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L'attenzione alla liturgia nella relazione di monsignor Marco Frisina nell'auditorium San Paolo

L'invito: 'Riscopriamola come qualcosa di nostro'

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Una sala, quella dell’auditorium di San Paolo Apostolo, gremita da laici e sacerdoti ha accolto lunedì 3 dicembre la coinvolgente relazione di mons. Marco Frisina, rettore della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, intitolata alla Patrona dei musicisti, e presidente della Commissione di Arte Sacra della Diocesi di Roma.

 

Dopo l’intervento iniziale di saluto, rivolto dal vicario zonale e parroco di San Paolo don Gianni Sciorra a tutti i presenti, è stato il vescovo di Chieti-Vasto mons. Bruno Forte a presentare il tema e il relatore. “Perché questa attenzione alla liturgia?  - ha esordito mons. Forte – Perché essa è la ripresentazione della carità di Cristo, che ci contagia e ci spinge ad amare Dio e il prossimo. La liturgia è un entrare con Cristo nel mistero dell’amore trinitario. Il cristiano, infatti, non prega un Dio, ma prega in Dio. La Chiesa ha bisogno della liturgia come l’aria che respiriamo. La liturgia è ricca di bellezza. Abbiamo invitato mons. Marco Frisina – ha continuato padre Bruno – perché ha tre forti caratteristiche: è un uomo di fede che ama la bellezza; è un biblista, che parla di Dio con il linguaggio della bellezza; è un musicista, di cui abbiamo già apprezzato le doti artistiche in un precedente incontro”.

 

Mons. Frisina, dopo aver ringraziato per il fraterno invito, ha avviato la sua relazione con questa frase: “La liturgia ben celebrata vuol rivelare la bellezza di Dio. Del resto – ha subito aggiunto – la liturgia, l’amore e la bellezza hanno un profondo rapporto”. Don Marco è, quindi, passato a presentare il documento “Sacrosantum Concilium”, una delle quattro costituzioni del Concilio Vaticano II, solennemente promulgata da Papa Paolo VI il 04 dicembre 1963. Esso è frutto di tanti anni di riflessione e di un cammino lento e pieno di insidie, che risale già a Pio X, quando con la “Actuosa partecipatio” lasciò intendere che uno degli scopi che desiderava intraprendere nella sua riforma liturgica e pastorale era quello di far rinascere l'autentico spirito cristiano (compito che spetta ad ogni generazione di credenti) attraverso un'attiva partecipazione ai misteri da parte dei fedeli.


Durante il Concilio c’è stato un dibattito serrato, perché non si trattava tanto di cambiare la liturgia, ma di attuare alcune importanti proposte sintetizzate mirabilmente nel proemio, che così recita: “Il sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire all'unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa”.

 

Don Marco ha approfondito il senso di queste proposte per, poi, richiamare alcuni principi fondamentali, evidenziati nella “Sacrosantum Concilium”: la natura della sacra liturgia; la Chiesa che attua l’opera di salvezza attraverso la liturgia, la quale è fonte e culmine di tale azione; la presenza di Cristo nelle azioni liturgiche; la necessità di promuovere la formazione liturgica non solo dei fedeli a secondo dell’età e del genere di vita, ma anche e soprattutto dei sacerdoti, che devono essere impregnati, loro per primi, dello spirito e della forza della liturgia, e ne devono diventare maestri e testimoni; l’impegno ad una partecipazione “piena, consapevole e attiva” alle celebrazioni liturgiche.

 

Si è aperto, poi, il dibattito con alcune domande preparate dai membri del Consiglio pastorale diocesano, alle quali don Marco ha dato risposte brevi ed esaurienti, concludendo: “Il documento conciliare ci ha insegnato l’amore alla liturgia. Riscopriamo la liturgia come qualcosa di nostro!”.

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