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La maledizione del numero sette

Le tragedie di San Giuliano, L'Aquila e Amatrice legate da una cifra. Quando la cabala si trasforma in dramma

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San Giuliano di Puglia 2002, L’Aquila, 2009. Amatrice, 2016. Una tragedia ogni sette anni.

Sarà un caso, ma il 7 rischia di trasformarsi nel numero tragico legato ai terremoti distruttivi più recenti.

Nel giorno del lutto nazionale c’è spazio anche per la cabala, anche se la più triste e disarmante, un numero che forse pochi avranno il coraggio di abbinare, oggi almeno, a una qualunque ruota del gioco del lotto.

Altro che giro delle sette chiese o gatto dalle altrettante vite: qui la cifra è quella ricorrente e nefasta degli scossoni dell’Appennino, delle faglie ballerine che scuotono lo Stivale inquieto. Al ritmo di una botta di magnitudo 6.0 e oltre ogni sette anni, le nostre colline si sgretolano provocando lutti e disperazione.

Sembra ieri: gli Angeli di San Giuliano, travolti con la loro maestra nella scuola Iovine, in Molise, una generazione intera spazzata via in pochi secondi; e che dire del capoluogo d’Abruzzo, 309 vittime e una ferita ancora aperta. Ora piangono dal Reatino alle Marche, ma anche a Roma, dove vivevano tante delle vittime del sisma del 24 agosto scorso.

Stesse le scene di devastazione, uguali a quelle di ieri le prove d’altruismo dei soccorritori dalle mani nude e sempre in agguato, purtroppo, anche il cinismo degli sciacalli.

Qualcuno ora ripete: "Ma come, L’Aquila, San Giuliano, non hanno insegnato nulla?" E che dire del senno di poi, della prevenzione che, pur costosa, lo è assai meno della ricostruzione. Parole, soltanto parole. Il guaio è che, di sette in sette, gli anni per la cura dei nostri antichi borghi sono maledettamente pochi. Specie se si pensa ai tempi biblici delle opere pubbliche, di ricorsi e contro ricorsi alla giustizia amministrativa che paralizzano troppo a lungo i cantieri. Anche quelli di opere antisismiche che vengono giù come un castello di carte.

Non resta che piangere, dunque e affidarsi per ora alla sorte: così come faranno, d’ora in poi, anche quelli che andranno in vacanza. Prima di fermarsi in uno dei mille paesi incantati delle zone rosse, infatti, i vacanzieri consulteranno libri di storia e geologia. Un gesto preventivo, comprensibile, certo, ma che rischia di assestare un colpo mortale all’economia della malferma provincia italiana.
                                            

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