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San Marco Evangelista, un originale 'itinerario quaresimale'

| di Luigi Medea
| Categoria: Appuntamenti | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Nella Parrocchia di S. Marco Evangelista di Vasto ogni venerdì si sta svolgendo con intensità di fede e di riflessione comunitaria l’itinerario quaresimale 2021. Il giovane parroco don Nicola Fioriti ha scelto di trattare, dopo la celebrazione della Messa e del rito della Via Crucis, un originale percorso di approfondimento sulle “poche cose che contano”, quelle che possono aiutare i fedeli “a leggere dentro la propria anima”, attraverso l’ascolto dell’esperienza di don Luigi Verdi e di Simone Cristicchi presso la Comunità di Romena.

Venerdì 19 febbraio la riflessione è stata ritmata, con l’aiuto di alcuni sussidi scritti, da sei elementi che sono il nostro limite e che descrivono la nostra debolezza e fragilità: la solitudine (“Tutti troppo soli e, spesso, muti nel nostro dolore. Come anestetico, utilizziamo le mille cose da fare e riempiamo le giornate di impegni ed attività perché abbiamo paura di guardarci dentro”); i ritmi folli che uccidono la percezione (“Si corre di continuo, dalla mattina alla sera, senza sapere neanche verso dove, senza sapersi difendere da questa frenesia. E noi non percepiamo e non ascoltiamo più il senso della storia, del futuro, dei figli, della moglie, del marito”); la mancanza di consapevolezza (“Il virtuale ci ha “rimbambiti”: non desideriamo più di essere consapevoli, ci bastano i contatti virtuali! Anastetizziamo il cuore, restando appiccicati ad uno schermo”); lo scaricare la colpa sempre fuori di noi (“E’ un giochino che funziona così: non mi prendo responsabilità”); la mancanza di volontà (“Un comportamento che incide sulla mancanza di volontà è fare di tutto per evitare la fatica”); non riuscire a sognare come San Francesco (“Egli aveva un piccolo sogno, due righe di Vangelo: si può essere liberi come gli uccelli del cielo, si può crescere come i fiori del campo, cercare il regno di Dio, poi il mangiare, il vestire e il bere: un piccolo sogno, desiderato così tanto, che è riuscito a viverlo e gli ha permesso di morire in pace”).

A questo punto don Nicola ha sottolineato l’importanza del coraggio per essere cristiani, un coraggio che non è fatto di forza o eroismo, ma è quello degli innamorati. Ed ha ricordato alcuni episodi del Vangelo  (in particolare quelli dell’Emoroissa, di Giairo e di Zaccheo), dove uomini e donne hanno avuto il coraggio di un gesto, di un’azione, di un passo ed hanno trovato “la gioia dentro la fatica”.

Nell’incontro di Venerdì 26 febbraio sono stati presentati due atteggiamenti di fondo necessari per ogni cambiamento e ogni rigenerazione: l’umiltà e la creatività.

L’umiltà è stata vista attraverso sette indicatori: quello del Savonarola, che semplicemente diceva le cose come le vedeva, cercando di restare autentico; quello dei contadini che ogni anno riattivano la vita senza l’assillo di doverla conservare; quello di non fermare il vento, perché ci fa andare oltre ciò che abbiamo realizzato e che scuote la povere su cui rischiamo di adagiarci; quello della capacità di imparare da tutti, anche da un neonato; quello della imperfezione, perché è importante accettare il proprio limite, anche quando mettiamo in atto le nostre qualità migliori; quello di Cenerentola, che non reagisce alle sorellastre perché punta e vede oltre; quello della fertile riva, stupenda immagine descritta dal poeta Rainer Maria Rilke.

La creatività, ha ricordato don Nicola Fioriti, è il comandamento che Dio ha dato ad Adamo, quando gli ha detto “Va e fa crescere la terra”. Del resto, ha aggiunto, Dio stesso è creativo. È il Dio delle sorprese, delle meraviglie, ed essergli fedeli consiste proprio nell’essere creativi.

Particolarmente incisiva è stata l’elencazione dei passi della creatività: osservare ogni cosa; dedicare tempo alla propria interiorità; usare gli ostacoli della vita come motore per vedere nuove opportunità; andare alla ricerca di nuove esperienze; imparare a fallire; porsi grandi domande; osservare le vite degli altri; saper rischiare; considerare la vita come opportunità; seguire le proprie passioni; saper cambiare prospettiva; circondarsi di bellezza; saper connettere le cose; sperimentare iniziative nuove, perché l’abitudine “è morte a piccole dosi”.

Coinvolgente anche l’incontro di Venerdì 5 Marzo che ha illustrato innanzitutto l’importanza della dignità che consiste “nel riuscire ad abbracciare il compito che ciascuno ha, con la libertà delle proprie scelte”. Attraverso la parabola del buon Samaritano il parroco don Nicola ha spiegato come “i ruoli che rivestiamo nella nostra vita ci portano a spogliare o a spogliarci della dignità”, aggiungendo che “c’è un solo uomo libero e non prigioniero del suo ruolo: il samaritano, che ha compassione”. Richiamando, poi, la parabola della Samaritana, don Nicola ha parlato della necessità di ridare la dignità a chi sembra di averla persa, così come ha agito Gesù.

Il secondo tema è stato quello della fragilità, che bisogna sentire “come un dono di grazia che ci aiuta ad indossare la nostra vita come il più bello degli abiti”. In realtà la debolezza è tutto ciò che vogliamo fuggire. “Eppure – ha concluso don Nicola – è quella lì la vita: fare un passo senza che esso sia assicurato, allungare il passo senza sapere che troverai ancora terra sotto i piedi”.  

“Fedeltà e perdono” sono stati gli argomenti affrontati venerdì 12 marzo, mentre nel prossimo incontro di venerdì 19 marzo si parlerà di “Bellezza, gioia e amore”. L’ultimo venerdì (26 marzo) sarà dedicato alla Festa della Santa Spina.

Luigi Medea

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