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VASTO, STEVKA SMITRAN PRESENTA IL LIBRO “GLI USCOCCHI”

Presso la Pinacoteca di Palazzo D’Avalos

- Al: 05/06/2010, 00:00 | Categoria: Territorio
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Sabato 5 giugno, alle ore 18, nella sala Pinacoteca di Palazzo D’Avalos, è in programma la presentazione del libro “Gli Uscocchi” di Stevka Smitran. Dopo il saluto del Sindaco Luciano Lapenna, interverranno il professor Costantino Felice dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti e la professoressa Francesca Fausta Gallo dell’Università degli studi di Teramo. Modera lo storico Davide Aquilano. Sarà presente l’autrice.

PER APPROFONDIRE…… "GLI USCOCCHI" Pirati e guerrieri tra impero ottomano asburgico e Repubblica di Venezia

La vicenda degli uscocchi si colloca all’interno delle grandi lotte per il potere tra l’Impero ottomano, la Repubblica di Venezia e l’Impero degli Asburgo nel delicatissimo scacchiere adriatico tra il XVI e il XVII secolo, ma - a tutt’oggi - la documentazione storica non è stata studiata a sufficienza, e resta un mistero il loro stesso nome, che persino vocabolari ed enciclopedie descrivono in maniera discordante e imprecisa. Il termine, dal serbo/croato uskok, “fuggiasco”, ha poi assunto negli anni molti altri significati: “profughi”, “migranti”, “predatori”, “assalitori”, “disertori”, “ribelli”, “guerrieri”, “pirati”. L’epoca degli uscocchi, che in origine svolgevano un’utile funzione militare come primo baluardo cristiano contro l’avanzata turca, è durata circa ottant’anni: da cento - quanti erano inizialmente nel 1537, quando la roccaforte di Klis venne conquistata dai turchi - diventarono duemila alla fine della loro storia, conclusasi con la “guerra di Gradisca” o “guerra degli uscocchi” nel 1617. I cronisti pagati dai tre stati che si spartivano l’Adriatico li descrivono, a seconda delle necessità e degli obblighi verso i committenti, a volte come profughi spinti dall’avidità per il danaro e la vendetta, altre come combattenti per la giustizia e la libertà.

Ma, da qualunque punto di vista si osservi, è indubbio il fatto che i Balcani mai sono stati tanto presenti nell’Adriatico come lo furono con gli uscocchi; quegli «homini valorosi e disperati» hanno lasciato la propria impronta sulla scena politica europea dell’epoca: l’età moderna non può che apprezzarne appieno il mito.

STEVKA ŠMITRAN è nata a Bosanska Gradiska (Bosnia-Erzegovina). Compiuti gli studi universitari a Belgrado, si trasferisce in Italia. Poetessa, traduttrice, saggista e docente all’Università di Teramo, ha pubblicato numerosi saggi sulla poesia slava e ha tradotto e presentato al pubblico italiano opere di Ivo Andric, Milos Crnjanski, Miodrag Pavlovic e altri autori. Per l'Antologia della poesia dell'ex Jugoslavia (1996) ha vinto il premio "Calliope" per la traduzione. Nel 1997 ha vinto il premio di poesia "Marsa Siklab" (Modica di Ragusa) e nel 2000 ha pubblicato la raccolta di poesie Slavica (1966-1999). Nel 2003 ha pubblicato la raccolta bilingue (italiano-serbo/croato) di poesie Le mie cose (Moje stvari) che ha ricevuto il premio "Penna di Kocic". La sua poesia è presente in diverse antologie in Italia e all'estero. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Crnjanski e Michelangelo (1988), Racconti popolari jugoslavi (1988), Camao (1991), Antologia della poesia dell’ex Jugoslavia (1996), Poesie scelte di Ivo Andrić (2000), L’ ultimo pranzo di Miodrag Pavlović (2004), Antologia della poesia contemporanea serba (2007).

Valentina Chioli

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