Olio di qualità: quest'anno difficile 'a meno di 10 euro al litro'

Campagna 2016 drammatica in termini di produzione, si valutano azioni di difesa del settore

riceviamo e pubblichiamo
28/11/2016
Territorio
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L'annata 2016 è stata particolarmente difficile per l’olivicoltura nazionale e regionale, ma gli oli come sono?

Ne abbiamo parlato a Lanciano con il dottore agronomo Bruno Scaglione, coordinatore della Guida agli extravergini di Slow Food per l’Abruzzo e Molise e componente del comitato d’assaggio della Camera di Commercio di Chieti che domenica 27 novembre, nel padiglione 2 di Lancianofiera ha tenuto un laboratorio sugli oli extravergini d’Abruzzo corredato da un mini corso di degustazione nell’ambito della 18esima edizione di AgroAlimenta, la fiera nazionale dei prodotti tipici.

Dal punto di vista economico per l’olio, è stata una annata drammatica, in Italia, ma anche in Abruzzo. Le stime già previste al ribasso si sono rivelate ancor più basse. A livello nazionale si conta circa il 50% in meno di produzione rispetto al 2015. Tutte le regioni sono state coinvolte, fatto salvo alcune del nord-est, poco significative, come Veneto, Trentino, area del lago di Garda, Lombardia. E di conseguenza gli agricoltori hanno visto più che dimezzati gli introiti provenienti dall’olivicoltura.

Per questo la Federazione dei dottori agronomi e dottori forestali d’Abruzzo, presieduta dal dottore agronomo, Mario Di Pardo, ha voluto affrontare l’argomento nel corso della rassegna AgroAlimenta, di scena a Lanciano nei padiglioni del Polo fieristico d’Abruzzo. Nell’occasione abbiamo fatto una chiacchierata con il dottore agronomo Bruno Scaglione, uno dei maggiori esperti nazionali in fatto di olio.

Dottor Scaglione, cosa è accaduto?

La bassa produzione olivicola è stata causata soprattutto dall’andamento climatico che ha pregiudicato la produzione di un’annata, quella del 2016, che già era prevista di scarica, dopo la grande performance del 2015. Quindi la fioritura ridotta, associata ad una alternanza di freddo, caldo, piovosità, che non ha favorito una buona allegagione (i fiori non hanno messo i frutti), hanno determinato questo tracollo. Gli attacchi di tignola (Prays oleae) sui frutticini e poi, ‘dulcis in fundo’, la forte presenza della mosca, hanno colto di sorpresa diversi produttori che non si aspettavano un attacco così massiccio e precoce. Anche l’umidità ha fatto la sua parte. Basti pensare che ancora oggi si segnala la presenza della mosca nei nostri oliveti. A questi fattore bisogna aggiungere anche la probabile modifica delle abitudini della mosca, cioè della sua etologia, e la presenza, sul territorio abruzzese, di oliveti abbandonati che fungono da fonte di riproduzione e sviluppo elevato della mosca delle olive (Bactrocera oleae) che poi si riversa sugli appezzamenti coltivati.

Qual è la situazione registrata in Abruzzo?

Anche l’Abruzzo ha avuto una riduzione importante della produzione, il 50% in meno, pur con forti differenze sul territorio: meglio nel Pescarese, che nel Teramano e il Chietino a metà del guado. Dal punto di vista delle varietà colpite è il Leccino che ha pagato lo scotto maggiore sia in termini quantitativi che qualitativi. Detto questo, si può comunque ritenere che gran parte delle olive raccolte dal punto di vista sanitario sono risultate idonee alla trasformazione. I produttori attenti e professionali supportati, anche dai monitoraggi della mosca effettuati su tutto il territorio da tecnici del settore, tra cui i Dottori Agronomi e Dottori Forestali, e che sono intervenuti nei momenti opportuni, hanno salvato quello che c’era da salvare

C’è da preoccuparsi per il futuro?

