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Maria la "Pasionaria"

"La legalità non la si proclama, la legalità si vive, l'onestà e la carità si vivono non si dichiarano"

| di Antonia Schiavarelli
| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Ieri l'incontro di Maria Amato con i cittadini, presso la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, ad una settimana dalle primarie, con le quali si decideranno il candidato del centrosinistra alla carica di sindaco.

La platea evidenzia chiaramente, chi è il candidato che lavorerà in continuità con l'amministrazione in carica, con Francesco Menna che ha avuto l'endorsement di oltre la metà della giunta, ultimo in ordine di arrivo Giuseppe Forte e chi all'interno dello stesso partito, pensa che si debba porre una discontinuità con il passato, prendendo ciò che di buono si è fatto ma rilanciando partendo dagli errori compiuti. In platea, i sindaci del territorio, Masciulli di Palmoli, Moro di Lentella, Rossi di San Giovanni Lipioni, l'assessore Masciulli e Marcello di Vasto.

Maria Amato ha esordito affermando che queste primarie non sono ciò a cui aveva pensato "non mi piace ciò che sta avvenendo, eventi in concomitanza, della stessa coalizione, non creano i pressupposti utili per far conoscere a tutti ciò che entrambe i candidati immaginano per la città, e danno un'idea di partito frammentato", continua la Amato "le primarie devono essere un'occasione per rinsaldare vecchi legami e ritessere relazioni lacerate da scelte partitiche e amministrative".

"Non è più il tempo dei salvatori della patria, nessuno si salva da solo. E' necessario oggi più che mai, che Vasto rilanci l'idea di città capoluogo, con l'istituzione di un tavolo istituzionale permanente con i sindaci di questo territorio, in modo che si agisca al di là dei nomi, ma coscienti dei propri ruoli istituzionali. Dobbiamo costruire un territorio vastese come il Territorio della "Buona vita".

"Vasto se la si vede dal suo centro storico è una città grande, se la si vede sulle mappe diventa in relazione all'Europa una città piccola, che non ha voce, allora la voce cresce se interessa tutti. Su questo territorio deve finire il tempo del "mediatore politico", per ottenere un diritto, dove se c'è il crollo di una strada, quella strada va rimessa a posto al di là della presenza o meno su quel territorio di un politico "potente". 

L'epoca del feudo finisce nel momento in cui, tutti quelli che in quel territorio ci vivono, scelgono che il feudo non è il sistema che vogliono vivere. Il sistema del protettore locale è finito, ma solo se ci crediamo, la clientela finisce se tutti noi ci mettiamo in gioco per essere realmente trasparenti.

La legalità non la si proclama, la legalità si vive, l'onestà e la carità si vivono non si dichiarano. Io mi metto in gioco in trasparenza".

 

Antonia Schiavarelli

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