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Ha deciso di 'togliere il disturbo': ciao Salvatore!

Una vita problematica ed anche di eccessi, restano dolore e rammarico: si poteva fare di più per essergli di sostegno?

| di Gianni Quagliarella
| Categoria: Attualità
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Ha deciso di togliere il disturbo: lo ha fatto stamattina a Isernia, dove si trovava agli arresti domiciliari, ospite di un religioso amico suo.

Salvatore Martella, 56 anni, di Vasto Marina, ha messo fine volontariamente ai suoi giorni.

Di solito, come sanno i lettori di Cittanet.it, non ci occupiamo di suicidi: troppo intimo il dolore della famiglia di chi sceglie anzitempo di chiudere in maniera tanto traumatica la vita terrena. Questa volta no, facciamo un’eccezione: perché Salvatore, uomo solare e giramondo, va raccontato com’è giusto che sia.

Era finito nei guai, è vero, tante volte, l’ultima due mesi fa: prima con un video in cui, goffamente camuffato, intimava nientemeno che a un giudice di scarcerare un indagato, in cella da Natale, salvo poi chiedergli scusa con un altro messaggio affidato ai social. Poche settimane dopo l’arresto e la detenzione cautelare in carcere: per l’accusa, in possesso di circostanziata denuncia, avrebbe malmenato il padre di 91 anni. Quasi un mese in cella a Torre Sinello è rimasto Salvatore, che, dalla psiche complessa, abbinava momenti di euforia ad altri di cupo distacco.

Un disturbo della mente. Una volta uscito dal carcere ha ottenuto i domiciliari: vicino Bologna prima e a Isernia poi, in attesa di processo. Pare che in Emilia e in Molise, tuttavia, Salvatore ci sia andato da solo: si può fare se un indagato è socialmente pericoloso, come, pare, fosse stato descritto? Interrogativo a parte, che giriamo con rispetto alla magistratura, c’è un’altra domanda che merita risposta: poteva essere curato, Salvatore, negli ultimi due mesi? Si poteva tentare di convincerlo che, per guarire, come lui sosteneva, la forza della mente, da sola, non può bastare?

Resta il dolore, grande, per una vita che si spegne: Andrea, il fratello, che ne aveva più degli altri capito il dramma interiore, la solitudine, ha tentato fino all’ultimo di stargli vicino: all’avvocato Lello Giacomucci, che lo assisteva, aveva chiesto l’altro giorno di fargli revocare dal giudice i domiciliari, sostituendoli, magari, con l’obbligo di dimora. Salvatore, solo e disperato, ha ceduto prima. E ha tolto per sempre il disturbo.

Ciao Salvo, chi ti ha voluto bene ricorderà non già i tuoi eccessi, ma il sorriso di un vastese generoso che amava il prossimo e la vita.

 

Gianni Quagliarella

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