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Giovani Vastesi nel Mondo: Valentina Iacobucci in Ruanda per un'esperienza di servizio civile internazionale

Nuova puntata nella serie di interviste di Nicola D'Adamo (NoiVastesi)

| di Nicola D'Adamo (NoiVastesi)
| Categoria: Attualità
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Valentina Iacobucci, 26 anni, farmacista (laurea in Chimica e Tecnologia farmaceutiche CTF), esperienze come ricercatrice in laboratori universitari e aziendali, specializzata in formulazione cosmetici, è attualmente impegnata in servizio civile internazionale con l’ONG 'Amici dei Popoli' in Ruanda, in un progetto coordinato dall’Università di Ferrara.

 

Si occupa della gestione della filiera di produzione degli oli essenziali da piante autoctone e non, della formulazione di cosmetici naturali e della coltivazione e distribuzione dell’ Artemisia Annua L. (pianta utilizzata come anti-malarico). Parla inglese e francese.

 

Valentina, quali sono stati i passaggi che da Vasto ti hanno portata nel Ruanda?

E’ stato un percorso graduale e per certi versi molto naturale, iniziato quando decisi di spostarmi da Vasto a Bologna per iniziare i miei studi universitari. Bologna è una città vivace, multiculturale e multirazziale, piena di spunti creativi. Una volta trasferita, iniziai da subito ad interessarmi a questioni sociali ed ambientali, attraverso attività di volontariato in varie associazioni: il collettivo degli studenti della mia Facoltà, la Ciclofficina popolare che si occupa di promuovere mezzi di trasporto sostenibili, il gruppo di clown terapia nelle corsie dell’ ospedale Sant’Orsola, il gruppo Green Peace. Ho iniziato a viaggiare stando a Bologna: i miei amici erano di tutte le nazionalità, ho vissuto con tedeschi, greci, spagnoli, portoghesi, francesi. Sono stati proprio questi incontri ad aprirmi la mente, e a far nascere in me la passione per i viaggi, tramite i loro racconti e le cene etniche dai nuovi sapori. Bologna è il luogo ideale per persone curiose. La mia prima esperienza fuori dall’Italia è stata a Londra, dove ho svolto per sei mesi la mia tesi sperimentale al King’s College London (pubblicata sulla rivista BBA - Biomembranes). Tutte queste esperienze mi hanno portata a desiderare fortemente di partire in un paese in  via di sviluppo al termine dei miei studi, mossa dall’ intenzione di combinare le mie competenze con l’impegno per cause sociali ed ambientali.

 

Che lingue parli e cosa hai fatto impararle?

A Londra ho avuto modo di approfondire la lingua inglese, parlo un po’ meno fluentemente francese e da qualche mese il mio vocabolario si è arricchito con qualche parola di Kinyarwanda! Qui in Ruanda ho modo di parlare queste tre lingue costantemente. In passato la lingua nazionale del paese era il francese, ma da qualche anno il governo ha imposto come lingua ufficiale  l’ inglese. La popolazione, fuori dalla capitale, comunica quasi esclusivamente in Kinyarwanda.Capita spesso di iniziare una conversazione in inglese, e di trovarsi poi a parlare in francese, con intermezzi in kinyarwanda.


In che cosa consiste il tuo lavoro? 

Sono arrivata qui a marzo 2012 tramite il bando del Servizio Civile Internazionale, con l Ong italiana 'Amici dei Popoli', per seguire un progetto di Cooperazione e Sviluppo coordinato dall’Università di Ferrara. Mi occupo della gestione della filiera di produzione degli oli essenziali da piante autoctone e non, della formulazione di cosmetici naturali e infine della coltivazione e distribuzione dell’ Artemisia Annua L. (pianta utilizzata come anti-malarico). Inoltre il progetto prevede anche la sensibilizzazione su queste tematiche della popolazione locale, tramite l’ organizzazione di trainings e workshops.

 

Il tuo è un ambiente straniero, da italiana come ti trovi?

Durante questa esperienza mi sono messa in gioco sotto vari punti di vista: sociale, umano, professionale. All’inizio non è stato semplice, data la particolarità del paese ed il suo passato turbolento. Per potersi adattare è necessario decostruire i propri pregiudizi e aprirsi a tutto ciò che è diverso. Devo ammettere che lo stare a contatto con la comunità di italiani, peraltro numerosi qui in Ruanda, mi ha aiutata a sentirmi a mio agio nel paese. In generale posso dire che tutte le persone che ho incontrato in ambiente lavorativo e al di fuori, di diverse nazionalità, che affrontano questo tipo di viaggi ed esperienze, sono aperte e socievoli, e apprezzano la spontaneità tipicamente italiana!

 

Lavori in un campo con diversi aspetti, cosa hai fatto per acquisire le giuste competenze?

