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Tre anni fa la tragedia di Rigopiano

Il 18 gennaio 2017 uno degli episodi più tristi della storia della regione. Furono 29 le vittime

| di redazione
| Categoria: Attualità
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dalla pagina Facebook Rigopiano, in attesa del Fiore

Tre anni fa, il 18 gennaio 2017, una valanga di proporzioni gigantesche, distaccatasi da una cresta sovrastante, investitì l'albergo Rigopiano-Gran Sasso Resort, a Farindola, in provincia di Pescara, causando 29 vittime.

Il disastro è stato provocato sia dall'enorme quantità di neve caduta, fino a 4 metri, sia dalle diverse scosse di terremoto avvenute in quella mattinata con magnitudo fino a 5.4 nella zona di Amatrice.

La forte nevicata aveva bloccato l'unica via di comunicazione che collega l'albergo con la fondovalle ma, nonostante le segnalazioni, nessuna turbina spazzaneve venne utilizzata per liberare la strada. La valanga si è staccata nel pomeriggio dal massiccio orientale del Gran Sasso tra il Vado di Siella (1.725 m) e il Monte Siella (2.027 m), incanalandosi nella Grava di Valle Bruciata, un canalone coperto da un faggeto, sino a raggiungere l'albergo Rigopiano.

L'episodio, uno dei più tristi e dolorosi della storia della nostra regione, è al centro di una complessa ed intricata vicenda giudiziaria.

UNA FORZA CATASTROFICA CONTRO L'HOTEL
Secondo i dati dei Carabinieri forestali del servizio Meteomont - si legge su meteogiuliacci.it - la valanga che si è staccata dal crinale sopra l'Hotel Rigopiano poteva pesare fino a 120.000 tonnellate ed è scesa come 4000 tir a pieno carico a 100 km/h!

"La valanga ha esercitato una pressione di 20 tonnellate al metro quadro, pur essendo una valanga medio-grande aveva una capacità distruttiva enorme. Basti pensare che un muro di mattoni può resistere al massimo ad una pressione di 0,3 tonnellate e nemmeno il cemento armato può contenere un fenomeno valanghivo simile", spiega Valerio Segor, dirigente del Servizio di Assetto idrogeologico dei bacini montani della Regione Valle d'Aosta e uno dei massimi esperti sull'arco alpino, che si trovava in Abruzzo per gestire l'emergenza. La valanga - che aveva una massa di circa 50.000 tonnellate, un fronte di 500 metri, uno spessore di quasi tre metri, una velocità massima di 100 km/h e si è sviluppata per due chilometri - si è staccata da un pendio di 35 gradi (normalmente le valanghe spontanee di innescano sui pendii tra 27 e 42 gradi).

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