NUOVO VESCOVO ALL'ARCIDIOCESI DI TORINO: 'SPONSORIZZATO' DAL PAPA SPUNTA IL NOME DELLA GUIDA DELLA CHIESA DI CHIETI-VASTO BRUNO FORTE

Repubblica Torino
25/02/2010
Attualità
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I nomi che circolano per la successione all'arcidiocesi di Torino sono quattro: il vescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, molto apprezzato dal Papa, il vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, quello di Alessandria, Giuseppe Versaldi e il nunzio apostolico in Italia, Giuseppe Bertello. Trattandosi di una sede cardinalizia, il placet sul designato arriverà direttamente da Ratzinger. La consultazione è alle battute finali. I vescovi piemontesi hanno già fatto conoscere al nunzio apostolico per l'Italia il loro orientamento sul successore di Severino Poletto alla guida dell'arcidiocesi di Torino. Come vuole la prassi, la Conferenza episcopale piemontese suggerisce una terna di nomi che il nunzio trasmette alla Segreteria di stato vaticana. Trattandosi di una sede cardinalizia, il placet sul designato arriverà direttamente dal Papa. Il mandato di Poletto, già prorogato di due anni per consentire al cardinale di curare l'Ostensione della Sindone, scadrà inesorabilmente prima dell'estate. I nomi che circolano per la successione sono gli stessi da qualche mese: il vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, quello di Alessandria, Giuseppe Versaldi e il nunzio apostolico in Italia, Giuseppe Bertello. Nelle ultime ore,a sorpresa, ha iniziato a circolare un quarto nome: quello del vescovo di Chieti, Bruno Forte. Un vescovo teologo, molto apprezzato dal Papa teologo Ratzinger. Un vescovo giovane (61 anni) che potrebbe scompaginare il quadro delle scelte. Le possibilità di Forte sono legate al fatto che il Papa apprezza il suo operato di teologo e al rischio che gli altri tre nomi vengano bruciati dagli strascichi del dopo Boffo. Le indiscrezioni sui retroscena che hanno portato alle dimissioni del direttore di "Avvenire" non hanno risparmiato Tarcisio Bertone, Segretario di stato, canavesano e salesiano. Fino a ieri era certamente Bertone il dominus nella scelta del successore di Poletto. Così i nomi del vescovo di Ivrea e segretario della Cei Arrigo Miglio, di Giuseppe Versaldi, ex braccio destro di Bertone alla diocesi di Vercelli, e dello stesso canavesano Giuseppe Bertello erano tutti legati alla figura dell'attuale Segretario di Stato. Nelle ultime settimane dal centrodestra sono giunte bordate che hanno indebolito due dei tre candidati. Non sono passati inosservati l'attacco del "Foglio" a Versaldi per la difesa d'ufficio del suo ex vescovo titolare nelle baruffe vaticane e l'inconsueto altolà del coordinatore regionale del Pdl, Enzo Ghigo, alle posizioni di Miglio in tema di alleanze elettorali. La presa di posizione di Ghigo stupisce perché l'ex governatore del Piemonte non è precisamente un chierichetto e stupisce vederlo insegnare al segretario della Cei quale deve essere la linea della Chiesa. È dunque probabile che, al di là del merito della polemica, l'uscita di Ghigo sia un modo per segnalare che Miglio sulla cattedra di San Massimo sarebbe una scelta sgradita al centrodestra piemontese. Indeboliti in questo modo i nomi di Versaldi e Miglio, rimane la candidatura del nunzio per l'Italia, Giuseppe Bertello. Nei mesi scorsi si era ipotizzato che potesse ricoprire nella curia romana l'importante incarico di responsabile della Congregazione dei vescovi. Nelle prossime settimane, secondo le indiscrezioni vaticane, quel posto verrà invece ricoperto dal vescovo di Sidney, Geroge Pell. Dunque il canavesano Bertello, personalità di indubbio spessore e diplomatico alle Nazioni unite, potrebbe diventare cardinale come arcivescovo di Torino. Se invece proseguirà nella sua strada di rappresentante della Santa Sede, il suo ruolo nella successione a Poletto sarà solo quello di raccogliere le proposte in quanto nunzio per l'Italia. Si aprirà così la strada per la candidatura di Forte. Napoletano di nascita, teologo raffinato, è molto apprezzato da Ratzinger. Attualmente è vescovo di Chieti-Vasto e in questa veste ha accolto Benedetto XVI nella recente visita al "Volto di Mappello" impresso su un tessuto che, secondo la tradizione, sarebbe quello della Veronica. Un legame non difficile da vedere con la diocesi di Torino che custodisce la Sindone.

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