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Vasto, alla ricerca della città sotterranea

Occasione propizia con le 'Giornate di Primavera del Fai'

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In una fase come l’attuale – che vede il totale abbattimento dei fondi statali sul patrimonio culturale italiano – costituisce un fatto di grande rilevanza l’affidamento della gestione dell’antico impianto termale istoniense alla delegazione vastese del Fondo per l’Ambiente Italiano (Fai). L’ingresso di un national trust nella cura di un bene archeologico come quello vastese comincia a trasferire verso le grandi fondazioni la responsabilità di garantire l’organizzazione formativo-culturale (supervisione e direzione scientifica rimangono alla competente Sovrintendenza) di una risorsa pubblica come quella di cui stiamo parlando. Se si pensa che l’aspetto tecnico-manutentivo passa all’Associazione Nazionale dei Vigili del Fuoco in congedo – e ci riferiamo a enti di volontariato che operano senza fini di lucro – possiamo ben intendere quanto siano oggi determinanti questi organismi per rendere fruibili a tutti le strutture monumentali del passato. E non è forse vero che per impedire il triste sgretolamento di complessi straordinari come la Casa dei Gladiatori di Pompei occorre rivolgersi ai privati? (Della Valle, ad esempio, ha finanziato il restauro del Colosseo) E non dobbiamo andare poi molto lontano per accorgerci che anche il degradatissimo monumento a Rossetti di Vasto è tornato a nuovo splendore solo grazie all’intervento finanziario dei Lions di Vasto. Ma una cosa va detta. Al patrimonio culturale visibile ne corrisponde anche uno non visibile, allocato in abitazioni private. Qui il problema diventa più complesso perché occorre fare i conti con la disponibilità del proprietario. E perché tutto questo diventi coerente con le esigenze conoscitive del pubblico, il Fai cerca di coniugare entrambi gli aspetti in momenti particolari. Le Giornate di Primavera del 26 e 27 marzo 2011, ad esempio, consentono di avvicinare la parte segreta e sotterranea della città. Quanti di noi hanno avuto l’occasione di visitare l’ingresso dell’anfiteatro di Histonium (I-II sec. d. C.) celato alla vista nei sotterranei di Palazzo Palmieri? Quanti hanno avuto la possibilità di osservare i resti di pavimento musivo a decorazione floreale (II sec. d. C.) localizzata nella cantina di un palazzo in via San Pietro? E, sempre nelle adiacenze, la muratura in opus incertum (I sec. a. C.) recentemente scavata – all’interno di un bar – che si dispone con andamento cardinale quale terminus ad quem della porticus localizzata nella passeggiata alle Lame? E il paramento murario in opus reticulatum, con riuso posteriore (in epoca verosimilmente tardomedievale) dello stesso materiale, da poco venuto alla luce durante la rifazione di un ristorante in corso Dante? E da ultimo – sempre in questa visita – che cosa dire della splendida cortina in opus mixtum di cui si fregia la cappellina della Trinità in via Laccetti? Saranno delle guide molto particolari ad accompagnare i viaggiatori curiosi: i ragazzi di due classi del Liceo Scientifico “Raffaele Mattioli” di Vasto. E nella casa natale dell’illustre economista cui è intitolato lo Scientifico, un’altra classe predisporrà una mostra storica per svelare le trame del centro antico di Vasto. Fai, Vigili del fuoco in congedo, Liceo Scientifico “Mattioli”. Che cosa chiedere di più da questa terna vincente?
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