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Jovanotti, un “no” micidiale e un colpo durissimo per l’immagine di Vasto: i limiti di una gestione discutibile

La figuraccia oltre i confini regionali, le ragioni delle istituzioni e delle forze dell’ordine, i danni incalcolabili: un disastro senza precedenti

| di Nicola Di Santo
| Categoria: Attualità
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Immagine tratta da rollingstone.it

“Un bellissimo spreco di tempo, un'impresa impossibile, l'invenzione di un sogno”. Più che affidarsi a un lungo post sulla sua pagina Facebook, Jovanotti avrebbe potuto esprimere la sua delusione per la cancellazione della tappa vastese del “Jova Beach Party” anche soltanto riportando i primi versi della sua “Baciami ancora”. E non per questo sarebbe stato meno efficace nello scopo. La sua rabbia è più che legittima, ed è pari a quella dei cittadini e degli esercenti locali e dei 30mila fan che da mesi avevano acquistato il biglietto per l’atteso evento dell’estate.

Ci vorrà tantissimo tempo per metabolizzare il “no” definitivo deciso dal prefetto di Chieti Giacomo Barbato - ampiamente prevedibile ma non per questo meno doloroso  - perché sferra un colpo micidiale all’economia vastese: ristoratori, albergatori e commercianti subiscono un danno ingente, perché manda all’aria un lavoro ampiamente programmato e li priva di un indotto enorme. Molti di loro adesso stanno pure facendo i conti con la complicata gestione delle migliaia di richieste di rimborsi, che vanno dai biglietti del concerto alle prenotazioni degli alberghi (annullate, è bene ricordarlo, in piena stagione estiva).

Ma anche l’immagine e la credibilità della città sono state fortemente compromesse e danneggiate. È lecito anche chiedersi chissà fra quanto tempo questa faccenda finirà nel dimenticatoio. Vasto è stata (involontariamente?) messa alla berlina su scala internazionale dallo stesso Jovanotti, che a una platea virtuale di 2,5 milioni di seguaci ha parlato di “basse ragioni di polemica politica locale”, attaccando chi porta avanti una “personale battaglia […] in affannosa ricerca di visibilità a buon mercato”. Il suo post, che naturalmente ha fatto il giro del mondo, è stato pure rilanciato dalla stessa pagina del Comune di Vasto (sic!), secondo una scelta che ha ben poco di imparziale e istituzionale.

In quello stesso giorno, la stessa Amministrazione faceva sentire la sua voce condividendo il post di Jovanotti  e non avvertiva invece la necessità di redigere un comunicato stampa che avrebbe dovuto spiegare alcune cose ai cittadini vastesi, a chi aveva acquistato il biglietto del concerto, a chi aveva prenotato un albergo, un aereo o un treno, a chi aveva in mente di fare un viaggio di centinaia di chilometri e agli esercenti rimasti a bocca asciutta. Un comunicato che, inoltre, avrebbe anche dovuto e potuto contenere delle scuse.

D’altronde parliamo di quella stessa Amministrazione che, undici giorni prima, non riferiva in Consiglio comunale sulla questione “Jova Beach Party” sollevata dall’opposizione, ma batteva in ritirata con la coalizione di centrosinistra facendo mancare il numero legale per iniziare la discussione. Un coup de théâtre utile a far sì che il sindaco prendesse ulteriore tempo e parlasse soltanto il giorno dopo in conferenza stampa. E parliamo, infine, di quella stessa Amministrazione che, in data 29 giugno, in un clima di totale incertezza e confusione, dichiarava a mezzo stampa - nello specifico sulle pagine de “Il Centro” - che “il concerto di Jovanotti si farà”.

Forse tutti sapevano - o almeno potevano immaginare - che un evento musicale della portata del “Jova Beach Party” molto difficilmente avrebbe potuto tenersi in una data del genere (17 agosto, una scelta dello stesso artista che non ha riscontrato alcuna opposizione da parte dell’Amministrazione) in una località del genere (Vasto Marina), che in estate insieme a Vasto raggiunge più di 100mila presenze tra residenti e villeggianti. Alle quali si sarebbero aggiunte le 30mila degli appassionati di Jovanotti.

Tutto questo si sapeva dallo scorso dicembre. Così come si sapeva che Vasto Marina sarebbe potuta diventare un imbuto ancora più intricato, ingestibile e claustrofobico di quello che già risulta essere nella quotidianità della stagione estiva, con i suoi irrisolti ed endemici problemi di parcheggio e viabilità. Per ovviare ai quali era stata addirittura paventata l’ipotesi di chiudere la Statale 16 (ri-sic!). Con il Comune di Vasto che, nella suddetta eventualità, stando a quanto dichiarato dalla Questura non aveva neppure “presentato percorsi alternativi”.

Per questo motivo ci sarebbe voluto un piano di sicurezza inoppugnabile e scrupolosissimo, che avrebbe richiesto una preparazione molto più lunga e ben altre puntualità, competenze e sensibilità. E che avrebbe conseguentemente reso vana l’opposizione di un ipotetico “fronte del no” (parole di Jovanotti) costituito non si sa esattamente da chi (forse dalle “sedicenti associazioni ambientaliste” citate dal sindaco Menna?). “JBP è un luogo sicuro”, ha rivendicato nel suo post il cantante (anche se a parlare sembra di più la Trident, la società organizzatrice dell’evento). E l’artista attacca ancora: “La sicurezza è sempre stata al primo posto, ma a Vasto non hanno voluto verificare”.

Invece le verifiche del caso sono state fatte eccome. I limiti della gestione dell’Amministrazione riguardo all’evento vengono fuori già dalle prime cinque pagine del resoconto di venerdì messo online dalla Prefettura di Chieti. I “no” vengono pronunciati praticamente tutti in sequenza, senza possibilità di scampo. E vengono, in ordine cronologico, dal Viceprefetto Vicario, dalla Questura, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dai Vigili del Fuoco, dalla Polizia Stradale e dal COA, dall’ANAS, dalla Società Autostrade e dalla Capitaneria di Porto. Gli unici sì al piano sicurezza sono quelli del servizio 118 della ASL (che comunque chiedeva un’integrazione sulle vie di fuga per le ambulanze) e dalla Provincia di Chieti (che dà il suo assenso unicamente perché l’evento è rilevante per il territorio).

Il verbale della riunione è lungo 109 pagine, e sarebbe impossibile elencare tutte le manchevolezze che hanno contraddistinto i piani di sicurezza, dal primo all’ultimo. Si parla di “gravi carenze di carattere documentale”, di “assenza di alcune necessarie pianificazioni”, dell’“esistenza della criticità riguardante la viabilità e i parcheggi”, dell’“assenza delle necessarie autorizzazioni da parte dell’Autorità di bacino” e della “violazione della normativa comunitaria” riguardo i lavori effettuati a Fosso Marino, di “criticità di ordine tecnico e profili di illegittimità in ordine ad alcuni atti comunali”.

I forti ed evidenti limiti con i quali è stata affrontata e gestita una questione tanto delicata e complicata si possono riscontrare diffusamente. Si può prendere ad esempio il documento redatto dalla Questura, che soltanto tre giorni fa parlava dell’“impossibilità di conoscere la quantificazione effettiva dei parcheggi destinati all’evento” (che l’organizzazione dichiara in 8mila, comunque di gran lunga inferiori in rapporto alle 30mila presenze attese), delle “dimensioni degli spazi destinati ai parcheggi non rispondenti a quelli reali”, di “un’area parcheggio di 2.500 macchine, un terreno agricolo accessibile dalla SS16 di cui non viene indicata la tipologia dei lavori previsti e finalizzati a renderlo agibile in caso di pioggia”.

Si citano, tra le altre cose, “l’esiguo numero di operatori ‘addetti  ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo”, di “navette”, “di personale della Polizia locale” e di quello addetto “alla regolamentazione dei parcheggi”, la “mancata previsione di un percorso riservato ai mezzi di emergenza e soccorso”, la “mancanza di un piano traffico”, “la mancata previsione di un’ampia area di prefiltraggio e di primo controllo del possesso del titolo di accesso al concerto”. Si percepisce, insomma, un “vago” senso di confusione e di inadeguatezza e una totale mancanza di sicurezza.

