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Bauman, lo sguardo del filosofo sul futuro

| di Fabrizio Scampoli
| Categoria: Personaggi | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Se n’è andato con grande discrezione, così come ha vissuto tutta la sua intensa esistenza.

Zygmunt Bauman era il filosofo e sociologo che meglio di chiunque altro ha saputo leggere nelle pieghe del malessere dell’uomo contemporaneo, arrivando alla famosa definizione di “società liquida”. Tutto diventa precario ed evanescente, e vengono meno i punti di riferimento ai quali siamo abituati. Siamo perennemente connessi, ma terribilmente soli e i rapporti tra le persone sono anch’essi superficiali ed essenziali.

Anche la società post moderna soffre gli stessi mali: “Finché c'è libera concorrenza, finché c'è efficienza, redditività, e il valore economico è l'unica discriminante tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, finché quando è così si distrugge la civiltà come noi la conosciamo, si distruggono le stesse condizioni della vita umana e poi, dato che uomini e donne, individui e gruppi, e così via, sono sottomessi senza eccezione a queste leggi di mercato spietate, intolleranti, per cui ciò che non ha senso economico va eliminato, si creano le condizioni che Pierre Bourdieau chiama 'precarietà' e perfino le politiche della precarizzazione rendono più precario, incerto, vacillante, liquido. E quando le persone vivono in un mondo così liquido, non osano fare progetti a lungo termine, perdono la fiducia in se stessi. La civiltà moderna era basata sulla fiducia, prima di tutto nelle proprie capacità: 'Posso fare questo. Se imparo a farlo, posso farlo'. In secondo luogo c'era la fiducia negli altri, come esseri umani razionali. E il terzo tipo di fiducia era quella nella stabilità delle istituzioni. Ciò che si considera valido oggi, lo sarà anche domani e dopodomani. E se perdi questa fiducia, credi semplicemente di non avere alcun controllo sul futuro e questa è un'idea paralizzante. Le persone che restano paralizzate, e che perciò vivono a breve termine e non capiscono cosa significa avere un impegno e dei progetti a lungo termine, non sono in grado di resistere al pensiero unico. E così il pensiero unico distrugge tutte le alternative a se stesso".

Bauman ha scavato anche nei rapporti di coppia, cercando di capire come e perché in questa società opulenta e malata il malessere esistenziale sia penetrato perfino nei rapporti più intimi e personali. Una volta amarsi significava rimanere insieme tutta la vita. Solo qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la regola inossidabile su cui si basava ogni società. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. Bauman ha analizzato anche questo fenomeno: nel nostro tempo siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma si trasforma in un modo per salvare almeno i sentimenti al fagocitare ingordo del consumismo.

Il suo libro “Amore liquido”, uscito nel 2003, spiegava proprio la nostra lacerazione tra il desiderio di provare nuove emozioni e la priorità profonda e ineludibile di un amore autentico, condiviso e profondo e il motivo per cui siamo sempre a caccia di nuove storie: "Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame".

Ma il sociologo polacco s’è occupato anche dei concetti di globalizzazione e consumismo. In essi Bauman legge levoluzione della società, dopo la caduta delle ideologie dominanti della Guerra Fredda, dimostrando come l’esclusione sociale non sia più dovuta all’impossibilità dell’individuo di acquistare l’essenziale per vivere, ma nel suo non poter continuare ad acquistare per sentirsi parte di questa modernità. E’ la frustrazione dell’individuo consumatore, che ci rende tutti soli in questa società dei consumi. Di recente Bauman, di origine ebraica e sopravvissuto alle persecuzioni antisemite, si è accostato anche al tema dei migranti. In special modo durante le ultime crisi migratorie che hanno coinvolto l'Europa dopo le primavere arabe e la guerra civile in Siria, egli s’è sempre dimostrato un pensatore in prima linea a favore dell'accoglienza dei profughi e dei migranti scappati dall'orrore. Non gli piaceva per niente la nuova Europa dei muri e del razzismo, vittima – a suo parere – di una nuova perversione masochistica della società contemporanea spaventata dalla perdita della propria identità.

Si può amare o odiare Bauman, di certo il suo pensiero non può lasciarci indifferenti. E poi, non dimentichiamo mai che i filosofi sono un po’ come gli antichi veggenti: guardano sempre avanti, come nani sulle spalle di giganti, e scrutano nel nostro futuro.

Fabrizio Scampoli

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