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Ex Golden Lady, ora è il momento di trovare le responsabilità

Raccolti i documenti per promuovere un'azione legale

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Dopo il tentativo della proprietà di riprendere il materiale dall’interno della Silda, lo ‘stato di allerta’ non scema. L’ultima notte è stata tranquilla. In attesa di sviluppi sul lato legale, continuano i turni.

All’incontro di sabato mattina erano presenti il presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, i consiglieri dello stesso ente Angelo Argentieri e Antonio D’Ugo, e i sindaci di Furci, Angelo Marchione, e Fraine, Enza Di Iorio.

Assente la Regione. Nicola Argirò aveva annunciato la sua impossibilità a partecipare e ha inviato una comunicazione letta davanti a tutti nella quale rinnova il sostegno alla lotta dei lavoratori e l’adesione all’esposto alla magistratura. Resta ancora una volta desolante il comportamento degli altri rappresentanti regionali: il presidente Gianni Chiodi e l’assessore al Lavoro Paolo Gatti, ormai abituati a non scendere più sotto Pescara (se non per inaugurazioni o occasioni più 'allegre').

QUALCUNO DEVE PAGARE – Poche le novità dall’incontro. I lavoratori presenti erano ancora scossi per quanto successo qualche ora prima. Di Giuseppantonio si è detto incredulo. A lui va comunque il merito di affrontare in ogni occasione la rabbia degli ex Golden. Anche per il presidente vanno trovate le responsabilità che hanno portato a tale situazione: «Dopo aver usato parole di elogio per la riconversione, ora il ministero deve risarcire l’Abruzzo».

Sabato, poi, sono state raccolti firme e documenti per le azioni legali e l’esposto alla magistratura. Due, quindi, i fronti, come spiegato da Giuseppe Rucci (Cgil) e Franco Zerra (Cisl). Da una parte le vertenze per tutelare – con sequestro conservativo – ciò che spetta ai lavoratori, dall’altra l’esposto che punta a trovare le responsabilità della vicenda. È evidente che chi doveva controllare la solidità e la serietà delle aziende che si sono insediate nello stabilimento (Silda Invest e New Trade) non lo ha fatto. Oggi su circa 380 unità che dovevano essere 'riassorbite' lavorano solo 4 persone.

Rucci e Zerra hanno poi raggiunto Chieti dove hanno incontrato Giovanni Legnini che avrebbe preso impegni a riguardo.

È difficile però contenere la rabbia di chi si è trovato faccia a faccia con il tir impazzito alle 4 del mattino e presidia la fabbrica da più di una settimana. «Abbiamo lavorato gratis e subito umiliazioni e maltrattamenti – gridano dal pubblico – Siamo stati zitti per tutelare il posto di lavoro. Stiamo qui giorno e notte, chi ci ripaga dello stress fisico e psicologico e del tempo sottratto alle famiglie? Stamattina abbiamo anche rischiato la vita. Qualcuno deve pagare per questo!».

Sull’incontro del 30 al ministero non c’è niente di ufficiale. Intanto la situazione è sempre più una bomba sociale pronta a esplodere.

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