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Ampliare la riserva di Punta Aderci includendo anche il mare di fronte

Lo studio avviato dall'Università del Molise nell'ambito del progetto di protezione degli habitat Life Calliope

| di Anna Bontempo (Il Centro)
| Categoria: Attualità
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Ampliare la riserva naturale di Punta Aderci, includendo anche le aree marine. Persegue questa finalità lo studio avviato dall’Università del Molise (Unimol), partner beneficiario del progetto Life Calliope coordinato dalla Regione Abruzzo, che prevede azioni per la protezione e il recupero degli habitat marini, dunali e di scogliera.

L’annuncio che in  futuro l’area protetta di Vasto potrebbe allargarsi fino ad inglobare il mare antistante è stato dato dalla professoressa Angela Stanisci, docente dell’Università del Molise presente, insieme ad altri collaboratori, alla tavola rotonda organizzata in occasione del quinto anniversario dello spiaggiamento dei capodogli.

All’incontro hanno partecipato anche Ines Palena del Wwf, l’assessore alle Politiche ambientali del comune di Vasto, Paola Cianci, il responsabile del Centro studi cetacei di Pescara, Vincenzo Olivieri, il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo, Francesca Perfido e il presidente del Circolo Nautico di Vasto, Nicola Mastrovincenzo. A fare gli onori di casa Alessia Felizzi della Cogecstre, la cooperativa di Penne che ha in gestione l’oasi di Punta Aderci. 

Questa riserva è monca perché protegge le dune e non il mare”, ha esordito la professoressa Stanisci, “bisogna tutelare invece anche quello che c’è di fronte, ampliando le aree protette e includendo le aree marine. Il progetto ha finanziato degli studi preliminari per conoscere il patrimonio sommerso di questo territorio”.

Ad occuparsi della ricerca è Tommaso Pagliani, biologo marino che collabora con l’Unimol.

“Bisogna verificare se ci sono elementi tali da poter giustificare l’allargamento del sito”, spiega l’esperto, “accertando se a 500 metri al largo del Sic ci sono gli habitat. Solo dopo aver fatto una mappatura del territorio sarà possibile allargare la riserva alle fasce marine prospicienti”. 

Se lo studio avrò esito positivo verrà avviata la procedura che prevede tempi non proprio veloci trattandosi di un iter che vede coinvolti il Ministero e la Commissione europea. La bella notizia del possibile ampliamento della riserva ha caricato di ulteriori significati  una giornata dedicata al ricordo dello spiaggiamento dei capodogli. Era il 12 settembre 2014 quando sette cetacei si arenarono sulla spiaggetta di Punta Penna, tre dei quali morti mentre gli altri ripresero il largo grazie alla mobilitazione di centinaia di volontari. Peccato che il forte vento non ha reso  possibile la liberazione in mare di Freddy e Carola, due tartarughe del genere Caretta Caretta recuperate dal Centro studi cetacei di Pescara. La prima aveva un grosso amo all’interno dell’esofago, la seconda era finita accidentalmente nella rete a strascico. Per il comandante Perfido non c’erano le condizioni per uscire in mare in sicurezza.

Anna Bontempo (Il Centro)

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