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‘La Scienza è cultura e porta beneficio a tutta la comunità’

Luca Perri al Festival Ad/Ventura del Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto

| di Lea Di Scipio
| Categoria: Attualità
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Al Polo Liceale “R. Mattioli” di Vasto, dal 19 al 26 gennaio, è tornato l’immancabile appuntamento con il Festival della Scienza Ad/Ventura, giunto alla sua ventesima edizione e che si conferma vetrina d’eccellenza culturale del territorio.

Otto giorni dedicati a laboratori, conferenze, mostre e progetti incentrati sul tema de “I paradossi”, in cui viene data la grande opportunità ai giovani studenti e agli adulti interessati, docenti ed ex allievi, di incontrare e conoscere chi si occupa quotidianamente di ricerca e divulgazione scientifica.

Molteplici le iniziative in programma, che hanno reso le classi dei veri e propri laboratori votati alla ricerca, ed è possibile aggiornarsi sul calendario consultando la pagina facebook dell’iniziativa.

Tra gli ospiti illustri, Luca Perri, dottorando di ricerca all'Università degli studi dell'Insubria, con il pallino della divulgazione scientifica, che ha coinvolto alunni e docenti in due distinti incontri ad hoc nel corso della prima giornata dei lavori di lunedì 21 gennaio.

Lo abbiamo incontrato nel corso della cena conclusiva per porgli qualche domanda.

È riuscito a spiegare a molti le onde gravitazioni, ma non solo. Ha fatto capire quale sia la ricaduta delle scoperte scientifiche sulla società. Stamattina è stato a scuola a parlare con i ragazzi dello Polo Liceale di Vasto. Come le sono sembrati?

Direi bene e interessati. Molti di loro sono venuti a posteriori a farmi delle domande in forma più privata riguardanti soprattutto consigli sulla scelta universitaria. La cosa che a me piace vedere è che c'è una buona risposta dal punto di vista dell'interesse dei ragazzi quando riescono a percepire la scienza non come un qualcosa di astratto, che serve solo a fargli fare delle interrogazioni, ma come una materia viva. Spesso noi fatichiamo a vedere la scienza come un qualcosa che quotidianamente possiamo apprezzare e invece se si riesce a trovare il modo di far percepire loro la sua utilità, ecco che si attira la loro attenzione molto più di quanto lo si farebbe con una normale lezione cattedratica.  

Quale messaggio ha lanciato agli studenti e ai docenti?

Se si trova il modo di far passare loro il concetto che la scienza può essere affascinante e anche di intrattenimento, allora si ottiene una risposta anche molto forte. Mi fa sempre molto piacere quando riesco a far passare il messaggio che la scienza sa anche stupire oltre che ad essere una materia scolastica. Il linguaggio da utilizzare va ricercato e non è immediato trovare un modo di far passare un concetto complicato.  Magari mi capita di usare un esempio per un bel po' di tempo, poi mi accorgo che c'è un esempio migliore quindi c'è anche una continua ricerca nell’aggiornarsi. Secondo me un ricercatore deve sempre tener presente che il linguaggio che usa con il pubblico non è quello della Scienza perché spesso purtroppo noi tendiamo ad usare dei termini tecnici dandoli per scontati, ma non lo sono per il semplice fatto che il pubblico lo ignora e quindi lo sforzo da fare per essere più chiari possibile per dare l'idea di base su concetti estremamente complessi. Io ho fatto delle lezioni sulle onde gravitazionali a una terza elementare. È evidente che non puoi scendere troppo nello specifico.

Possono davvero tutti comprendere i complessi concetti della scienza?

Purtroppo viviamo in una nazione in cui la scienza non viene fortemente percepita come una cosa importante. Bisogna far crescere le nuove generazioni consapevoli che la scienza è cultura, che porta beneficio a tutta la comunità, non solo a quella scientifica. Secondo me è fondamentale per far sì che in futuro la situazione italiana, che al momento è molto molto difficile per quanto riguarda la ricerca, possa sperare di avere un miglioramento. ​ L'investimento sulle nuove generazioni forse è il più redditizio e quindi l'idea è che bisogna sforzarsi di essere più comprensibili anche per una questione di dovere morale. Io faccio ricerca con fondi pubblici e cerco di spiegare alla popolazione come investo i loro soldi. Non posso pretendere che loro mi diano i loro soldi e io noi non renda conto di nulla quindi è anche per quanto mi riguarda una necessità morale giustificare la mia professione.

Cosa significa essere un ricercare in Italia oggi?

Vuol dire ingoiare diversi rospi, rinunciare a offerte molto più allettanti all'estero, ma se uno ha famiglia in Italia non è che può mollare tutto e andarsene all'estero. Però è una situazione complicata. Ho moltissimi colleghi che si sono dovuti trasferire all'estero o che hanno dovuto abbandonare la ricerca per trovare lavoro più stabile in un'azienda. A un certo punto se uno ha un mutuo e una famiglia, fare il precario fino a 45 anni, con contratti che vengono aggiornati anno dopo anno o massimo ogni due anni, mette di fronte a delle scelte obbligate.

Su cosa sta lavorando adesso?

Ho consegnato da poco la tesi di dottorato proprio su una delle cosiddette ricadute tecnologiche cioè su quelli che sono trasferimenti dalla ricerca alla vita quotidiana. Con il mio gruppo di lavoro abbiamo costruito nel 2014 un telescopio sull'Etna per studiare lo spazio. Ci siamo resi conto che modificando un po' il telescopio potevamo studiare l'Etna, non lo spazio, e quindi dare una mappatura tridimensionale delle densità interne del Vulcano e in questo modo monitorare gli spostamenti di magma all'interno del Vulcano e in futuro si spera magari di poter prevedere un'eruzione Quindi questo è uno degli esempi su una cosa che può sembrare astratta e interessante solo per la comunità scientifica ma che invece ha delle ricadute per tutta la comunità.

Lea Di Scipio

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