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Quattordici artistici mosaici arricchiscono la chiesa di San Marco Evangelista

Sistemazione voluta dal parroco don Gino Smargiassi

| di Luigi Medea
| Categoria: Arte
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Iniziativa voluta dal parroco della Comunità di San Marco Evangelista, don Gino Smargiassi, sulle pareti interne della chiesa: l’inserimento di 14 artistici mosaici, raffiguranti altrettanti Santi e Beati.

“L’idea – spiega don Gino - è nata dalla considerazione teologica che noi formiamo una sola famiglia con i Santi, che sono nostri fratelli e sorelle. Ogni volta che entriamo nel sacro tempio ci dobbiamo ricordare che formiamo la Chiesa Santa di Dio. Noi preghiamo con loro e loro ci guardano e ci invitano ad imitarli. Sono come spettatori partecipi nella gara terrena, che noi portiamo avanti, invitandoci ad essere atleti come loro sono stati. I criteri che si sono seguiti nella scelta – ha continuato il parroco – sono quattro. Innanzitutto sono stati scelti santi che sono maggiormente venerati a Vasto: San Michele, San Giuseppe, San Pietro, San Paolo, San Nicola, Santa Rita, Santa Lucia, Sant'Antonio, San Gabriele dell’Addolorata e San Camillo de Lellis, gli ultimi 2 entrambi patroni dell’Abruzzo. In secondo luogo è stato scelto il Beato Angelo da Furci, che ha studiato a Vasto nel convento agostiniano, attiguo, a suo tempo, alla concattedrale di San Giuseppe. Il terzo criterio ci ha fatto scegliere due Beati di grande intensità e attualità spirituale: Charles de Foucauld (fratel Carlo di Gesù) e Madre Teresa di Calcutta. Infine si è pensato ad un Santo che richiama soprattutto i giovani agli ideali di purezza: San Luigi Gonzaga”.

L’opera è stata realizzata dall’artista poliedrico (oltre a fare mosaici, fa anche sculture, restauri e oggetti d’arredo), Danjel Kosma, nativo di Tirana e attualmente residente a Cupra Marittima (Ascoli Piceno ), il quale ha lavorato per la ditta “Lauretana Art” di Mombaroccio (Pesaro Urbino).

Per la tecnica utilizzata l'artista spiega così: “E’ stata soprattutto quella di mettere le tessere sul disegni, già preparati, creando dei grandi puzzles, che poi ho applicato sulle pareti. Tuttavia ho utilizzato anche la tecnica tradizionale, mettendo le tessere direttamente sul muro negli spazi rimasti vuoti o che ho corretto durante l’esecuzione dei vari mosaici”. 

Luigi Medea

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