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Esortazione post sinodale di Papa Francesco, le parole del vescovo Forte

L'incontro al Teatro Rossetti sul tema della 'Amoris Laetitia'

| di Luigi Medea
| Categoria: Appuntamenti
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Lunedì 2 maggio, un pubblico attento ha seguito con interesse, presso il Teatro Rossetti di Vasto, la presentazione dell’esortazione apostolica di Papa FrancescoAmoris laetitia”, tenuta dall’Arcivescovo Mons. Bruno Forte e dai coniugi Maria Antonietta e Franco Silvestri.

L’evento è diventato un’occasione propizia per Padre Bruno per offrire una riflessione “ricca di memoria e di suggestioni”, tenuto conto, come aveva precedentemente ricordato alla stampa don Gianni Sciorra, Vicario della Zona Pastorale di Vasto, del prezioso “servizio svolto dal nostro Pastore per volontà di Papa Francesco, prima come Segretario Speciale dell’Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2014 sui temi della famiglia, e poi di quella ordinaria dell’ottobre 2015”.

Ad introdurre l’intervento del Vescovo è stato don Nicola Del Bianco. Anche lui ha richiamato l’importanza della presenza del Vescovo, per tre specifici motivi: Padre Bruno è il Pastore della Diocesi (il Papa ha inviato il testo soprattutto ai Vescovi); è stato il segretario speciale del Sinodo sulla famiglia (il testo dell’esortazione è fatto per l’85% di citazioni sinodali); è un incisivo teologo (il suo apporto è un aiuto per approfondire i temi teologico-spirituali presenti nel testo).

Mons. Bruno Forte, dopo aver espresso il suo più sentito “grazie” a quanti era presenti all’incontro, ha subito individuato il primo carattere dell’esortazione: l’essere il frutto di un Sinodo, il vero primo Sinodo della Chiesa cattolica, dove è stato possibile il dialogo e l’ascolto da parte di tutti, avvalorato anche da due consultazioni a livello mondiale. Una grande sorpresa è venuta, poi, dal consenso unanime che si è registrato dai Padri sinodali per la maggior parte delle tesi discusse. Questo, perché, ha aggiunto Padre Bruno, quando si dà fiducia allo Spirito, il Signore non delude!

Un secondo carattere il Vescovo l’ha trovato nell’attenzione alla famiglia. Nessuna meraviglia in ciò, ha spiegato il Vescovo, perché la Chiesa sente il polso della realtà. Ed il vissuto di oggi è contrassegnato da una profonda crisi che attraversa la famiglia e che si evidenzia in modo particolare nella diminuzione dei matrimoni e nella crescita delle convivenze (fenomeno dovuto a tanti fattori, quali: la mancanza del lavoro, la difficoltà di avere una casa, i flussi migratori ecc…). Nella crisi diffusa, però, ha aggiunto il Vescovo, è venuto fuori, specialmente tra i giovani, un grande desiderio di famiglia.

La Chiesa, ha proseguito Padre Bruno, riferendosi al n. 49 dell’esortazione, deve avere la sollecitudine di raggiungere tutti nelle situazioni concrete, comprendendo, consolando, integrando, evitando di “imporre una serie di norme come se fossero delle pietre”.

A questo punto Mons. Forte è passato ad approfondire due componenti dell’esortazione: quella sinodale e quella personale del Papa. La sinodale si esplicita in quattro aspetti: la famiglia è scuola di umanità, di socialità, di fraternità (relazione questa fondamentale per la crescita e la maturazione dei figli, che manca, purtroppo, dove il dono della vita si riduce a un figlio unico), di ecclesiologie e di fede.

La componente papale è una stupenda riflessione sull’amore nel matrimonio quotidiano, che prende lo stimolo dalle caratteristiche del vero amore presenti nell’inno alla carità, scritto da San Paolo. Il Papa precisa il senso delle espressioni di questo testo, per tentarne poi un’applicazione all’esistenza concreta di ogni famiglia. Approfondisce, pertanto, la pazienza, il senso di benevolenza, la guarigione dall’invidia, l’atteggiamento che evita il vantarsi, l’amabilità, il distacco generoso, il perdono reciproco, il dono d’amore totale che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta.

Il Vescovo ha concluso ricordando quale deve essere l’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle famiglie che vivono nella fragilità di particolari situazioni, segnate dall’amore ferito e smarrito. E’ quello di accompagnare, discernere e integrare la fragilità. Atteggiamento, questo, che risulta rafforzato “nel contesto di un anno dedicato alla Misericordia”.

E’ seguita la testimonianza dei coniugi Maria Antonietta e Franco Silvestri (sposati da 25 anni, allietati dalla nascita dei figli, aperti all’affido di altri bambini, impegnati nel servizio diocesano di pastorale familiare). Entrambi hanno sottolineato l’importanza della testimonianza richiamata dal Papa al n. 184 dell’esortazione: “Con la testimonianza, e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone. Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva. La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società”.

L’incontro si è chiuso con il dibattito che ha maggiormente chiarito alcuni punti dell’esortazione papale.

Luigi Medea

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