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Meno di due mesi per un verdetto, ma lacrime e dolore non si cancellano

A poche ore dalla sentenza che ha condannato Di Lello tornano alla mente le parole di don Antonio al funerale di D'Elisa: "La città ha perso, abbiamo perso tutti"

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1° f ebbraio–24 marzo 2017.

Cinquantadue giorni. Meno di due mesi per il verdetto che condanna a trent’anni di carcere Fabio Di Lello.

Il giudizio immediato, quando le prove ci sono, può garantire tempi veloci, anzi, velocissimi alla giustizia italiana. Anche davanti a un omicidio.

Tra la fine dell’inverno e lo sbocciare della primavera, dunque, di un anno iniziato malissimo per Vasto (Jessica Tinari morta al Rigopiano) e proseguito peggio con lo sconvolgente delitto di viale Perth, il panettiere che ama tuttora la sua Roberta alla follia, tanto da aver premuto per lei, tre volte, il grilletto di una calibro 9, ha visto segnato il suo destino prossimo e futuro. Sono tanti, trent’anni, quelli della sua vita che Fabio offre in sacrificio a Roberta, morta di una morte assurda, sulla strada, la sera del 1° luglio scorso. A quel maledetto incrocio tra via Giulio Cesare e corso Mazzini è incappata senza colpe, con il suo scooter, nella imperdonabile fretta del ventunenne Italo D’Elisa. Morto per questo ucciso, castigato senza pietà, accanto alla sua inseparabile mountain bike.

Ergastolo non è, tuttavia, come chiedeva la pubblica accusa, sicché c’è chi nel verdetto legge una mezza affermazione della difesa. Che ha ottenuto il rito abbreviato, con relativo sconto di pena di un terzo, ma che pure sapeva di affrontare un giudizio tutto in salita: imputato reo confesso, aggravanti all’apparenza inattaccabili, come la premeditazione e la minorata difesa di Italo D’Elisa, la vittima.

Il caso che ha scosso tutta Italia non finisce certamente qui.

Tra novanta giorni, note le motivazioni, la difesa potrà ricorrere in appello, mentre si apre, parallela, la partita dei risarcimenti. Italo non c’è più, Roberta nemmeno, ma anche quella di Fabio sarà un’altra vita. Restano solo lacrime e dolore, a Vasto. Lo disse anche don Antonio, al funerale di D’Elisa: “La città ha perso, abbiamo perso tutti”.

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