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Di nuovo in Sri Lanka i volontari di Vita e solidarietà, la onlus fondata da Padre Angelo Papa

L'associazione nata nel 2001 da quattro anni opera anche in Congo

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Sono tanti i ricordi che affiorano mentre si parla, le immagini di miseria vivide a distanza di anni, gli episodi e i volti delle persone che hanno lasciato un segno indelebile, i momenti critici ma soprattutto quelli felici quando un progetto vede la luce: ne hanno di cose da raccontare i membri di Vita e solidarietà, associazione di volontariato di San Salvo. Dal 2001 cercano di offrire un sostegno a chi è in difficoltà in Paesi dove la povertà è la regola, i conflitti frequenti e i diritti calpestati. Hanno cominciato in Sri Lanka e dal 2009 operano anche in Congo.

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il presidente Ottavio Antenucci e la segretaria, Marina Gallo, sottraendoli per un po’ ai preparativi per l’ennesimo viaggio: insieme al vicepresidente Giuseppe Di Niro, partono oggi per lo Sri Lanka e torneranno il 18 marzo.

L’associazione è nata per opera di Padre Angelo Papa, che negli anni della vecchiaia si era trasferito dalla Campania a San Salvo: “Da giovane era stato missionario in Sri Lanka e aveva mantenuto i rapporti con le suore Figlie di Nostra Signora del Sacro cuore – spiega Antenucci – e parlava sempre dei bambini poveri. Nel 2000-2001 avviò le prime adozioni a distanza, una trentina. Poi decise di andare sul posto con un accompagnatore, così mi offrii”. Ormai sono tredici anni che Antenucci si reca regolarmente in Sri Lanka e da tre nella Repubblica democratica del Congo.

Le omelie di Padre Angelo hanno attirato tante persone, spiega Gallo: “Ti conquistava con le sue parole”. I sostenitori di Vita e solidarietà sono molti non solo nel Vastese, ma anche in Campania e Molise. I membri effettivi dell’associazione sono 25, a cui si aggiungono coloro che hanno adottato un bambino: sono infatti oltre 300 i piccoli sostenuti con adozioni a distanza. Nel 2002 Vita e solidarietà è diventata a tutti gli effetti onlus.

La base di appoggio in Sri Lanka è la missione Saint Joseph’s home a Lansigama. Con l’aiuto delle suore l’associazione entra in contatto con le realtà più critiche, i membri si possono muovere nel territorio e capire come e dove poter dare una mano.
“La prima volta nella missione abbiamo visto in che povertà vivevano, le difficoltà nel preparare i pasti per i 150 anziani assistiti, le condizioni precarie degli alloggi. Così abbiamo avviato il progetto ‘Per un mattone in più’, per risistemare i dormitori delle suore e delle inservienti, l’impianto elettrico e la cucina, facendola arrivare dall’Italia”. Poi gli altri progetti: la costruzione di pozzi, asili anche per 200 bambini, doposcuola e laboratori di taglio e cucito, dove si insegna un mestiere a giovane ragazze che non avrebbero futuro. Sul posto i membri dell’associazione cercano di aiutare mettendo a disposizione le proprie professionalità: Antenucci è un elettricista e ha insegnato il suo mestiere ad altri, come pure Di Niro che è costruttore.

I viaggi in quei luoghi non sono vacanze: difficoltà negli spostamenti in strade inesistenti, sistemazioni anche in alloggi senza servizi e con l’acqua marrone, carenza di cibo: “Quando ci sediamo a tavola e c’è la pasta nel centro ne prendi una forchettata e basta, anche se in Italia ne mangi 140 grammi. Vedi le suore che si accontentano di poco e pensi: posso farlo anche io”. Non mancano poi le situazioni rischiose, come nel nord dello Sri Lanka dove hanno avviato progetti quando ancora c’era la guerra civile: “C’erano posti di blocchi ovunque – ricorda Antenucci – e sono stato quasi arrestato solo per aver tirato fuori la macchina fotografica, certo non per immortalare le guardie, ma quelle si sono allarmate. L’intervento di una suora mi ha fatto scampare all’arresto”. Erano in Sri Lanka anche subito dopo lo tsunami del 2004: “Ricordo le valigie piene di medicine. Giravamo con le mascherine, tiravano ancora fuori i morti dalle saline. Quella volta abbiamo comprato una barca a dei pescatori che avevano perso tutto”, dice ancora il presidente della onlus.

Dai racconti delle stesse suore sui problemi del Congo, dove c’è un’altra missione dello stesso ordine, è nato il primo viaggio a Kinshasa: “Una realtà messa peggio dello Sri Lanka per la miseria e le condizioni di vita. Era incredibile, non avevano nulla”. Così sono partiti i progetti anche lì: un altro laboratorio di taglio e cucito e poi la creazione di un dispensario con tanto di farmacia. “In Congo lo Stato non assicura le cure mediche e la gente deve pagare. Quest’anno vorremmo raccogliere fondi per aiutare le suore a gestire i costi del dispensario in modo da curare anche i poveri”.

Si potrebbe stare ore ad ascoltarli parlare di quei viaggi e di quelle terre, luoghi con i quali c’è un legame indissolubile: “Non andare in Sri Lanka per me ora è inconcepibile”, spiega un emozionato Antonucci. «Quando ti avvicini a queste realtà senti qualcosa dentro, poi quando ti trovi in quei posti provi un’emozione che non si riesce a spiegare. Non esistono foto o racconti che possono far capire ciò che provi”.

In un’esperienza così è sicuramente più quello che ricevi che quello che dai. Ti cambia la vita, gli obiettivi, i valori. Vedi come vivono là e poi vedi qua. A volte è come se mi portassero indietro nel tempo: ho ritrovato la vita che si faceva da noi 50 anni fa”, dice Gallo.

Prima di salutarli le ultime domande: Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Dover affrontare situazioni di conflitto e instabilità. A volte anche le lentezze burocratiche. In Congo poi c’è l’enorme problema della corruzione.

Come finanziate i progetti?
Per le adozioni si versano 240 euro l’anno, anche se spesso danno di più. Poi c’è la vendita del calendario realizzato con le scuole che l’anno scorso ha fruttato 14 mila euro e il 5x1000. Inoltre organizziamo iniziative come tombolate, feste, cene, vendite di prodotti di quei paesi e bomboniere solidali. Senza dimenticare le donazioni importanti di privati.

Soddisfatti di quanto fatto?
Si, per essere una piccola associazione abbiamo fatto molto. Per fare di più dovremmo assumere qualcuno e aumenterebbero i costi, ora facciamo tutto noi. Anche i viaggi o le telefonate non sono a carico dell’associazione, paga chi parte. L’unico rammarico è non avere giovani nel gruppo, purtroppo non riusiamo a sfruttare il servizio civile.

Per informazioni ci sono il sito internet dell'associazione www.vitaesolidarieta.org e la pagina facebook

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