Rimani sempre aggiornato sulle notizie di histonium.net
Diventa nostro Fan su Facebook!

Giovani Vastesi nel mondo: Ettore Del Lupo agronomo nei territori occupati della Palestina

Nuova puntata nella serie di interviste di Nicola D'Adamo (NoiVastesi)

| di Nicola D'Adamo (NoiVastesi)
| Categoria: Attualità
STAMPA

Fotogallery: clicca sulle immagini per ingrandirle

printpreview

Ettore Del Lupo, agronomo classe 1973, laurea in Scienze e tecnologie agrarie presso l’Università Politecnica delle Marche e master in gestione del sistema vitivinicolo  presso la facoltà di Agraria di Milano. Esperienze di lavoro in Italia, India e California.

 

Attualmente è cooperante internazionale VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo ( www.volint.it ), responsabile agronomico in un importante progetto nei Territori Occupati Palestinesi a due passi da Betlemme.

 

Ettore, quali sono stati i passaggi che da Vasto ti hanno portato nei Territori Occupati Palestinesi?

La passione del mondo vitivinicolo che ha caratterizzato il mio percorso di studi fin dai primi anni degli studi universitari non poteva essere alimentata solo dalle esperienze italiane avute durante i primi anni da laureato. Dopo l’interessantissimo tirocinio post master realizzato ad Ischia ed i successivi primi lavori presso le cantine vitivinicole del posto ho sentito la necessità di fare un salto di qualità e di implementare il mio bagaglio culturale e professionale. L’Italia professionalmente cominciava ad essere poco interessante anche perché non dava sufficientemente speranze per il futuro. Già qualche anno dopo il diploma di Master, grazie al quale ho ottenuto interessanti contatti con l’estero, ho maturato l’idea di superare i confini italiani e cercare nuovi stimoli. La grande occasione si realizza nel 2007 quando un enologo abruzzese, diventato poi grande amico e “maestro”, mi chiede un aiuto per seguire una piccola realtà indiana  in espansione. L’anno passato in India, oltre che ad essere stata una esperienza di forte impatto culturale, mi ha permesso di applicare le mie conoscenze professionali in condizioni “eroiche”. (l’India fino ad oggi non può certamente essere annoverata fra le realtà enologiche emergenti). Dopo l’esperienza indiana si materializzò l’opportunità di seguire una vendemmia in California, che è stata l’esperienza più bella e professionalmente appagante avuta finora. Appena rientrato in Italia fui chiamato a lavorare a Bologna, ma quando si sono aperte le porte della cooperazione internazionale sono bastati pochi secondi a convincermi e dare le dimissioni. Da dicembre sono, quindi, in Palestina come responsabile agronomico del Progetto Cremisan.

 

Che lingue parli e come hai fatto a impararle?

L’inglese ormai è diventata quasi la mia seconda lingua: le esperienze indiana e californiana hanno avuto un ruolo indiscutibile nell’apprendimento della lingua, anche perché ero l’unico italiano nello staff e non c’era molta scelta su quale lingua utilizzare per la comunicazione. Oggi, invece, sono alle prese con l’arabo, lingua tanto affascinante quanto ardua nella comprensione.
 

Ettore, in che cosa consiste il tuo lavoro? 
Come cooperante internazionale mi occupo della gestione viticola ed agronomica di Cremisan (http://www.volint.it/vis/node/3681) una cantina storica palestinese da sempre gestita dai Salesiani del posto. Il progetto internazionale di sviluppo prevede un miglioramento della realtà vitivinicola, unica nei territori palestinesi, sia dal punto di vista viticolo che enologico. In stretta collaborazione con l’enologo portiamo avanti con entusiasmo questo progetto sperando che i vini prodotti in Terra Santa possano presto occupare la posizione che meritano. Parallelamente a questa attivita’ occupo il ruolo di coordinatore  in loco del progetto di ricerca sul quale l’Università di Hebron e l’Istituto Agrario di San Michele All’Adige stanno lavorando, con lo scopo di valorizzare e conservare le varietà autoctone del posto.

 

Il tuo è un ambiente internazionale molto stimolante, da italiano come ti trovi?

La Palestina è il paese in via di sviluppo dove operano il maggior numero di ONG italiane e straniere. Vivere a Bet Jala ( comune limitrofo di Betlemme) non pregiudica, quindi, una vita sociale di alto livello, condivisa sia con persone del posto che con altri cooperanti (in primis con i miei colleghi del VIS). Il fatto di essere quotidianamente in contatto con le persone di altre ONG e di volontari provenienti da tutto il mondo ti fa capire quanto è stimolante ed appagante lavorare in questi contesti. Inoltre da quest’anno sono anche tesserato nello staff della squadra femminile di calcio ad 11 di Betlemme (foto sopra). Mi diverto con passione ad allenare i portieri che, tra l’altro, sono nel giro della Nazionale. Ho avuto un’accoglienza che mai mi sarei immaginato poter avere, sia dalla dirigenza che dalle giocatrici.


Altri aspetti?
Purtroppo quello politico: bisogna convivere quotidianamente con la consapevolezza di essere in un territorio occupato (quello palestinese) ed uno occupante (quello israeliano). Questa delicata situazione influisce sulla vita quotidiana di tutti e palesa i disagi di un popolo al quale, già privo di libertà, giorno dopo giorno tolgono terre, case e dignità. Come se cio’ non bastasse, gli attriti religiosi interni che a volte si percepiscono in maniera veemente, non facilitano certo la strada per una pacifica convivenza.

 

Tu lavori in un campo specialistico, cosa hai fatto per acquisire le giuste competenze?
Indubbiamente il fatto di essere stato all’estero ed aver lavorato duramente e con passione in collaborazione con persone di altissima professionalità e preparazione ha   arricchito il mio bagaglio professionale. L’aver avuto sempre particolari attenzioni per le attività di volontariato e cooperazione (sono stato formato come volontario presso il CEFA onlus di Bologna ) poi, ha di fatto  inciso non poco nella mia decisione di intraprendere la strada della cooperazione internazionale.

 

Che progetti hai per il tuo futuro?
La mia esperienza mi ha insegnato tante cose: una di queste è che il futuro non è mai come lo progetti: sbilanciandomi, tuttavia, potrei dire che un mio grande desiderio sarebbe poter continuare nella cooperazione internazionale. Tuttavia prenderò una decisione quando finirà questo progetto. Nel mio futuro, adesso, c’è solo Cremisan.

 

E con Vasto come la metti?

Vasto è la città dove sono cresciuto, dove ho la famiglia e gli amici, ma dubito potrà darmi anche l’opportunità di un futuro lavorativo.


Ettore, cosa consigli ai giovani che intraprendono l’università o sono in cerca di lavoro?
La mia opinione a riguardo è sempre la stessa da anni e continuerò a ripeterlo: si prediligano le materie scientifiche, si sfruttino i progetti ERASMUS e LEONARDO ed appena laureati si dia priorità ad esperienze all’estero anche solo per imparare la lingua. Ieri conoscere una lingua straniera era un punto a favore: oggi non conoscere una lingua straniera è un incolmabile gap.

 

Ringraziamo Ettore Del Lupo che con la sua testimonianza ha aperto una nuova finestra sulle possibilità di lavoro giovanile nel mondo. Gli facciamo i migliori auguri per il futuro.

Nicola D'Adamo (NoiVastesi)

Contatti

redazione@histonium.net
tel. 0873.344007
fax 0873.549800
Via Duca degli Abruzzi, 54
66050 - San Salvo
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK