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Ultima Thule, un ricordo di Anna Di Fulvio

Una vita caratterizzata dall'amore per la musica

| di di Luigi Murolo
| Categoria: Varie
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Hanno raggiunto insieme l’Ultima Thule, la plaga definitiva oltre i confini del mondo. Hanno percorso insieme, senza mai conoscersi, due lunghi itinerari di sofferenza. La malattia li ha accomunati.

Per quanto fosse stata diversissima tra di loro la vita – ma con un interesse comune, la musica – hanno trovato un punto d’incontro solo nel giorno di commiato – lo stesso per entrambi – dagli affetti terrestri. “Che voglia di piangere ho”, cantava Enzo Jannacci in Mexico e nuvole. Già!  “Che voglia di piangere ho”, ripete chi scrive, per Anna Di Fulvio, la delicata pianista che una decina di anni aveva avuto il piacere di ascoltare presso la Scuola Civica musicale di Vasto.

Appena due o tre giorni fa Clotilde mi aveva detto che la prof.ssa Di Fulvio avrebbe voluto fare domanda di insegnamento presso il nostro Liceo Musicale. Ma poi contestualmente mi ha riferito: sta facendo di tutto per raggiungere questo obiettivo. Purtroppo è ricoverata in un centro di terapia del dolore. Non c’è stato bisogno di dare altre spiegazioni. Le parole hanno avuto il peso di pietre scagliate.

Poi, d’improvviso, mi sono tornate alla memoria vecchie canzoni che pure qualcosa mi avevano detto: In morte di S. F. di Guccini, Desolation row di Bob Dylan, Via della Povertà di De André. Oppure, quella Via della Pietà triestina di cui parla Umberto Saba (1910) e nella quale si legge «ancor di sé l’attrista l’ospedale, / che qui le sue finestre apre e la porta, / dove per visitar la gente morta / preme il volgo perverso; e come fuori /dei teatri carrozze in riga nera, /sempre fermo ci vedo un funerale».

Sì, davanti, nello spazio di un attimo, mi si sono schiuse tutte le impervie strade che hanno condotto e, continuano a condurre, verso i giardini fioriti dell’Ultima Thule. Non avrei mai pensato che, da quelle lande, potesse giungere l’eco lontana del Vengo anch’io di Enzo Jannacci in cui il cantautore intonava «si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale / […]  per vedere se la gente poi piange davvero». Ma era una tonalità diversa. Perché, colpiti al cuore, tutti hanno davvero pianto per queste dipartite.

Nel grande palcoscenico dell’ Ultima Thule mi immagino Enzo Jannacci alla chitarra e Anna Di Fulvio al piano che intonano un infinito repertorio di canti indirizzati solo a chi ha intenzione di ascoltarli. Dobbiamo ancora una volta ringraziarli. Ognuno di noi ha ascoltato per l’ultima volta Il nostro concerto.

di Luigi Murolo

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