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"Licenziata perché incinta, prova non superata": l'amaro sfogo di una giovane vastese

La lettera della fine del rapporto di lavoro consegnata dopo che la donna aveva informato il titolare di aspettare un bambino

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Licenziata perché sono incinta, prova non superata”. Attribuisce la fine del rapporto di lavoro alla cicogna in arrivo e affida l’amaro sfogo a un social network una vastese di 38 anni a cui non è stato rinnovato il contratto.

Lei, delusa, non si dà per vinta e, sulla rete, riceve l’abbraccio solidale di decine di donne e di uomini indignati. “Oggetto: cessazione del rapporto di lavoro durante il periodo di prova”.

Inizia così la lettera di poche righe consegnata a mano alla signora, in servizio fino a ieri in un supermercato.

Ecco il testo della fredda missiva pubblicato nel post della donna: “Siamo spiacenti di doverLe comunicare la risoluzione del rapporto di lavoro in data odierna per mancato superamento del periodo di prova. Non essendo ancora trascorsi i 60 giorni di effettivo lavoro, dal 01/02/2018, il rapporto deve intendersi risolto a tutti gli effetti di legge alla data odierna del 06/04/2018. I documenti di lavoro e le competenze spettanti sono a Sua disposizione presso i nostri uffici amministrativi. Distinti saluti”. Nella comunicazione formale non v’è, ovviamente, alcun riferimento alla gravidanza della signora, ma solo al mancato superamento della prova, senza alcuna motivazione specifica.

Davvero strano – dice lei – dal momento che fino a qualche ora prima avevo svolto il mio lavoro con diligenza assoluta. Guarda caso la lettera mi è stata consegnata dopo aver informato il titolare che aspetto un bambino”. La signora, mamma di una splendida bimba, è turbata, ha pianto tra le braccia del marito e teme ripercussioni sulla sua salute, ma affila le armi e si accinge a chiedere sostegno ai sindacati.

Sulla rete, intanto, si scatena la protesta: “Senza parole! Una società che promuove la famiglia”, commenta un’amica, mentre un’altra aggiunge: “Anni fa, durante un periodo di prova, sono stata mandata via perché dovevo sposarmi. Mi han mandata via dicendo che, come tutte, sarei rimasta incinta dopo il matrimonio”. Se non interverranno fatti nuovi, magari con un auspicabile ripensamento della proprietà, la triste storia di lavoro negato a una donna, finirà d’urgenza davanti al Giudice del Lavoro.

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