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Via Verde e pista ciclabile all'altezza di Punta Penna, 'criticità' per l'area industriale

Dubbi e preoccupazioni per una 'convivenza difficile' da parte di Confindustria e associazione Oasi

| di redazione
| Categoria: Territorio
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Il passaggio della Via Verde, la pista ciclopedonale lungo l'area dismessa dell'ex ferrovia della costa teatina, è al centro di una serie di dubbi e preoccupazioni espresse, in due rispettive note, da Confindustria Chieti-Pescara e associazione Oasi, di riferimento per gli operatori dell'area.

CONFINDUSTRIA - La scrivente Associazione da diverso tempo ha posto il problema della pericolosità del progetto redatto dalla Provincia di Chieti del tracciato della Ciclabile Via Verde “Costa dei Trabocchi” nel tratto di Punta Penna a Vasto. L’idea di far coincidere in larga parte il tracciato, dall’uscita da Punta Aderci al Camping Grotta del Saraceno, con la viabilità a servizio dell’agglomerato industriale e del Porto di Vasto (via Osca) dimostra che non si sono tenute in nessuna considerazione le attività che si svolgono quotidianamente a ridosso del Porto e gli sviluppi che esse avranno dal nuovo Piano regolatore portuale, dalla realizzazione del raccordo ferroviario e della ZES.

Condivisione di tracciato stradale in sede non protetta con il traffico ordinario leggero e pesante, assenza di parcheggi dedicati, attraversamento di binari ferroviari, rotatorie, segnaletica interferente, sono solo alcune dei fattori di maggiore rischio per i potenziali utenti della pista ciclabile. Più volte enti preposti, come Direzione Marittima e Arap, oltre che le imprese del posto, hanno evidenziato il problema, che però ad oggi non solo non ha avuto soluzione ma anzi è totalmente ignorato da chi dovrebbe in primo luogo avere come obiettivo la sicurezza della mobilità di persone e merci.

Deve verificarsi qualche tragedia perché se ne abbia coscienza? Chi fruirà della ciclabile dovrà poterlo fare nella massima sicurezza e nella serenità di un tracciato gradevole e semplice da percorrere, come deve e può essere possibile. Ipotesi di tracciati alternativi, assolutamente sicuri e meglio inseriti nel paesaggio naturale, sono state proposte e tra l’altro porterebbero anche ad un risparmio di costi. Ma sono sistematicamente ignorate. Se queste sono le scelte ci si chiede che senso ha lavorare per una ZES che comprenda Vasto e per lo sviluppo del Porto. Si può e si deve lavorare perché sia affermata l’assoluta compatibilità tra le attività industriali, indispensabili per la crescita dell’economia e per l’occupazione, e le politiche di rilancio turistico e valorizzazione delle qualità ambientali dell’area. Occorre però che ciascuno assuma le proprie responsabilità su scelte determinanti per il futuro del comprensorio vastese. Confindustria Chieti Pescara è a totale disposizione per ridiscutere la questione e proporre tutte le possibili soluzioni alternative, sperando di trovare lo stesso atteggiamento di apertura da parte degli enti in indirizzo (Regione, Provincia, Comune di Vasto e Arap, ndr.).

ASSOCIAZIONE OASI - L’Associazione degli operatori economicI Oasi di Vasto chiede a gran voce un ripensamento del tracciato della “Via Verde Costa dei Trabocchi”. Lo studio legale Cerullo ha inviato al presidente dell’Amministrazione Provinciale di Chieti e al sindaco di Vasto, un’istanza di revoca/modifica in autotutela del progetto. Sugli aspetti di pubblica incolumità, è stato investito, tramite lettera, anche il Prefetto di Chieti.

Le motivazioni dell’iniziativa, sono tutte in ragione della pericolosità della soluzione progettuale approvata e delle interferenze della pista ciclabile, con la regolare viabilità ordinaria che interessa la zona industriale e, in particolare, quella al servizio dell’area portuale. Va detto, per inciso, che tutta l’area è interessata, tra l’altro, dal progetto di sviluppo derivante dalla ZES, Zona Economica Speciale, con ulteriori forme di sviluppo e eventuale incremento del traffico merci.

Gli organi competenti, infatti, non hanno tenuto in debita considerazione una serie di pareri, a partire da quello del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Ufficio Circondariale Marittimo Vasto che, già nel 2014, aveva espresso tutte le perplessità sul tracciato proposto, non in linea con quanto previsto dal Piano Regolatore Portuale. Una posizione ribadita dallo stesso Ministero nel 2015, quando si invitarono i progettisti a trovare soluzioni alternative “che non interferiscano con la viabilità di accesso al porto e che non aggravino le già precarie condizioni di sicurezza”.

A recepire le preoccupazioni, espresse dagli operatori economici, la Regione Abruzzo, per iniziativa dell’ex presidente, Luciano D’Alfonso, che al fine di scongiurare ogni pericolo e interferenza, tra la viabilità ordinaria e il tracciato della pista ciclabile, invitò le parti, nel 2017, a una riunione proprio per discutere una nuova proposta di modifica del tracciato all’ingresso del Porto di Vasto. Iniziativa, poi seguita anche da una comunicazione a firma degli operatori portuali e i vari referenti della logistica e trasporto. Sulla vicenda hanno espresso preoccupazione e perplessità anche l’Arap e la Società Consortile Trigno-Sinello. Il percorso della “Via Verde Costa dei Trabocchi” nel paraggio in questione, tra l’altro, è irrispettoso delle raccomandazioni Eurovelo e delle linee guida del Ministero dei Lavori Pubblici.

Oggi, l’Associazione Oasi in relazione proprio alle attività statutarie, a fronte del mancato recepimento in sede progettuale delle raccomandazioni fornite dai vari organismi, si vede costretta a rivolgersi, in termini perentori, alla Provincia di Chieti, in qualità di soggetto pubblico competente e al Comune di Vasto, quale soggetto pubblico attuatore.

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