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“Maestro, dove dimori?”

Il commento del vangelo di don Andrea Manzone

| di Don Andrea Manzone
| Categoria: Varie | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La bellezza del Vangelo di oggi è travolgente. Denso di significati, di simboli e di immagini, nasconde la cronaca di un incontro che, a distanza di anni, conserva tutta la sua carica affettiva.

Mi permetto di sottolineare solo due possibili linee di riflessione sulla liturgia della Parola odierna. La prima consiste nel riconoscere che è necessario per noi che qualcuno ci indichi quando il Signore passa o è passato nella nostra vita e come ascoltarlo senza tralasciar nulla; risplendono dunque le due figure di Eli e di Giovanni il Battista, le quali non soccombono alla tentazione di legare a sé i propri discepoli, di farsi tramiti indispensabili tra Dio e l’uomo, ma come si confà a ogni buon discepolo del Dio vivo e vero essi sono dita puntate verso un altro, un Altro. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi come trovare Dio nelle pieghe nascoste della nostra vita, nelle scelte che ci attendono o che abbiamo già fatto, nei momento di gioia ma anche di estrema tristezza o di cambiamento. Da soli, i nostri occhi sono avvolti dalla foschia delle attese preconfezionate o precostituite; è l’altro che ci apre all’eterna sorpresa di Dio. Questo altro per noi ha un volto amico (il nostro parroco, un catechista, un padre spirituale) ma in generale è la Chiesa, che come Madre e Maestra ci indica dove e come incontrare il Cristo.

La seconda linea su cui vorrei soffermarmi si concentra piuttosto sul dialogo stringato che troviamo nel Vangelo. Anche qui come altrove Gesù dimostra di non possedere le necessarie doti di leader: a due discepoli che lo seguono (senza che lui peraltro abbia fatto nulla), Egli non rivolge loro complimenti, non ammalia con ulteriori discorsi, non cerca di concupirne le esistenze, ma rivolge una domanda secca e quasi (diremmo noi) “cafona”: “Che cosa cercate?”. Guai per quel giorno in cui abbiamo cessato o cesseremo di porci questa domanda! Rivolta ai due discepoli, essa è rivolta anche a noi cristiani, giorno dopo giorno. Cosa cerchi da Dio? Salute, benessere, prosperità? È interessante notare che la stessa domanda che Gesù fa ai discepoli la ritroviamo altre due volte nel Vangelo di Giovanni: alla fine, quando Gesù chiede alla Maddalena “Donna, chi cerchi?” ma anche poco prima, all’abbrivo della Passione, quando i soldati vanno da Gesù ed è lui stesso a chiedere ancora una volta “Chi cercate?”.

Si può cercare Gesù per tanti motivi, per vivere con lui, ma anche per ucciderlo. I discepoli non si lasciano intimorire da tanta crudezza, poiché la domanda con la quale rispondono svela il loro desiderio: “Maestro, dove dimori?”. Non cercano qualcosa, desiderano invece stare con Qualcuno, iniziare una relazione che non sanno dove li porterà. E Gesù a sua volta non promette o insegna nulla ma continua a provocare: “Venite e vedrete”. Un’esperienza non la si può insegnare, né tantomeno raccontare, ma mostrare. Per questo la vera missione non è una struttura artefatta di tecniche e metodi, ma una vita rinnovata che parla da sé, quelle stesse medesime “quattro del pomeriggio” che continuano a illuminare i nostri passi verso i nostri fratelli a cui possiamo dire con certezza: “Abbiamo trovato il messia!”.

Don Andrea Manzone

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