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Casa Lavoro: internati in scena con lo spettacolo ‘Le Maschere della Fratellanza’

Le finestre aperte sul proprio vissuto hanno regalato l’idea di una sofferta biografia

| di Lea Di Scipio
| Categoria: Attualità
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Per comprendere appieno il senso di alcune frasi, bisogna contestualizzarle al luogo in cui vengono espresse e conoscere la storia di chi le ha pronunciate. Così quelle come “la scuola deve educare alla vita, non deve solo istruire”, “l’infinito per me è qualcosa che non finisce mai, proprio come i miei guai” o “nessuno vorrebbe fare questa vita”, assumono un significato ben preciso, se dette da internati sottoposti a ‘misura di sicurezza detentiva’.

E’ successo ieri a Vasto, in Contrada Sinello, dove, presso la Casa Lavoro un gruppo di ‘Ri-NATI’ si è messo in gioco, cimentandosi in una rappresentazione teatrale che di inventato aveva solo scenografia e trama.

Sì, perché le storie e il ‘cuore’ portati sul palco erano veri e ben poco hanno lasciato all’immaginazione degli spettatori, formati da un piccolo gruppo di visitatori esterni ed ospiti della struttura che hanno potuto condividere qualche ora insieme all’insegna dell’intrattenimento.

“Si può ‘evadere’ un po' anche solo con la propria mente, lasciatemi passare questo termine così adatto per l’occasione”, ha detto la direttrice Giuseppina Ruggero, nel ringraziare la maestra Miranda Sconosciuto e la ‘Compagnia dei Cartoneros’ che, nell’ambito del progetto ‘Coltiva la cultura’, hanno inscenato la commedia dal titolo ‘Le Maschere della Fratellanza’.

Letture, musiche e poesie incentrate sulle parole chiave sogno, tenerezza, amore, bellezza e libertà. Gli attori della Casa Lavoro sono saliti sul palco indossando delle maschere realizzate da loro e, nell’atto simbolico di toglierle, si sono liberati di paure ed angosce di desideri non realizzati.

“Da piccolo volevo diventare pittore, volevo frequentare il Liceo Artistico ma ho dovuto subito cominciare a lavorare e quindi a scuola non andavo più”, “volevo fare l’attore, è stato sempre il mio sogno”, queste solo alcune delle finestre che gli internati-attori hanno aperto sul proprio vissuto, regalando l’idea di una sofferta biografia.

Lea Di Scipio

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