Credo di sì. Tutto è stato causato dai mutati andamenti climatici e l’evento straordinario (almeno così lo si riteneva), si è ripetuto a distanza molto ravvicinata dalla pessima annata precedente che risale ad appena il 2014. E forse oggi diventa necessario un cambiamento nell’approccio al problema. Se i mutamenti climatici, come sembra, sono da considerarsi consolidati, si rende necessario affiancare ai pur necessari sistemi di monitoraggio, l’introduzione di modelli previsionali che colleghino gli andamenti meteorologici alla biologia dell’insetto e l’adozione di strategie di difesa chimiche, biologiche e agronomiche, già dopo la raccolta. In altre parole occorre studiare con attenzione la biologia e le abitudini della mosca e mettere in campo nuove strategie di difesa ecocompatibili ed economicamente sostenibili.

Ma gli oli ottenuti come sono?

Quelli ottenuti da olive sane, controllate, sono buoni, e rispettano tutti i parametri chimici previsti, e naturalmente anche quelli organolettici, che si sono rivelati con fruttati leggeri e con note di amaro e piccanti più tenui. Non mancano però diversi extravergini che si sono mostrati più intensi di quelli dell’anno precedente. Le migliori performance gustative provengono dagli oli di Gentile di Chieti, di Intosso, di Dritta, almeno quelli ottenuti da olive raccolte precocemente, ma anche di Nebbio, di I 77, di Frantoio, di Peranzana, di Monicella, di Pendolino. In linea di massima, sembra che le olive provenienti da cultivar tardive, anche in seguito al fatto che le olive attaccate dalla mosca siano cadute prima della raccolta, e quelle prodotte negli areali pedemontani e montani, abbiano dato degli ottimi risultati per la minore presenza dell’insetto. Un'altra conferma della bontà degli oli di quest’anno, viene anche dal numero delle Dop certificate dalla CCIAA di Chieti, che in questo periodo è molto alto rispetto a periodi analoghi degli anni precedenti.

Ma allora è conveniente comprare gli oli di questa campagna o quelli della campagna 2015?

Le quantità di quest’anno sono basse, ma, come si diceva prima, la qualità è buona. Per cui ci si può orientare tranquillamente verso l’acquisto degli oli nuovi, che sicuramente hanno dei contenuti in sostanze antiossidanti più elevati che consentiranno all’olio di conservarsi più a lungo, oltre agli indubbi benefici per il nostro organismo. E inoltre, acquistare oli del 2015 non significa necessariamente acquistare prodotti di qualità.

Ma è vero che molti oli sono stati prodotti con olive di provenienza estera?

Il timore palesato che gli oli prodotti quest’anno in regione siano stati ottenuti da olive non italiane è del tutto privo di fondamento. In alcuni casi sono state utilizzate anche olive di provenienza extraregionale. Quest’anno, così come negli anni precedenti, si tratta di olive soprattutto pugliesi, prevalentemente di Peranzana, prodotte in territorio Foggiano. Il che non rappresenta affatto un problema se sono sane e prontamente molite. Basta ricordare che in Italia la produzione di olio non copre neanche il 50% dei consumi, nelle annate standard.

Quali sono i consigli utili per un consumatore nell’acquisto dell’olio?

Per l’acquisto di un extravergine suggerisco di acquistare sempre da un frantoio, stabilire con il frantoiano o il produttore un rapporto di fiducia, in modo da potergli chiedere di che olive si tratta e informarsi sull’acidità (che negli extravergini non deve superare lo 0,8%). Un’altra discriminante è data dall’assaggio: bisognerebbe assaggiare sempre l’olio che si acquista. Le caratteristiche di un buon olio si riassumono in tre aggettivi: deve essere fruttato, piccante e amaro. Ed è un elemento importantissimo il prezzo. Data la ridotta quantità di prodotto, le minori rese di estrazione e i maggiori costi produttivi, sarà molto difficile trovare oli di qualità al di sotto di 10 euro al litro.  

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