La stessa Trident non ne esce benissimo, considerando che viene accusata di aver programmato il piano sanitario con un’errata valutazione di mezzi e personale, qualificando l’evento come “manifestazione folkloristico-sportiva” e non come “concerto rock” (ri-ri-sic!). E, infine, la nota tragicomica, con l’amministratore delegato Salvadori che si lamenta di una mancata collaborazione con gli organi istituzionali in quanto “solo oggi (9 agosto, quindi soltanto otto giorni prima del concerto, ndr) viene comunicato che il 17 agosto è giornata caratterizzata da ‘bollino rosso’ per la circolazione, affermazione che desta grande perplessità tra i presenti” e che viene smentita seduta stante da Questura e Carabinieri. Ogni commento in merito pare decisamente superfluo.

A questo punto è davvero difficile ipotizzare una mega congiura da parte di tutte le istituzioni sopracitate, che non si sa per quali ragioni avrebbero dovuto boicottare un evento simile. Lo stesso prefetto Barbato - che si era anche dichiarato fan di Jovanotti - aveva espresso tutta la disponibilità e il supporto possibile per la riuscita dell’evento, salvo ricevere l’ultimo progetto soltanto in data 29 luglio.

È molto complicato cercare nemici tanto forti, potenti e coalizzati in questa faccenda. C’è indubbiamente stato chi ha remato contro, come il MoVimento Cinque Stelle. Ma l’interrogazione del senatore vastese Gianluca Castaldi al ministero, ad esempio, sembra essere più un caso isolato che un’aggressione bellicosa frutto di una tattica programmata insieme ad altre parti politiche. La sensazione è che, invece, mai come stavolta la politica aveva mostrato la volontà di andare nella stessa direzione.

Menna ha giustamente ricordato l’appoggio dei sindaci di San Salvo, Cupello, Monteodorisio e Casalbordino. Ma avrebbe dovuto citare anche l’opposizione di centrodestra, che nelle settimane scorse aveva pubblicamente annunciato la volontà di sostenere l’Amministrazione, scegliendo così di salvare a tutti i costi la possibilità di fare il concerto invece di cercare incomprensibili e controproducenti scontri politici. Cosa non esattamente scontata.

Alla fine, con il “no” definitivo del Prefetto, è stata presa la decisione più saggia e sensata. Antonio Corona, presidente dell’Associazione Prefettizi, ha replicato a Jovanotti ricordando i disordini di piazza San Carlo a Torino durante la finale di Champions League Juventus-Real Madrid del 3 giugno 2017, quando morirono due persone e ne furono ferite 1.672: “In tema di manifestazioni di pubblico spettacolo, regole e prescrizioni sono state originariamente pensate di norma per strutture ad hoc, non per qualsiasi altro luogo. Non sorprenda quindi se non risultino sempre adattabili alle situazioni di volta in volta esaminate”.

Corona lancia infine un monito fondamentale, da scolpire nella roccia: “D’altronde, in questo amatissimo paese, tutto fila liscio finché fila liscio. Salvo, nell’eventualità di accadimento funesto, partire puntuale e inesorabile, al grido di pretendiamo giustizia!, la caccia al responsabile di turno. Di quel medesimo responsabile, fino a poco tempo prima, magari assediato e implorato pur di ottenere un sì contro ogni ragionevole evidenza”.

Il “Jova Beach Party” a Vasto non si fa. Si tratta di una catastrofe, di una guerra persa incredibilmente su tutti i fronti. E non l’ha persa l’Amministrazione comunale, che forse è stata l’unica vera nemica di se stessa. L’ha persa la città intera di Vasto, che non meritava una figuraccia del genere e non meritava di perdere la possibilità di ospitare un evento simile, a patto che ci fossero state le giuste e dovute condizioni di ordine e sicurezza. Dopo la devastazione rimangono solo macerie, ora spetta ai vastesi raccoglierle e ricostruire la credibilità della propria città. Ci saranno “tasche piene di sassi” e saranno pesantissime.

Nicola Di Santo

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