal governo?

«Non posso dirlo con certezza, è ancora troppo presto, ma sembra esserci uno spiraglio positivo. Da circa quattro giorni, infatti, i contagi si attestano attorno ai 3.500 e non crescono più così rapidamente come qualche giorno fa. Ciò può significare che stiamo raggiungendo il picco. Questa deve essere la speranza».

L’Abruzzo riuscirà a reggere l’impatto con il picco?

«Innanzitutto, bisogna dire che la Cina ha raggiunto il picco in circa tre settimane, la Corea del Sud in circa due. In Italia le misure restrittive sono state decise con più ritardo e sono state anche meno stringenti, per cui è molto probabile che il picco da noi possa verificarsi dopo un mese (partendo dalla data del 25 febbraio, ndr). Per quanto riguarda il nostro territorio, al giorno 17 marzo, su 31.506 casi ufficiali 41 hanno riguardato la provincia di Chieti, ovvero circa lo 0,1% dei casi totali. Se questa proporzione dovesse mantenersi, anche nel caso dovessimo avere lo stesso numero di casi della Cina, cioè circa 80.000, nel chietino ne avremmo soltanto 80. Se è vero che siamo vicini al picco, la nostra regione dovrebbe essere in grado di reggere l’impatto».

In conclusione, niente allarmismi.

«Non bisogna assolutamente cadere nel panico, dato che in provincia di Chieti, ripeto, c’è soltanto lo 0,1% dei casi totali. Bisogna soltanto stare a casa e continuare a rispettare le regole».

Nicola Di Santo

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