Il mio corso di laurea specialistica a ciclo unico (nella Facoltà di Farmacia) è stato sicuramente un buon punto di partenza.  E’ un corso completo, con molte ore dedicate alla parte pratica, tirocini in Farmacia e tesi sperimentale in laboratorio. Dopo cinque anni di studi avevo un background abbastanza solido, che mi ha permesso in effetti di affrontare diversi ambienti con le giuste competenze (dalla farmacia ai laboratori di ricerca). In ogni caso penso che al di là del corso di laurea, sia molto importante aprirsi la mente con attività “extra-curriculari”.

 

Che progetti hai  per il tuo futuro?

Dopo questa esperienza, le distanze sono diventate relative e non escludo nessuna possibilità. Certamente mi piacerebbe continuare a lavorare nel settore della cosmesi naturale e biologica e sulla valorizzazione delle risorse naturali, in Europa come in altri continenti.

 

E con Vasto come la metti?
Un amico mi disse...”Viaggiare non è viaggiare, se non si ha un posto dove tornare”. Per cui cittadina del mondo sì, ma senza mai dimenticare la mia terra d’origine ed il mio mare. A questo proposito vorrei fare un appello: mi piacerebbe che tutti/e, vastesi e non, si sentissero in dovere di proteggere la nostra costa dai continui attacchi di chi la vorrebbe trasformare e industrializzare, rovinandola per sempre.

 

Cosa consigli ai giovani vastesi che intraprendono l’università o sono in cerca di lavoro?
Il periodo che stiamo attraversando non è sicuramente dei migliori, nonostante ciò abbiamo una libertà di movimento e delle possiblità che molti altri cittadini del mondo tutt’ora non hanno. La crisi che c’è in Europa, se paragonata alla situazione della maggior parte dei paesi nel mondo, acquisisce tutt’altra importanza. Per cui consiglio a tutti/e di sfruttare al massimo le possibilità offerte dalle università durante gli studi (stage, tirocini, tesi all’ estero). Non bisogna aver paura di confrontarsi con realtà diverse, anzi credo che in un mondo globalizzato come quello che stiamo vivendo, la migrazione verso altri paesi sia quasi d’obbligo. Portando avanti le proprie passioni con impegno e dedizione, i risultati arriveranno.

 

Valentina, tu sei impegnata nel Servizio Civile Nazionale all’estero: cosa ne pensi?
E’ sicuramente un'ottima opportunità per mettersi in gioco, per conoscere nuove realtà così distanti dalla nostra, e sopratutto, per avvicinarsi al mondo della cooperazione, entrando nella vita di tutti i giorni di ONG che lavorano in paesi in via di sviluppo. Il bando per il servizio civile all’estero viene pubblicato ogni anno (in tempi differenti) sul sito www.serviziocivile.gov.it ed è possibile inviare la propria candidatura per un paese (scegliendo tra Sud America, Africa, India...) e per  un progetto (educativo, tecnico, ambientale, sanitario...). Consiglio di informarsi bene precedentemente sul lavoro che l’ONG svolge nel paese e con quali modalità, dato che mi è capitato spesso di sentire diverse critiche sui progetti in Servizio Civile. In generale la considero un’esperienza positiva e costruttiva.

 

Com’è stato l’impatto con un paese come il Ruanda, considerato tra i meno “sviluppati” al mondo?
Per poter lavorare nella cooperazione la flessibilità e l’adattabilità sono caratteristiche imprescindibili. Sono tanti i fattori ai quali ci si deve adattare: dalla differenza tra le culture alla mancanza di comodità alle quali noi siamo abituati senza riserve (acqua, elettricità, strade asfaltate...). Un aspetto al quale ho fatto più difficoltà ad abituarmi è stato quello di dover limitare la mia libertà personale, nel senso di libertà di espressione, di relazione, di movimento. Molte questioni per noi scontate, qui sono considerate taboo o sono divieti assoluti (per esempio è vietato per legge scattare fotografie in qualunque luogo, e ci sono regole molto strette tra i generi, cioè su cosa una donna può e non può fare). Ma mettersi alla prova con culture così differenti, può dare molte soddisfazioni!

 

Ma com’è il Ruanda di oggi?

Il Ruanda è un paese (10 milioni di abitanti ndr) che sta disperatamente inseguendo il miraggio dello sviluppo economico, e questo genera confusione e contraddizioni nella popolazione, oltre che creare divari sempre più ampi tra le classi sociali. Il popolo ruandese si trova a dover ricostruire la propria identità culturale, dopo i fatti del ’94, e lo sta facendo seguendo dei modelli di sviluppo che non gli appartengono. Quello che vedo e che vivo tutti i giorni a contatto con i ruandesi, è la loro voglia di riscatto, di dimenticare il passato e  tanta speranza e ottimismo per il futuro. E una capacità di vivere e affrontare le difficoltà che noi italiani sembriamo aver dimenticato.

 

I nostri complimenti a Valentina Iacobucci per questa scelta in un ambiente così difficile e diverso che richiede grande capacità di adattamento, ma molto toccante dal punto di vista umano. Dopo una prova così dura, il resto della vita sembrerà molto più semplice. I nostri migliori auguri per un futuro ricco di soddisfazioni.

Nicola D'Adamo (NoiVastesi)

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