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Comunità romena: intervista alla presidente dell’Associazione culturale Vocea Romanilor Vastese

Celebrato a Palazzo d’Avalos il Centenario della Grande Unione della Romania (1918–2018)

| di Lea Di Scipio
| Categoria: Attualità
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Dal 1° gennaio 2007 la Romania, insieme alla Bulgaria, è entrata a far parte dell’Unione Europea.

Ma nel 2002 la comunità romena in Italia contava già 95.000 presenze, numero che, al momento dell’ingresso nella comunità europea, è arrivato a 625.278.

Secondo i dati ISTAT la popolazione romena residente al 1° gennaio 2018 è di 1.190.091 su 5.144.440 immigrati in Italia (il 23,1%), mentre in Abruzzo vivrebbero circa 26.703, cioè il 30,67% rispetto al totale degli stranieri.

Una presenza molto forte nel nostro paese, dunque, e, si direbbe, anche a livello regionale, soprattutto rispetto ad altre nazionalità. Ma cosa succede nella nostra realtà locale?

Recentemente, il 1° dicembre, l’Associazione Culturale Vocea Romanilor Vastesi si è riunita a Palazzo D’Avalos per celebrare il Centenario della Grande Unione della Romania (1918 – 2018). Nel corso di questa occasione, inoltre, il sindaco Francesco Menna, insieme al presidente del Consiglio comunale Mauro Del Piano e agli assessori Lina Marchesani e Giuseppe Forte, ne ha accolto una delegazione presso la Sala del Gonfalone del Municipio di Vasto, a sugellare sentimenti di fratellanza e la solidarietà.

Abbiamo incontrato Irina Ilona Lazăr, presidente della Vocea Romanilor Vastesi per approfondire il carattere di questo popolo e conoscerne l’entità nel nostro territorio.

Quando è stata fondata l’associazione? Quanti sono gli iscritti e, se dovessi fare un bilancio, cosa vi ha permesso di ottenere l’operato di questa associazione in favore della comunità rumena di Vasto?

L'associazione è stata fondata nel settembre 2016, e da allora abbiamo iniziato a fare varie attività per la comunità. A Vasto e nei comuni limitrofi, i romeni residenti arrivano a circa 5000 presenze, se mettiamo il territorio fino a Termoli. Direi che negli ultimi 2 anni è cresciuta dal punto di vista qualitativo, per i lavori che svolgono, il modo di integrarsi perfettamente nel territorio. L’associazione ha svolto anche dei corsi di lingua e cultura rumena, soprattutto per i bambini che provengono da famiglie miste.  Il centenario è la festa nazionale sono stati dei momenti importanti per la storia e l’identità dei rumeni nel mondo. Sono 100 anni che esistiamo come stato nazionale moderno, e 11 anni da quando siamo membri UE. Il primo semestre del 2019 ci tocca per la prima volta la presidenza! Sarà un 2019 all’insegna della collaborazione, della lotta per la pace e per una politica sociale svolta al benessere del cittadino europeo, obbiettivi comuni non solo per l'Italia e per la Romania, ma anche per gli altri stati membri.

Quanto è stato importante per voi festeggiare l’Unità e cosa ha significato per voi l’ingresso nell’UE?

La Grande Unione, avvenuta nel 1918, rimarrà la pagina sublime della storia rumena. La sua grandezza sta nel fatto che il compimento dell’unità nazionale non è opera di un uomo politico, né di un governo, né di un partito ma è l’azione storica dell’intera nazione rumena. Dopo la partecipazione del piccolo Regno della Romania alla Prima Guerra Mondiale (1916 – 1918), nel 1918 le regioni storiche nelle quali i romeni formavano la maggioranza della popolazione – la Bassarabia, la Bucovina e la Transilvania – decisero la loro unione con la Romania. Cosi, il 1 Dicembre 1918, con l’unione della Transilvania, si concluse il lungo processo dell’unità nazionale dei romeni.

Come vive a Vasto la comunità rumena? Quali i problemi più grandi e quale può essere ed è il valore aggiunto che questa comunità può dare al territorio in cui si integra?

 I romeni, in generale, sono persone caratterizzate da un grande senso del lavoro e della responsabilità. Questo si evince soprattutto dal fatto che negli ultimi anni, sempre più famiglie italiane hanno come collaboratori/collaboratrici domestiche persone di nazionalità rumena (badanti, colf, baby sitter, giardinieri, manutentori ecc); anche gli uomini, nel campo edile, manifatturiero e artigianale sono molto bravi. Per la società ospitante rappresentano un valore in quanto hanno occupato il vuoto professionale che gli italiani hanno lascito con alcune mansioni che non si vogliono più fare (pulizie, lavori pesanti nei campi, assistenza bambini e anziani, professioni per quale serve una qualifica specifica, i così detti mestieri - idraulico, meccanico, calzolaio, - ecc). Il fatto che i romeni sono ben integrati e anche la fortuna di avere una lingua molto simile (l'italiano si impara facile e veloce), oltre a una radice latina e cristiana comune ci agevola.  A volte ci sono stati degli episodi di pregiudizi, ma sono quasi casi isolati ed individuali. Le difficoltà oggi, non esistono solo per i romeni residenti in Italia, ma per tutti i cittadini che vivono e lavorano in Italia. Vasto, essendo principalmente città turistica e in parte agricola (per la posizione geografica) offre lavoro stagionale per molti stranieri.

Storie da condividere, ci sarebbero tantissime, di persone arrivate che si sono sistemate e stabilite a Vasto (e non solo; se si guarda il numero delle famiglie miste, per me è una bella soddisfazione (io un di quelle!). Storie di successo possono rappresentare le attività commerciale rumene (3 a Vasto - 2 negozi e un ristorante), società semplici che operano in edilizia, lavoratori che si distinguono nel loro campo professionale. Io ad esempio sono ripartita per Torino, dove ho vinto un concorso nella PA e adesso lavoro come ufficiale di stato civile a Moncalieri (To).

Come si sa, l'immigrazione è un processo fluido, mai statico; l'ultima tendenza è che tanti rumeni, non trovando lavoro a Vasto (e in Italia - in generale) si spostano verso altri paesi europei come Gran Bretagna, Nord Europa, Germania - per la facilità di essere anche cittadini europei.

 

Lea Di Scipio

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