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Contratti sospesi tra il 2008 e il 2009, il giudice condanna la Sevel

L'azienda costretta a reintegrare due lavoratori molisani. Class action in atto per altri 150

| di Cristina Milo
| Categoria: Attualità
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Erano stati allontanati dal posto di lavoro insieme ad altri 500 lavoratori nel periodo compreso tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 ma hanno deciso di fare causa alla Sevel e, adesso, il giudice del Lavoro di Lanciano ha dato loro ragione. Dovranno essere reintegrati a tempo indeterminato e dovrà essere loro riconosciuto un risarcimento pari a 6 mensilità. Una vittoria importante per Costantino Manes Gravina e Flavia Murolo, i due lavoratori della Sevel che hanno deciso di presentare ricorso contro l'azienda per la sospensione del contratto di lavoro. Una situazione che riguarda altri 500 operai ai quali, nel periodo tra la fine di dicembre 2008 e l'inizio di gennaio 2009, non sono stati confermati i contratti a tempo determinato che erano stati sottoscritti per sopperire a quello che l'azienda ha definito come un "picco di produzione". Una tesi che, però, non ha convinto gli avvocati Vincenzo Iacovino, Nicola Del Re e Pierpaolo Passarelli che hanno deciso di affiancare i due nel ricorso e, insieme a loro, anche altri 150 lavoratori che, adesso, sperano di vedersi riconosciuto lo stesso trattamento in sede procedurale. Ed è stato per spiegare quello che potrebbe diventare un vero e proprio 'caso' che potrebbe fare disciplina in materia che gli avvocati hanno voluto tenere questa mattina a Termoli una conferenza stampa. Al loro fianco i due lavoratori: "Per noi è una vittoria importantissima. Come padre di lavoro - ha affermato Costantino Manes Gravina - stare a casa senza un lavoro è frustante e aberrante. Anche perché quando abbiamo cercato l'appoggio della politica e dei sindacati c'è stato risposto che non avremmo dovuto fare nulla perché ci avrebbero pensato loro. Cosa che in realtà non hanno fatto. E questa vittoria la voglio dedicare a loro". Sotto la lente degli avvocati quello che anche il tribunale del Lavoro di Lanciano ha definito come una illegittimità terminologica. "La Sevel - hanno affermato gli avvocati nel corso della conferenza stampa - si è giustificata affermando che i contratti erano stati sottoscritti per sopperire a un picco di produzione che, al momento della scadenza del contratto, non ci sarebbe stato più. Questo, a loro dire, era sufficiente per far decadere le condizioni stesse del contratto. Noi, invece, abbiamo dimostrato che nei tre anni presi in esame (dal 2008 al 2011, ndr) non c'è stato nessun picco di produzione ma che anzi il trend produttivo si è sempre mantenuto costante". Una situazione, quindi, che avrebbe dovuto giustificare il rinnovo del contratto che, invece, non c'è stato. E adesso la 'battaglia' continua anche per gli altri 150 lavoratori patrocinati dallo stesso pool di avvocati che sperano di 'bissare' la sentenza del giudice di Lanciano. "Vogliamo anche ribadire l'importanza dell'articolo 18 che adesso il Governo vuol far venire meno - hanno concluso gli avvocati - senza questo articolo non si sarebbe potuta ottenere questa importante vittoria".

Cristina Milo

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