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I calzolai vastesi di una volta

Il famoso 'ciabattino' sotto la lente

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Il mestiere di calzolaio costituiva una attività onorevole, se pure umile, ma capace di soddisfare le esigenze di vita di una famiglia ed assolvere ad una funzione sociale; questo almeno fino alla metà del secolo scorso.

La modesta attività di "ciabattino" ha registrato echi notevoli anche nella letteratura e nell'arte. Filippo Palizzi, il pittore vastese fondatore della scuola napoletana di Posillipo, dedicò alcuni disegni in quella famosa raccolta degli "usi e mestieri di Napoli" (il "sola chianelle").

Lo scrittore Lucio Mastronardi, di Cupello, dedicò al "ciabattino" un famoso romanzo "II calzolaio di Vigevano". Questo mestiere legato ad una antica tradizione era molto diffuso a Vasto e fra gli artigiani di un tempo non molto lontano ne ricordiamo uno per antonomasia: "Zi' Pitre" (Zio Pietro),  ma più noto con il soprannome "Tacconella" con la bottega all'inizio di via del Buonconsiglio, in adiacenza a Piazza Virgilio Caprioli (poi trasferita in via Giosia).

"Udire battere all'aperto (allora usava mettere il desco davanti alla bottega) la suola prelevata dal bagno e piantare chiodi tenuti fra i denti per comodità, era uno spettacolo che aveva un suo fascino particolare".

Purtroppo, ora l'attività di calzolaio rischia di estinguersi perché è cambiata la moda, la produzione e i mercati delle calzature sono invasi da scarpe provenienti dall'oriente perché costano poco (e durano anche poco) non solo, ma oggi si usa calzare scarpe da ginnastica (in tela e gomma),  usa e getta proprio perché non si possono riparare. E così il calzolaio è una stirpe in via di estinzione. 

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