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SERVIZIO IDRICO IN CITTà, SUA GESTIONE E 'DEMAGOGIA ISTITUZIONALE': UNA DETTAGLIATA NOTA DELL'ASSOCIAZIONE 'PORTA NUOVA'

Documento in più punti del sodalizio presieduto da Michele Celenza

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"Demagogia istituzionale": così si intitola un lungo ed articolato documento diramato da Michele Celenza, presidente dell'associazione 'Porta Nuova' di Vasto. Di seguito i contenuti. L’epistolario del sindaco. Anche quest’anno il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, non ha esitato: “Dopo aver ascoltato per l’ennesima volta lo sfogo dei cittadini” così scrive Il Centro, “ha preso carta e penna e scritto all’ente d’ambito. «Servono 3milioni900mila euro per adeguare la rete fognaria e 750mila euro per risolvere il problema della carenza idrica: le condotte vanno sostituite e adeguate»”. Perbacco! È la terza lettera dal 2006 che scrive all’ente d’ambito, prosegue il giornale. Ma loro, niente. Anzi, sono quattro anni che chiede soldi senza ricevere neppure una cartolina di risposta. “Nonostante le continue sollecitazioni da parte di questa Amministrazione e da chi ci ha preceduto, l’Ato non opera i necessari investimenti”. Perfetto. Il raccontino che il sindaco di Vasto ha allestito per i suoi concittadini è un perfetto esempio di demagogia e disinformazione istituzionali. Evidentemente il Sindaco di Vasto ha scambiato l’ente d’ambito per un bancomat. O almeno così vuol farci credere. Questo significa prendere in giro il prossimo. Lo diciamo con tristezza, perché la credibilità delle istituzioni è un bene da difendere. Ma tant’è, in tema di servizio idrico gli abruzzesi tutti, e i vastesi in particolare, alle prese in giro dovrebbero ormai essere abituati. Siamo stati presi in giro per un decennio dalla nostra classe dirigente che, in tema di gestione del servizio idrico, ha disatteso i propri doveri di controllo, trasparenza, buona amministrazione, rispetto della legge. E, prima ancora, di informazione. Con le sue dichiarazioni Luciano Lapenna si pone in piena continuità con una consolidata tradizione locale. Il fallimento della politica regionale di gestione del servizio idrico. Pochi sanno che tutti i 6 enti d’ambito abruzzesi, tra cui l’Ato 6 “Chietino” con cui il sindaco di Vasto intrattiene una così infruttuosa corrispondenza, sono stati commissariati dalla Regione – a 10 anni dalla loro istituzione - nel novembre 2007; e attualmente sono retti dal medesimo commissario unico, l’ing. Pierluigi Caputi. Il commissariamento dei 6 Ato abruzzesi ha messo fine ad altrettante gestioni tutte più o meno disastrose, come riconosce ormai ufficialmente la stessa Regione Abruzzo; e tutte riconducibili alle Amministrazioni locali: l’assemblea dei sindaci ha sugli Ato poteri di controllo e di nomina degli organi dirigenti. Il commissariamento degli Ato ha sancito nel modo più plateale uno storico fallimento della politica abruzzese. Gli investimenti. Di ciò il sindaco di Vasto non parla, e in particolare non dice che uno degli aspetti principali di questo fallimento è stato la mancata attuazione dei Piani d’Ambito, e in specie dei loro programmi di investimento. “Gli investimenti effettuati dall’anno 2002, anno di approvazione dei Piani d’Ambito, al 2006 risultano nettamente inferiori agli investimenti previsti, corrispondenti a circa un terzo di quanto programmato nel periodo di riferimento”: così la Regione Abruzzo su dati relativi all’insieme dei 6 Ato regionali. Quanto all’Ato 6 “Chietino”, il nostro, la situazione è peggiore di molto. Secondo dati ufficiali l’Ato 6 “Chietino”, a tutto il 2007, aveva realizzato lo 0,76% degli investimenti previsti, ponendosi così all’ultimo posto della speciale classifica nazionale. Nello stesso periodo, la tariffa era salita (rispetto al 2002) del 69,8%, a € 1,07. Va da sé che, sempre negli stessi anni, le dichiarazioni rassicuranti dei politici succedutisi alla guida dell’ente d’ambito si sono sprecate. E ciò senza che i partiti – tutti i partiti, con l’eccezione del solo Angelo Orlando (RC) - che pure con i propri uomini erano presenti nel CdA, dicessero una sola parola. Quanto a noi, le nostre parole le abbiamo dette, e quello che è accaduto, sì, l’avevamo previsto. Ma chi ci ha dato ascolto? Demagogia istituzionale. A questa situazione, maturata in un decennio (1997-2007), l’epistola del sindaco di Vasto vorrebbe porre rimedio. E naturalmente dovrebbe farlo in 7 mesi, entro il 27 marzo 2011, quando, com’è noto, decadrà la figura del commissario unico ai 6 Ato abruzzesi per effetto della soppressione, su scala nazionale, di tutti gli Ato. È credibile il sindaco? Se no, chiediamoci se per caso non vi sia una relazione tra l’annosa carenza idrica della zona e le menzogne che da tempo ci apparecchia il ceto politico locale. A noi pare che ci sia. Anche la gestione del servizio idrico è, dal nostro punto di vista, una questione di crescita civile. Il nostro ceto politico, i nostri amministratori, devono capire che il rispetto delle leggi, la trasparenza nella gestione, una corretta informazione istituzionale, la partecipazione dei cittadini, insomma il controllo pubblico in tutte le sue forme, sono condizioni necessarie per risolvere, alla lunga, gli stessi problemi tecnici. La stessa battaglia per la gestione pubblica del servizio idrico ha senso solo se si accompagna a una reale crescita civile delle nostre città.
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