Alla scoperta di Punta Penna: sito archeologico italico e medioevale

Grande interesse per l’escursione proposta da Italia Nostra del Vastese per approfondire i resti italici dell’antica Histonium preromana e di Pennaluce di Federico II

Rosaria Spagnuolo
14/02/2022
Attualità
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Sono stati molti i soci dell’Associazione Italia Nostra del Vastese che domenica 13 febbraio hanno aderito con grande interesse all’escursione storico naturalistica per approfondire il sito archeologico di Punta Penna. Il presidente, Davide Aquilano, ha guidato la passeggiata spiegando la ricca storia del luogo mediante i tanti reperti ritrovati in questi anni. Dai resti dei muri della fortezza medioevale che affiorano coperti dalla ricca vegetazione nel costone vicino alla Torre di Punta Penna, al racconto degli scavi effettuati dalla Soprintendenza Archeologica nel 1993 in ampie zone limitrofe coltivate da anni a grano. Sono state ritrovate delle tombe del 13° secolo, all’interno ed attorno ad una chiesa, la più importante quella di una bambina slava di una decina d’anni con ampio corredo funerario e resti dell’abitato sia italico romano, vicino alla chiesa di Punta Penna che medioevale, vicino alla Torre di Punta Penna, di quella che era l’antica città di Pennaluce la città voluta da Federico II, re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, che si innestava sui resti del precedente sito italico e che comprendeva uno dei porti più importanti della costa adriatica.

Per fasi alterne gli antenati dei vastesi hanno preferito vivere nella zona di Punta Penna, dove c’era un porto naturale, facendo del commercio la principale attività economica del luogo. L’antica città di Histonium Frentana a Punta Penna fu distrutta dai Romani dopo la guerra sociale, dopo 89 a.c. Quando Federico II scelse proprio questo sito per costruire la nuova città, dove abitavano meno di 5000 persone, ha utilizzato i resti delle antiche mura italiche. La città poi nel 1400 fu di nuovo abbandonata, perché la crisi economica e difensiva dello stato portarono come conseguenza i continui attacchi di pirati e quella città non era più sicura.

I reperti ritrovati nel 1993 sono conservati dalla Soprintendenza, alcuni sono di grande valore storico, come un orecchino e una cintura, entrambi di provenienza serba, ma ci sono anche monete, anfore, ecc. Tutto il sito è stato ricoperto per evitare saccheggiamenti. Davide Aquilano ha spiegato che l’area archeologica, insiste su terreni privati. Dal 1998 (anno di istituzione della riserva di Punta d’Erce), nessun intervento è stato fatto per acquisire questo sito al pubblico e impedire cioè che le periodiche arature potessero distruggere gli importanti reperti conservati sottoterra, cosa che ovviamente è successa. Le arature ogni anno scendono per 25-30 cm e hanno distrutto tantissimi reperti importantissimi, come mosaici policromi, mura, vasellame e tanto altro. L’acquisto dei terreni da parte dell’amministrazione comunale, che sono agricoli, quindi di poco valore, sarebbe già un passo avanti importante. Poi ogni anno si potrebbero recuperare i fondi per effettuare degli scavi nella prospettiva di valorizzare il primitivo sito della Histonium dei Frentani e i resti della città di Pennaluce e realizzare un grande sito archeologico, che oltre a valorizzare il patrimonio storico potrebbe dare ulteriore slancio al turismo.

Le prossime escursioni storiche naturalistiche di Italia Nostra, riservate ai soci, saranno a Santo Stefano in Rivo Maris, San Giovanni in Venere e a Termoli.

 

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